fbpx
Recensioni Serie TvSerie TvSerie Tv Italiane

Gomorra: Ciro e Genny fino alla fine del mondo – Recensione della stagione finale della serie con Marco D’Amore e Salvatore Esposito

Il romanzo di Roberto Saviano prima; il film di Matteo Garrone poi; la serie tv dopo. Gomorra era diventato non solo un modo di riferirsi al fenomeno criminale camorra, ma anche un marchio consolidato da attaccare a diversi prodotti mediali. Generando ogni anno un codazzo di polemiche ormai ripetitive, ma anche una quantità di meme e parodie che sono sempre una prova del successo. Anche nell’universo virtuale della tv arriva, però, il momento della parola fine. A scriverla, in questo caso, è la quinta stagione appena conclusa.

LEGGI ANCHE: Le migliori serie TV italiane da recuperare

Gomorra: la recensione della stagione finale
Gomorra 5 la recensione della stagione finale – Credits: Sky

Amici costretti a essere nemici

Cinque stagioni in sette anni (compresi i due di blocco per la pandemia) non sono poche. Significano tanti personaggi che si sono succeduti iniziando in ruoli marginali per poi salire sul podio dei protagonisti prima di esserne scacciati da una fine sempre uguale. Nomi che si sono imposti nell’immaginario collettivo come Don Pietro, Donna Imma, Salvatore Conte, Scianel, O’ Principe, O’ Mulatt, Patrizia, Sangue Blu, O’ Diplomat, O’ Crezi, O’ Vocabolario, i Levante, O’ Maestrale, Munaciello. Solo due sono però rimasti sempre in Gomorra dall’episodio pilota alla premiere dell’ultima stagione. E solo loro potevano essere i protagonisti del capitolo finale.

Ciro e Genny. L’immortale e il figlio del re. Il monello di strada diventato avversario imbattibile e punto di riferimento per ogni banda criminale che volesse avere successo. Il ragazzo immaturo erede designato del più grande impero camorristico cresciuto in fretta per prendersi il posto che gli spettava per nascita e guadagnarsi il rispetto che si deve al nome del suo clan. Non potevano essere che loro i duellanti dell’ultima sfida. Perché Gomorra ha provato a cambiare pelle, ad aprirsi a nuove famiglie, ad allargare i suoi orizzonti al mondo degli affari e della finanza internazionale, ad inserire sparuti interventi della magistratura. Ma alla fine tutto è sempre sembrato una sovrastruttura incapace di reggersi autonomamente senza il rapporto di amore e odio tra Ciro e Genny.

Ciro e Genny in Gomorra sono stati tutto e il contrario di tutto. Amici inseparabili quando Genny era ancora un giovane viziato incapace di pensare e Ciro l’esempio da seguire per imparare. Avversari quando l’Immortale era stanco di essere solo un soldato fidato e Genny il principe che non poteva permettere che il padre perdesse quella corona che sarebbe passata a lui. Alleati in lotta per il controllo di quel mondo in cui non hanno mai accettato altre posizioni che quelle in cabina di comando. Nemici, infine, perché profondamente mossi dagli stessi desideri e perciò drammaticamente consapevoli che in ogni branco non può esserci che un solo lupo alfa.

Gomorra è stata una serie fatta di faide sanguinarie e alleanze criminali, ambizioni smodate e sogni impossibili, crudeltà efferate e sacrifici inattesi. Ma, alla fine, è stata soprattutto la storia di due ragazzi che hanno dovuto essere nemici nonostante sapessero di essere migliori amici.

Gomorra: la recensione della stagione finale - Credits: Sky
Gomorra 5 la recensione della stagione finale – Credits: Sky

Il mondo alla fine del mondo

In cinque stagioni Gomorra ha visto alternarsi diversi clan a contendersi il controllo delle piazze di spaccio muovendosi tra le periferie degradate di Scampia e Secondigliano e il centro storico di Forcella e della Sanità. Si è aperta alla camorra dei paesi dell’hinterland vesuviano o del casertano, ma restando comunque sempre ancorata a Napoli. Altrettanto avviene in questa ultima stagione dove la lotta finale è per il controllo di quella Secondigliano dove tutto è iniziato. Sono coinvolti nuovi luoghi appena fuori dal capoluogo come la Ponticelli di O’Maestrale e di sua moglie donna Luciana e il salernitano dove regna la coppia formata da O’Galantomm e donna Nunzia. Ma tutto finisce tra gli stessi palazzoni sporchi e fatiscenti dove Ciro ha insegnato a Genny come uccidere un uomo indifeso solo perché così è stato ordinato.

I luoghi sono gli stessi con volti diversi, ma uguali nei modi e nella cattiveria. A essere cambiato, però, è in verità tutto. Esemplari sono tre coppie che finiscono per rappresentare passato, presente e futuro della camorra. Don Aniello e O’Galantomm sono personaggi nettamente distinti. Il primo un boss in pensione (se così si può dire) diventato un punto di riferimento per i nipoti regnanti e una sorta di vecchio saggio da interpellare per cercare una pace. Il secondo, invece, ancora detiene saldamente il controllo del suo feudo. Ad unirli è l’adesione a codici vecchi dove a contare ancora è la parola data e il rispetto degli impegni. Regole a cui obbedire prima di ogni cosa perché un camorrista può perdere la vita, ma non l’onore. Principi che ne fanno fossili viventi di un’era che è stata sepolta dal predominio degli interessi e del denaro ad ogni costo.

