fbpx
Gomorra

Gomorra: Recensione degli episodi 2.07 e 2.08

Gomorra

Gomorra supera la metà di questa seconda stagione disponendo i suoi protagonisti come su una scacchiera dove i giocatori, ognuno immerso nella propria partita, non risparmiano i pedoni, facendone cadere uno dopo l’altro mentre li spingono sempre più avanti per puntare verso il re. Due episodi molto simili, con due personaggi che escono di scena lasciando dietro di sé una scia di tradimenti (veri o supposti), di ansie e di paure. Non c’è stato un vero e proprio colpo di scena che lasciasse lo spettatore di stucco, sebbene non siano mancate scene forti e toccanti come l’omicidio di Rosario a riva di mare davanti alla sua bambina. Entrambe le puntate sono state costruite in maniera simile: si sono mandate avanti le storie dei vari clan che comandano Napoli e provincia, mostrando come l’alleanza che lega tutti i personaggi sia in realtà molto fragile. Con i colpi che ha subito, o non durerà ancora a lungo oppure prevarrà sul ritorno ingombrante di Pietro Savastano.Gomorra

A muovere le pedine nell’ombra è proprio Don Pietro Savastano: stufo della sua camera-prigione, stufo delle alleanze ancora oscure strette da Genny, decide di scendere in campo gettando discordia nel gruppo dell’alleanza dove a comandare dovrebbe essere la democrazia, ma di fatto è Ciro di Marzio. Savastano punta dunque uno dei centri nevralgici dell’alleanza: O’ Principe, l’unico in grado di trattare la droga ad alti livelli permettendo così a tutti di arricchirsi come se non ci fosse un domani. Inizia così a tessere una astuta trama di azioni che porteranno alla morte del personaggio interpretato da un convincente Antonio Folletto e in seguito alla morte di O’ Nano, storico alleato e amico di Ciro. Tutti i membri dell’alleanza iniziano a sospettare l’uno dell’altro, iniziano a credere che una nuova guerra è vicina. Ciro sembra quasi essere l’unico a credere che per mantenere alti i profitti bisogna assolutamente evitare gli spargimenti di sangue.Gomorra

Paradossalmente, il suo personaggio sembra voler aprire una strada perso una pace molto particolare, che soltanto all’interno dei meccanismi così distorti della camorra, estranei per il comune cittadino dello Stato italiano, può funzionare: un vero e proprio stato nello stato, dominato da una democrazia il cui interesse è principalmente quello economico, cioè di far soldi. Con la violenza intimidatoria, la noncuranza per i danni collaterali su esseri umani e sull’ambiente, ma senza sparare neppure un colpo di pistola. Da questo punto di vista è ancora più particolare il fatto che volere a tutti costi morte, sparatorie e via di seguito sia un rappresentate della vecchia guardia come Don Pietro, uno appunto che ha fatto il suo corso, uno che in un organizzazione sempre più giovane come la camorra appare come una vecchia mummia. Don Pietro fa parte della generazione che non si fa scrupoli ad ammazzare, noncurante dei danni che procura il semplice fatto di esporsi ed uscire allo scoperto con una tale azione; Ciro, e in realtà anche Genny, hanno capito che nel loro mondo per far soldi e vivere bene, bisogna mantenere una pace almeno apparente. I due appaiono come la “generazione di mezzo”: da una parte i vecchi bacucchi che mostrano muscoli che hanno o che potrebbero avere (Don Pietro, appunto, ma anche Malammore); mentre dall’altro lato della barricata si stagliano i giovani esaltati guidati da O’ Track, intenzionati a voler proseguire la scia di sangue delle generazioni precedenti. Loro, a differenza di Ciro e Genny, non riescono a percepire i vantaggi di un “basso profilo”: non concepiscono una vita criminale vissuta nella pace, perchè sono nati nella violenza e continueranno ad esisterci dentro finché non moriranno ammazzati con una pistola in mano, volenti o nolenti.Gomorra

A questo punto Gomorra si perde nel confine tra televisione e realtà: coloro che gridano allo scandalo di fronte ad una città rappresentata nella maniera più cattiva possibile, dovrebbero rendersi conto che i giovani descritti in questa serie esistono davvero. Gomorra non vuole certo esaltare le loro gesta, non vuole indicare loro la strada per scalare i vertici dei clan criminali, né vuole inventarli da zero (dato che già popolano le strade). Attraverso nient’altro che immagini e parole vorrebbe far capire a chi però purtroppo non sa vederlo, che una vita votata al male è una vita sprecata. Gomorra rappresenta in scena il vuoto di una vita vissuta in tal modo. Non è certo colpa del programma se chi lo vede vuole soltanto godere di una Napoli degradata, senza pensare al fatto che viene rappresentato soltanto un aspetto di Napoli e non la città nella sua interezza (senza contare che la criminalità è una prerogativa di tante altre città italiane e non). Né è colpa degli autori se chi vede la serie si concentra soltanto a percepire messaggi distorti che lo spingono a imitare i personaggi. I problemi sono di altra natura e ben più profondi, certamente da non sottovalutare, ma su cui si deve parlare in altre sedi. Sono quelli evidenziati e non creati da Gomorra. Sarebbe meglio alimentare quel tipo di discussione, tornando a parlare di questa serie come di una serie televisiva qualsiasi.

In attesa delle prossime recensioni, non dimenticate di mettere like alla nostra pagina Facebook per essere sempre aggiornati su tv e cinema.

Episodi 2.07 e 2.08
  • La storia prosegue
Sending
User Review
4 (2 votes)
Comments
To Top