Gomorra

Gomorra – La Serie: Recensione degli episodi 1.01 e 1.02

Prima di cominciare questa recensione, credo sia doveroso chiarire una cosa. Io sono di Napoli. Sono nata e cresciuta nella città più bella del mondo dove sì, purtroppo, le cose descritte in Gomorra accadono. Non tutti i giorni, certo. Se venite a visitarla non è detto che vi troviate in uno scontro tra bande rivali o che assistiate ad una rissa fuori una discoteca. Ma succede. E a chi critica il fatto che la serie stia dando l’ulteriore immagine negativa di Napoli io rispondo che quella è anche Napoli ed è colpa nostra, non di Roberto Saviano, degli sceneggiatori o di Sky.

gomorra_la_serie-02Ora procediamo con la recensione. Gomorra – La Serie richiama l’ambientazione del libro di Saviano e del film di Matteo Garrone e ci racconta le vicende del clan dei Savastano, a cui capo vi è Pietro. Come qualsiasi gangster story che si rispetti – pensiamo a Scarface o a The Sopranos – ci viene raccontato il bello e il brutto dell’essere un boss: da un lato, uno stile di vita che ti permette di avere tutto ciò che vuoi, dall’altro il continuo problema del guadagnare il rispetto dei propri sottoposti e del difendersi da coloro che vogliono prendere il potere.

Pietro Savastano mi ricorda molto”O’ Professore di Vesuviano” de Il camorrista di Tornatore – figura ispirata al realmente esistito Raffaele Cutolo. Un boss che fonda il suo impero sulla saggezza e sul fiuto per gli affari, oltre che sulla violenza – quella non può mai mancare. Pietro ha una moglie che, come diremmo dalle mie parti è ‘una cafona salita’, ovvero una donna popolana diventata ricca e che cerca di comportarsi come una borghese, e un figlio, Gennaro, suo potenziale erede ma troppo viziato e immaturo per aver le capacità di prendere le veci del padre.

gomorra_la_serieVero protagonista è Ciro ‘L’Immortale’, giovane braccio destro di Pietro. Il figlio che vorrebbe e che, invece, lo sta tradendo. Accanto a lui, gli uomini di cui il boss si fida di più e che cominciano a cadere come mosche nella guerra dei Savastano contro le famiglie rivali. L’arcinemico è Conte, colui che per primo ha osato mettere in dubbio l’autorità di Pietro e che sta cercando di rubargli il territorio.

I primi due episodi ci presentano egregiamente il contesto e i personaggi facendoci buttare a capofitto nella storia. Nessuna introduzione, niente dialoghi che fungono da ‘spiegoni’. Ciò che succede è mostrato nero su bianco con scelte di regia che, ne sono certa, Brian De Palma approverebbe. In due episodi vediamo ciò che in The Walking Dead succede in un’intera stagione: scontri, morti, intrighi, tradimenti, vendetta.

gomorra_la_serie-01

Scene crude e violente, come quella in cui il figlio del boss deve mostrare di meritare la sua eredità, o gli scontri a fuoco che finiscono almeno con una vittima.

La sceneggiatura è perfetta. Qui non abbiamo nulla, ma proprio nulla da invidiare agli americani. A mio avviso ci troviamo di fronte ad un prodotto che potremmo esportare all’esterno a testa alta, con l’orgoglio dell’aver prodotto una serie che starebbe proprio bene con il logo della HBO o della AMC.

Gli attori tutti bravi – anche se devo ammettere che Fortunato Cerlino nel ruolo di Savastano non mi ha ancora convinto. Il rischio delle cose recitate in napoletano è quello di italianizzarle andando a perdere quella melodia che contraddistingue il dialetto. In Gomorra questo non succede. Vi assicuro che gli attori parlano così bene in napoletano che in certi punti anche io ho faticato a capire cosa dicessero. Perfetto il trentaduenne Marco D’Amore che interpreta Ciro L’Immortale. Gli basta uno sguardo per raccontarci il suo killer tormentato.

Gomorra – La Serie racconta bene, estremizzando giusto un pochino – come è giusto che sia – ciò che succede nella perifieria e nelle zone limitrofe di Napoli. Il programma ci mostra le ormai celebri Vele di Scampia, quartieri come San Giovanni e Poggioreale. Zone abbandonate a loro stesse. E lo fa senza farci la morale, senza personaggi positivi, senza cercare di addolcirci la pillola.

A chi afferma che Napoli è solo Gomorra, dico che bisogna essere davvero stupidi per pensare una cosa del genere. Pensate davvero che a Roma, a Milano, a Londra o a Barcellona la criminalità non esista? E’ solo che, diciamo la verità, Napoli, anche quella brutta, ha il suo fascino per questo viene raccontata.

Comments
To Top