Personaggi che appartengono a ieri, ma vivono in un oggi che ha i volti e i modi di Ciro e Genny. Esponenti di una Gomorra dove le alleanze si creano per arrivare al potere, ma si cementano in legami di fedeltà e amicizia che possono rompersi solo se qualcuno si macchia di tradimento o disobbedienza. È per questo che Ciro sa di potersi alleare con Sangue Blu nonostante sia stato proprio quest’ultimo ad armare la pistola che gli ha sparato.  La stessa motivazione per cui un Genny avido di riprendere il suo posto a Secondigliano sa di potersi far aiutare da quel Maestrale che appartiene allo stesso mondo dell’erede di Don Pietro.

La verità, però, è che anche Ciro e Genny non sono capaci di rendersi conto, se non troppo tardi, che il loro oggi è già preso a calci da un domani che ha fretta. Perché la camorra che verrà è quella del Munaciello e, paradossalmente, dell’anziana donna Nunzia. Una camorra dove non conta più la tua storia e quello che hai dimostrato, dove non ci sono più regole sacre (tipo quelle sui bambini). L’unica cosa che conta è raggiungere la vetta il prima possibile. Anche tagliando la mano che ti ha tirato su immediatamente dopo essere salito al gradino successivo. Poco importa quanto in fretta potresti cadere o quali malvagità dovrai concepire. Conta solo arrivare.

Gomorra inserisce il duello tra Ciro e Genny nel più ampio quadro del confronto tra passato, presente e futuro della camorra napoletana. Un futuro che non vedremo, ma che ha già mostrato il suo volto al presente che abbiamo visto in queste cinque stagioni.

LEGGI ANCHE: ZeroZeroZero: tutto il mondo è Gomorra – Recensione della prima stagione

Gomorra: la recensione della stagione finale
Gomorra 5 la recensione della stagione finale – Credits: Sky

Tirare le somme

L’ultima stagione di Gomorra non è esente da pecche il che, purtroppo, non è una novità. Da tempo, infatti, la somma di pregi e difetti aveva visto il totale restare ogni anno meno positivo del precedente. Anzi, si potrebbe dire che gli autori abbiano scelto il momento giusto per fermarsi prima che le critiche divenissero più degli elogi. Anche perché già con il film L’Immortale ci si era avvicinati molto al proverbiale salto dello squalo che rappresenta le prime note del de profundis di ogni serie tv. In particolare, il plot armor che rende sempre facile a Ciro e Genny avere la meglio è qui particolarmente evidente. La fuga di Ciro dal gulag. La velocissima riconquista di Secondigliano da parte di Genny. L’arrendevolezza immediata della magistratura che sembrava voler avere un ruolo finalmente non passivo. Tutto necessario a portare al redde rationem tra Ciro e Genny.

Anche se il voto in fondo a questa recensione è riferito alla sola quinta stagione è comunque inevitabile domandarsi cosa Gomorra abbia rappresentato in questi anni. Una serie che ha avuto l’innegabile merito di far volgere l’occhio del pubblico internazionale in direzione delle produzioni italiane. Uno dei rari casi in cui un prodotto made in Italy ha superato la barriera linguistica divenendo caso mediatico anche in quegli Stati Uniti tanto ostili all’uso dei sottotitoli. Gomorra può anche vantare di aver generato una pletora di film o altre serie che al suo modo peculiare di raccontare il mondo del crimine organizzato si sono ispirati. In maniera esplicita come ZeroZeroZero o indiretta come Suburra e il Soldado diretto da quel Stefano Sollima che con Gomorra è diventato noto a Hollywood.

Un successo ottenuto grazie a quelle stesse caratteristiche che ne hanno fatto anche l’oggetto di puntuali polemiche. Gomorra ha adottato un approccio neutrale al mondo del crimine evitando di giudicare le gesta dei suoi protagonisti. Il successo della serie ha avuto come inevitabile corollario il diffondersi di modi di dire e atteggiamenti che molti hanno accusato essere fortemente diseducativi e persino di minare gli sforzi di quel volontariato che si impegna a salvare i ragazzi di strada. Nonostante la serie abbia sempre mostrato come non ci possano essere vincitori, ma solo perdenti baciati da un effimero e temporaneo successo.

Opinione personale (e pertanto liberamente non condivisibile da chi legge) è che questo discorso sia piuttosto pretestuoso. Assomiglia fin troppo al prendersela con i film horror dopo ogni omicidio efferato, con le pellicole sui serial killer quando capita un delitto macabro, con il porno se i ragazzi sviliscono il sesso. Da napoletano, non mi pare che la camorra abbia ingrossato le sue fila o ingrandito il numero di chi desidera farne parte solo perché qualcuno imita Genny e Ciro, Sangue Blu e O’Principe, Scianel e Patrizia. Né si sono visti ragazzi catapultarsi sui libri di giurisprudenza o ai concorsi in polizia dopo qualche serie o film su Falcone e Borsellino o su eroici poliziotti. Nel bene e nel male, una serie tv resta un prodotto di fantasia e gli spettatori hanno almeno quel poco di intelligenza sufficiente a capirlo da soli.

Gomorra scriverà il suo nome negli annali. Non in quelli della realtà, ma delle serie tv. Niente di più, ma anche tanto da ricordare per chi di questo mondo scrive.

Gomorra: la recensione della stagione finale

Giudizio complessivo

Una stagione non priva di forzature e difetti ma necessari ad arrivare all'unica storia che poteva essere quella finale

User Rating: 3.33 ( 2 votes)

Winny Enodrac

Vorrei vedere voi a viaggiare ogni giorno per almeno tre ore al giorno o a restare da soli causa impegni di lavoro ! Che altro puoi fare se non diventare un fan delle serie tv ? E chest' è !

Articoli correlati