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Glee

Glee: Recensione dell’episodio 5.11 – City of Angels

 

“The show must go…all over the place”

Questa citazione un po’ storpiata pronunciata da Sam mi sembra la frase giusta per descrivere un po’ tutta questa quinta stagione di Glee, compreso l’episodio in questione. Una serie sbandata, che sta dilapidando l’eredità che si è costruita nelle 4 (o meglio 3 e mezzo) fenomenali stagioni precedenti. Ormai è il fantasma di sé stessa. Capiamoci: abbiamo visto episodi peggio di questo, ci sono stati momenti di trash che (spero!) non avranno più occasione di riproporsi (come non citare la puntata Muppet?). Ma anche in questa undicesima puntata, più di tanto, non ci siamo. I New Directions sono ai “Nationals”:Schermata 2014-03-14 a 00.06.56 La massima competizione  è arrivata all’improvviso, in una stagione confusionaria dove le cose si succedono senza nessun apparente nesso logico.  Si cerca di dare una direzione ad un telefilm che, ahimé, ha perso gran parte delle sue ragioni di esistere. Mr. Shue, quasi fosse consapevole di questa situazione, esorta Sam a diventare il leader delle New Direction. Ma permettetemi di sottolinearlo: Sam sta a Finn, come il Glee di un tempo sta a quello di ora. Finn appariva  “tonto” e poi lasciava tutti a bocca aperta, così come il “Glee” di un tempo sembrava un telefilm da sfigati in realtà ha fatto emozionare e crescere milioni di spettatori. Ma Sam, invece, ha i suoi limiti e non può trasformarsi in ciò che non è, così come Glee senza una linea guida solida non potrà ritornare lo show dei tempi d’oro. L’arrivo dei genitori di Finn e Kurt, Burt and Carole, (peraltro interpretati da attori con la “a” maiuscola) risollevano decisamente il livello dei dialoghi. Con loro ritorna anche, ovviamente, il ricordo del quaterbeck del McKinley e questo contribuisce a dare una svolta soprattutto all’ultimo quarto d’ora di puntata, ma io sono fermamente convinta che non si possa puntare tutto sul “ricordare per emozionare”.

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La commemorazione, ulteriore, a Finn ci può anche stare, ma dovrebbe essere una parentesi su di una trama articolata e solida, non semplicemente un serbatoio da cui attingere spunti perché non si sa che senso dare alla narrazione. Gli errori e le leggerezze in Glee sono a mio avviso ormai  molteplici, prima di tutto non si guarda più alla qualità delle canzoni: spesso si scelgono sempre più cose commerciali e in generale se ne cantano poche ad episodio. Il risultato è che nei primi 27 minuti si assiste soltanto ad un esibizione “I love L.A.” di Randy Newman, carina la coreografia e buon ritmo, ma niente da strapparsi i capelli. Dal suo cilindro della disperazione poi, Ryan Murphy tira fuori Mercedes Jones, diventata famosa perché il suo CD è stato comprato dalla donna delle pulizie di Kayne West. Una  trovata certamente originale, che fa sorridere, ma in questo modo si finisce per liquidare tempo-zero anche questo personaggio, rendendolo niente più che una macchietta, come già è accaduto con altri (Puck) per non parlare poi di chi è stato totalmente fatto scomparire… La serie brancola nel buio, tanto che si finisce per assistere a “problemoni” come Marley che vuole lasciare il Glee club “per non deludere nessuno” e teme di non essere all’altezza di scrivere poiché 3 etichette l’hanno respinta.  Ma che motivazione è?!

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Basta creare drammi dal niente e per niente. La parziale esterilità della serie è palese anche nella poca inventiva con cui si delineano i nemici: Jean Baptiste pare un’insopportabile imitazione degli antagonisti dei tempi d’oro (Jessy, Sebastian). Glee non ha un suo centro e lo si capisce in vari momenti, il più lampante mi pare il momento in cui Carole risponde a tono a Tina che si lamenta per la sua vita post-liceo dicendole “At least you get to have one”. Intervento sacrosanto, ma Glee può continuare ad essere così? Un continuo altalenare tra momenti di esaltazione da 15enni impazziti e momenti di commemorazioni e profonde riflessioni esistenziali? No, non credo.

Caro Ryan non hai idee? Se posso darti un mio parere: meno chiacchiere, più musica. Ma musica buona, musica vera. Già con “Vacation” de Le Go-go’s non ci siamo. Le “Amazonias”, i loro costumi, le loro palle gonfiabili e il loro pseudo Can Can non si meritano più di 2 stelle. Il mashup di “Mr. Roboto” e “Counting star” invece mi ha convinta e gli do 4 stelle: Jean Baptiste appare scialbo come attore/personaggio, ma bravo performer. Poi però è il momento delle New Directions sul palco, sfoderano un repertorio costituito da tutti i brani preferiti di Finn Hudson.

Pezzi piacevoli (More than a feeling, America), ma c’è qualcosa che non scatta:  Tina e Blaine non fanno nemmeno la metà di Rachel e Finn. Stessi schemi coreografici ragazzo/ragazza; ma non c’è sentimento…e quindi non c’è nemmeno credibilità. Poi arriva “I still haven’t found what i’m looking for” e qui le 5 stelle ci stanno tutte: finally. Emozionante. Certo un bel pezzo e un bel montaggio non annullano quanto detto precedentemente, ma è pur sempre una boccata di aria fresca. La gara è finita e le New Directions, per fortuna, non vincono. Bene così. La serie ne acquista in credibilità.

Schermata 2014-03-13 a 23.57.05Persino la conseguenza più nefasta di questa sconfitta, ovvero l’annunciata chiusura del Glee club, pare avere un senso. “Non avete perso, i giochi sono finiti”dice Sue a William con espressione convincente. Forse quest’affermazione andrebbe applicata anche a tutto il telefilm: Glee ha fatto il suo tempo. Se non si vuole  accettare quest’idea non resta che sperare che così come si troverà un escamotage per non far finire il Glee club al Mckinley (sennò di cosa ci parlano per un’altra stagione e mezzo?), si trovi anche una soluzione per ridare linfa nuova a questa serie tv ormai stanca. Oppure, ed io preferisco pensarla così, si lasci andare il Mckingley High consapevoli che per ogni cosa c’è un suo tempo, e ricordare e conservare è sempre meglio che profanare e banalizzare quanto di meraviglioso è stato creato.

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