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Glee

Glee: recensione dell’episodio 5.19 – Old Dog New Tricks

 

Pensavamo, in 5 stagioni e un totale di 107 episodi, di averle viste tutte. Ci sbagliavamo.

Prima della fine di questa quinta edizione di Glee e del suo definitivo ritiro dalla scena televisiva, che avverrà l’anno prossimo con una mini-sesta serie, dovevamo assistere anche a “Old dogs, new tricks”: cani, vecchietti e tanta fantasia. Per commentare questo episodio correttamente serve un pizzico di attenzione più del solito, perlomeno se non ci si vuole limitare a definirlo “grottesco”. Perché si, in gran parte lo è. Tuttavia i 40 minuti che trascorriamo questa settimana a NY non sono solo caratterizzati da un certo grado di stranezza e (involontaria) comicità, ma offrono anche qualche spunto interessante e un paio di performance di tutto rispetto. Cosa dire? Cominciamo con il ricordare, per chi non lo sapesse, che questo episodio è stato scritto da Chris Colfer. A mio avviso, guardando l’episodio non è così difficile intuirlo: tutta la puntata risulta incentrata su Kurt (e menomale!). Ultimamente era stato lasciato piuttosto da parte, mentre l’attenzione dello spettatore era stata fatta convergere completamente sulle crisi esistenziali di Blaine, il successo di Rachel o la relazione di Sam&Mercedes.

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In questa puntata invece Chris, che conosce benissimo i punti di forza (vocali e non) del suo personaggio, riesce a regalarci il meglio di Kurt. “Old dogs new tricks” risulta chiaramente scisso in due sezioni: La parte di storyline dedicata al tentativo di Rachel di riscattare la propria immagine lanciando una sua petizione a favore dei cani randagi, e la storyline che ci narra come Kurt faccia amicizia con un gruppo di artisti pensionati partecipando al loro musical “Peter Pan”. La discrasia tra le due parti è nettissima fin dall’inizio e persiste fino alla fine. Ogni scenetta che comprendesse  cuccioli da salvare, Rachel su di giri e Sam che spara a raffica “perle di saggezza” mi è risultata abbastanza pesante e “di maniera”. Invece tutto l’incontro e la collaborazione tra Kurt, Maggie e gli altri vecchietti è stato capace di tenere viva l’attenzione dello spettatore: un’idea interessante quella di Colfer, che inserendo questi pensionati nella trama porta sullo schermo una categoria sociale (gli anziani) che non vengono praticamente mai nominati in un telefilm come “Glee”.

Maggie Banks è una anziana signora che ha sacrificato la sua vita familiare per una carriera in Broadway che non è mai veramente decollata, trovandosi ora sola in una casa di riposo. Conoscendola Kurt ritrova il senso profondo per cui ama cantare e per cui si è recato a NY, prende persino a cuore la sua causa tanto da andare a cercare la figlia di lei e farsi promotore di uno strappalacrime ricongiungimento familiare. La vicenda forse ha toni un po’ troppo drammatici (soprattutto il particolare dell’anziana che si invia i fiori da sola per mantenere le apparenze) ma l’arrivo della figlia allo spettacolo d’apertura  riesce a strappare un filo di commozione. E’ proprio in questa cornice che Kurt sfodera i suoi pezzi, che sono i migliori dell’episodio: “Lucky star” di Madonna interpretata sul palco in seduta plenaria assieme agli altri attempatelli (pezzo spassoso) e soprattutto “Memory”.

Schermata 2014-05-09 a 00.15.20Ascoltate le prime note e realizzato di che pezzo si trattasse,  il mio primo pensiero è stato: “Ecco quale grande pezzo mancava ancora all’appello…” e non mi stupirei se mi dicessi che l’hanno tenuto come asso nella manica per un momento delicato, qual è appunto questo in cui “Glee” si trova adesso. Chris prima donna dentro e fuori da “Glee” si accaparra questo grandissimo brano pensato per una voce femminile ma che, come già accaduto in passato, egli riesce non solo a portare a termine ma a fare suo, in modo del tutto ragguardevole. Alla fantastica riuscita del pezzo contribuisce anche, per assurdo, la scenografia particolarmente semplice e dimessa: tutto si focalizza sulla voce e sull’espressività di questo grande interprete.

Ma il resto? Il resto è un modo posticcio per unire in una sola puntata  i 2-3 pezzi “mancanti” a costituire un episodio completo. “I melt with you” e “Werewolf of London” vengono ambientati all’interno del canile ma non riescono ad emozionare lo spettatore né a farlo particolarmente divertire. Meno male che ogni tanto si inserisce nella puntata Santana con le sue battute, “Hi, Santana Lopez public relation, my motto is: “If i can make Berry work, i can anything”: è geniale. “Take me home tonight” invece è il pezzo conclusivo in cui si riuniscono fisicamente in un’unica scena le due anime che sono state fino a questo momento separate. Quale modo migliore per farlo se non facendo cantare tutti quanti con un cagnolino in braccio? Prevedibile? Scontato? Abbastanza no sense? Concordo, ma di fatto proprio questo accade. Ci salutiamo così, con questo ennesimo pezzo finale alla “Tutti insieme appassionatamente”. Difficile dire che senso abbia codesta scena finale, e più in generale che senso abbia al momento la serie nel suo complesso.glee 5x19

Quel che si può dire per questo (ormai prossimo) finale di stagione è simile a quanto si pensa vedendo un gruppo di ventenni che canta con dei cagnolini in collo: un qualcosa di goffo, potenzialmente carino ma rovinato dall’essere completamente fuori tempo massimo.

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