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Gomorra

Gomorra e l’impossibilità della normalità – Recensione della Quarta Stagione

Sky Atlantic

Solo due cose sono sicure quando si parla di Gomorra: il rinnovo per la stagione successiva e la scorta di polemiche che puntualmente accompagna ogni episodio. Ma, in realtà, l’unica cosa che davvero conta è domandarsi se la serie riesca ogni anno a sopravvivere a sé stessa. Ad andare avanti con la stessa qualità nonostante sia costretta a confrontarsi con un parco personaggi forzatamente differente dopo ogni season – finale. Ce l’avrà fatta la quarta stagione, conclusasi venerdì sera, a superare questo ostacolo?

Gomorra - la recensione della quarta stagione

Gomorra recensione 4 stagione: Credits: Sky Atlantic

Uguale ma diversa

Gomorra si trova nella paradossale situazione di dover essere sempre diversa restando però comunque uguale a sé stessa. Il successo della serie è inevitabilmente legato all’interesse (qualcuno direbbe morboso) del suo pubblico per le lotte senza fine tra i differenti clan che si contendono il regno criminale della Napoli di camorra. Ma in questo tipo di guerre i vinti sono condannati a morte e i vincitori scrivono automaticamente il loro nome nella lista dei candidati alla prossima fine.

Il season – finale della passata stagione aveva visto un riassetto degli equilibri con Gennaro e Patrizia a comandare a Secondigliano, Enzo Sangue Blu e i suoi ragazzi a tenersi Forcella e i fratelli Capaccio a prendersi il resto del centro storico. Ma aveva anche cancellato dalla serie personaggi iconici come Chanel o new entry che avevano giocato un ruolo importante come lo Stregone. Soprattutto aveva detto addio a quel Ciro Di Marzio che della serie era stato l’anima nelle prime tre stagioni. La quarta doveva dimostrare che Gennaro era ormai cresciuto abbastanza per caricarsi sulle spalle non solo il titolo di boss, ma la serie stessa diventando il motore degli eventi di una stagione diversa ma uguale.

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E questo ha fatto l’erede dei Savastano. Cercando una nuova pace che gli permettesse di staccarsi dalla natia Secondigliano. Sperando che uscire da quel feudo in cui regnava con sicurezza gli permettesse di trovare una nuova dimensione più serena e accettabile per il bene di Azzurra e del piccolo Pietro. Credendo di essere come il pesce rosso che può crescere a dismisura solo se nuota in uno stagno più grande invece che in un acquario sontuoso ma comunque limitato.

L’ambizione di Gennaro permette di esplorare aspetti diversi di un personaggio che prova a cambiare e a maturare evitando così il pernicioso rischio di farne la caricatura di sé stesso con i suoi gesti fissi e le parole allusive e minatorie. Ma anche consente a Gomorra di allargare i propri orizzonti sia geografici (con la puntata ambientata nella Londra degli affari) che contenutistici. La camorra non è più solo lo spaccio di droga fine al mero arricchimento, ma è anche quella che lucra sui terreni per speculazioni edilizie e ricicla i denari lavandoli in società di comodo italiane e non. Un aspetto moderno che mancava alla serie e che è stato bene introdurre in questa quarta stagione.

Gomorra - la recensione della quarta stagione

Gomorra recensione 4 stagione – Credits: Sky Atlantic

La pace impossibile

Gomorra non può però tradire completamente la propria natura. E allora alla nuova deriva affaristica rappresentata dalla storyline di Gennaro deve accoppiare l’ormai usuale trama fatta di intrighi, alleanze, tradimenti, stragi, morti ammazzati e lacrime di coccodrillo. Un canovaccio ormai consolidato che però riesce a non stufare perché vissuto in modo sempre diverso da personaggi che si rinnovano ogni anno.

