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Glee

Glee: recensione dell’episodio 5.14 – New New York

Mi trovo a recensire il quattordicesimo episodio della quinta stagione di “Glee”, il numero 102. Eppure mi pare di recensire il pilot di una nuova serie TV. Come mai? Perché devo parlarvi di “New New York” il primo episodio dopo la chiusura del Glee cub di Lima e della serie così come finora l’abbiamo conosciuta. “Per me Glee finisce qui”, questo è il commento che ho sentito fare ad alcuni dopo aver visto la puntata “New Directions”; come a dire, tutto è compiuto, voglio conservare questo ricordo, voglio che questa sia la parola “fine”. E’ una tentazione che (credo) ha preso un po’ tutto noi, ma chi come me è troppo curioso non può fare a meno di offrire alla serie una chance continuando a guardare per scoprire se non altro “cosa tirerà fuori dal cilindro” Ryan Murphy questa volta. E’ una puntata strana: come ogni “prima” puntata che si rispetti non si capisce bene dove la storia andrà a parare.

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Ma  cosa rendere Glee così nuovo e incerto?

Prima di tutto la location: NY! Niente Mckinley, niente choir-room, niente auditorium. Fa tristezza a scriverlo. E quindi? E quindi i protagonisti diventano una sorta di “versione canterina” di “Friends”: un gruppo di amici ben affiatato ma che deve ri-calibrarsi all’interno di un contesto sociale completamente diverso. Non esiste più un collante (Mr. Shue o il Glee club) a tenerli uniti ma, come in un sistema di forze, devono essere uno a controbilanciare l’altro… possibilmente senza implodere.

Il cambiamento comporterà un’ evoluzione o un’ involuzione (ed è ancora presto per dirlo) ma certamente ha già causato una grande selezione naturale: non ci sono più i personaggi nuovi né ahimé Sue Silvester. Per quanto le dinamiche amore-odio tra lei e Will avessero un po stufato, è pur sempre una certezza in meno per uno show già traballante. Quanto ai nuovi alunni invece, non se ne sente la mancanza. Che ne sarà di Marley Jack e Ryder? Come gestiscono Kitty e Artie il loro rapporto a distanza? Boh, tutto è lasciato nel limbo. Ma non posso certo dire di non dormirci la notte. La serie è in assestamento, lo sono i personaggi stessi “fisicamente” instabili, impegnati a spostarsi qua e là per trovare un loro equilibrio all’interno della Grande Mela. La serie, s’è detto, non ha ancora una direzione ben chiara. Quello che però risalta da questi primi 40 minuti di “nuovo Glee” è la qualità musicale, che è nuovamente schizzata in alto. Bene, benissimo, solo per questo mi ritorna voglia di guardarlo. Se mi ero approcciata alla puntata preparata ad una boiata di dimensioni colossali, perché si “100” e “New directions” sono state commoventi, ma avevano un chiaro bollino-di-unicità a contraddistinguerle. Sono rimasta invece piacevolmente sorpresa. “Glee” è certamente stanco, le news ci dicono che Murphy ha accorciato la serie e non sa che pesci prendere tanto che la sesta è a rischio, ma quando si mettono i pezzi giusti in bocca a Rachel, Kurt e Blaine, si ha la riprova di come loro tre una puntata la farebbero pure da soli cantando sotto alla doccia. Downton di Petula Clark come primissimo pezzo è un regalo meraviglioso a tutti i nostalgici di “Lost”.

glee 5x14Lo confesso: io da fan sfegatata della serie  di J.J. Abrams, l’ho cantata tutta in clamoroso playback davanti allo schermo, esaltatissima. Rachel in limo, Sam con in nuovi fighissimi capelli, Mercedes super-elegante, Artie in carrozzina tra le vie di NY: questi ragazzi non sembrano più nemmeno loro, sembrano passate ere dai tempi in cui scorrazzavano insicuri nei corridoi del McKinley High. Il resto dell’episodio è un dipanarsi piacevole e quasi  avvincente delle (dis)avventure che incontrano al loro primo approccio a questa metropoli vissuta “da grandi”. Una città che respinge e deruba il povero Artie e rischia quasi di soffocare Kurt&Blaine.

In mezzo a tutto ciò un fiume di canzoni d’altri tempi, in tutti i sensi! Una su tutte “You make me feel so young” di Frank Sinatra.  I duetti Blaine e Kurt ci erano mancati, questi due con un po’ di swing sono fenomenali. I fidanzatini sono i protagonisti di questa puntata, più volte si ha l’impressione che la serie possa abbandonarsi a trovate di bassa lega (Kurt con un debole per Elliot, Blaine gelosone) ma queste avvisaglie fortunatamente rientrano e la problematica “oppressione” viene affrontata con maturità e risolta in modo plausibile. Perfino Starchild, mia “bestia nera”, risulta più piacevole in questo contesto: se non poteva reggere da solo il futuro della serie, può certamente dare un contributo significativo al suo svolgersi.  In questo primo approccio con il mondo esterno, tutto, nonostante i primi problemi pratici, pare pervaso da un ottimismo a 360°. Perfino la metro, da teatro di furto, viene poi sfruttata per un’impraticabile ma bellissima esibizione con coreografia. La canzone è “Don’t sleep in the subway” e l’inedita coppia Rachel&Artie è davvero piacevole.

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Per la serie coppie non-inedite, ma improbabili, tornano sui nostri schermi Sam e Mercedes. Lei pare risoluta a non voler intraprendere di nuovo una liaison amorosa con il bel biondo ma lui sembra ostinato a non mollare la presa. In fondo lui e tutti gli altri ragazzi non vogliono fare altro che trovare il loro posto in questo universo caotico, tanto da poter finalmente vivere i “best days” of their life.

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