Così avviene per Patrizia che, ritrovatasi quasi a sorpresa, nel ruolo non di semplice reggente al posto di Gennaro, ma di boss di Secondigliano deve capire come conciliare il ruolo di capo spietato con quello di donna che vorrebbe non rinunciare alla propria femminilità. È questo desiderio che fa nascere il rapporto con Michelangelo ed è illuminante in merito la trasferta bolognese dove Patrizia sente il disagio di essere ormai troppo lontana dal concetto di femminilità comunemente intesa. Eppure, Patrizia ci prova comunque con la stessa determinazione che l’ha portata dove si trova ora. Sfidando anche i pregiudizi dei Levante. Pur di sentirsi completa tentando di essere anche una madre. E non sarà colpa sua se non ci riuscirà.

Nonostante la fiducia reciproca tra i due, è curiosamente opposto il percorso che invece sceglie Enzo. Raggiunto l’obiettivo desiderato da una vita, Sangue Blu sembra aver perso quel fuoco che bruciava dentro di lui. Come gli rimprovera Valerio, Enzo si è chiuso nel suo sogno realizzato restando in attesa come se ogni passo potesse spezzare quel regno di cristallo. Ma, se c’è una cosa che Gomorra (la serie televisiva come la controparte tragicamente reale) è che l’immobilismo è sinonimo di debolezza. E accontentarsi significa essere codardi. Che è l’unica cosa che non si può essere se si vuole ancora stare nella lista dei vincitori o anche solo dei vivi.

Ambizione che è, invece, ciò di cui abbondano i fratelli Capaccio che continuano la loro ascesa grazie alle capacità diplomatiche del Diplomato e alla lucida follia del Crezy. Perderanno pezzi importanti strada facendo perché più grande è la meta, più alto è il prezzo che si deve essere disposti a pagare. Ma si potranno dire vincitori avendo saputo sfruttare a dovere lo sconquasso causato dall’arrivo dei Levante. Un clan che mischia convinzioni ancestrali con interessi finanziari moderni e che risulta essere il perno delle vicende di questa quarta stagione.

Perché saranno principalmente loro a tradire la quiete dopo la tempesta che Gennaro voleva garantire. Dimenticando che, come lo ammonisce il Diplomato, la gente di Gomorra non è fatta per la pace.

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Gomorra - la recensione della quarta stagione

Gomorra recensione 4 stagione – Credits: Sky Atlantic

Un nuovo invitato

Pace significa anche accettare che non si può avere tutto. Che bisogna anche lasciare una parte al tuo avversario. Dimenticare le offese e chi avesse torto o ragione. Ma proprio questi passi sono quelli che i protagonisti di Gomorra difficilmente riescono a fare condannandosi ad un eterno unhappy ending. Perché magari non sarà oggi, ma  prima o poi il giorno finale arriverà per tutti. E questo Gomorralo conferma con il suo season – finale che ancora una volta non rinuncia a lasciare sul campo nomi illustrissimi. Ma anche sottolineando quanto anche vincere possa significare restare letteralmente imprigionato tra quattro mura da cui non puoi scappare.

Una conclusione estremamente realistica, ma che spesso è stata vista come quasi un artificio retorico da opporre a chi accusa la serie di idolatrare personaggi negativi. In Gomorra non c’è mai un lieto fine coerentemente con la cronaca che racconta di rapide ascese e fragorosi crolli di veri boss. Una realtà che la serie rispetta smentendo chi è costretto a rinunciare ad opportunistici moralismi.

Tuttavia, è in questa quarta stagione che Gomorra introduce un nuovo concorrente nel gioco dei clan. Un elemento che può alle volte essere sfruttato pro domo proprio. Ma che è principalmente un avversario che non ha intenzione di fare alleanze, ma solo prigionieri. Mai come prima, lo Stato è stato presente in Gomorra. Non solo per le retate dettate ad hoc da fazioni in lotta. Soprattutto per la tenacia del magistrato che si trova per caso ad avere il figlio nella stessa classe di quello di Gennaro, ma ne approfitta per lanciare la sfida invece che mostrarsi spaventato.

Gomorra si conferma una serie curata che riesce a ricominciare ogni anno quasi dalle sue ceneri. Un’araba fenice che brucia i suoi protagonisti per crearne altri. Condannati tutti all’impossibilità di essere normali.

Gomorra - la recensione
3.5

Giudizio complessivo

Riuscire a ricominciare ogni volta quasi daccapo e trovare il modo di restare uguali senza essere ripetitivi

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