Glee

Glee: Recensione dell’episodio 5.07 – Puppet Master

Okay, e quindi? Sinceramente non so cosa dire sull’episodio di questa settimana di Glee, ‘Puppet Master’, capitato proprio nel giorno del Ringraziamento. Non so se distruggerlo completamente o se considerarlo solo come l’ennesima stranezza di questa serie. La cosa certa è che non riesco a trovarci nulla di positivo se non qualche battuta di Sue, perché, a differenza che in precedenza, nemmeno New York è riuscita a tenere testa, anzi. Dopo aver assistito a 45 minuti di spazzatura, mi sono sentita sconcertata come poche volte nella vita. Ed è doveroso sottolineare che è di me che stiamo parlando: io ho difeso questa serie e difendo questa serie anche quando tutti gli altri sono disposti a distruggerla, nonostante sia ormai già dalla scorsa stagione che non c’è più nulla di quello che ho amato, di quello che tutti hanno amato. Già dalla scorsa stagione Glee ha perso il ‘suo senso’, perché per quanto sia stata la prima serie musical di grande successo, la sua forza è sempre stata quella di dare voce agli ‘sfigati’, di dare voce a quei problemi seri che questi ragazzi devono affrontare ogni giorno in un posto che dovrebbe farli sentire al sicuro, come la scuola. Perdere questo, per Glee ha significato perdere la sua anima. I nuovi personaggi non hanno niente da raccontare e i vecchi hanno poco spazio per avere ancora un senso.

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‘Puppet Master’ è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, il mio vaso. E’ la prima volta che mi ritrovo seduta a pensare a qualcosa di positivo, ma non mi viene in mente niente, o meglio non mi viene in mente niente di talmente importante che mi faccia sperare ancora: storyline assente, canzoni deboli, personaggi storpiati e 45 minuti di un Blaine che sembra più Rachel di quanto neanche Kurt lo fosse mai stato in precedenza e che in preda alle allucinazioni immagina tutti sotto forma di Muppets per gran parte dei 45 minuti. Credo che raramente Glee sia sceso così in basso, per uno dei peggiori episodi di sempre, a mio parere.

Per quanto riguarda il McKinley, l’episodio è incentrato principalmente su Blaine, ma niente viene aggiunto sul suo personaggio se non che, come era apparso all’inizio della quarta stagione, potrebbe davvero essere la ‘Nuova Rachel’, ma non per talento, anche se quello non gli manca, ma per un senso di controllo spinto fondamentalmente da un complesso di superiorità. Il problema di fondo è che questo non è il Blaine che abbiamo conosciuto nelle prime stagioni, dove la sua sicurezza sul palco era una facciata a protezione di una personalità, sostanzialmente, molto insicura. Questo è un lato del suo carattere che viene fuori spesso, anche se non direttamente, ma attraverso alcuni suoi atteggiamenti. Ma questo è Blaine. Blaine non è Rachel Berry, Blaine non fa i capricci come se avesse il ciclo mestruale, come la stessa Kitty gli fa notare, Blaine non fa la diva in quel modo. In ogni caso è proprio lui a rendersi protagonista di un allucinazione che lo porta ad immaginare tutti come dei Muppets, dopo che anche Kurt lo definisce, al telefono, ‘puppet master’, per poi prendere ispirazione da ustv-glee-puppet-master-still-7questo e creare prima un Puppet Kurt che porta in giro con sé con orgoglio e, proprio quando Sue lo becca a rubarlo dopo averglielo sequestrato, c’è l’unico momento veramente divertente dell’episodio con la coach Sylvester che gli dice “Rimuovi le tue dita dal didietro di Puppet Kurt e mettilo con cautela sulla scrivania”.

Proprio Sue è alla prese con la ricerca del suo lato femminile, dopo che uno dei membri della commissione che deve assicurarle il posto di preside sembra convinto che lei sia un uomo. Scopriamo, tra l’altro, un precedente tra lei e Figgins, che è l’autore della sua trasformazione da perfetta cheerleader a spilungona dai capelli corti e tute mascolina, per averle detto che con un paio di pantaloni la avrebbero rispettata di più. Non è la Sue delle prime stagione, ma è sicuramente l’unica nota positiva di questo episodio che definirei quasi insulso.

New York, che, soprattutto in questa stagione, stava regalando delle cose interessanti e ci stava regalando la crescita proprio di queiglee-sesto-episodio-demi-lovato personaggi che abbiamo amato, in questo episodio ha fallito completamente. Si rivede Adam Lambert che ha cantato troppo poco per i miei gusti, ma quello che ha cantato, ossia Into The Groove con Kurt e il resto dei Pamela Lansbury, è l’esibizione più interessante dell’episodio. In ogni casi ci ritroviamo anche un Kurt maniaco del controllo (anche se di lui sapevamo che fosse così): infatti, senza interpellare gli altri sceglie la location del primo concerto della band in un locale per appassionati di musical. Ma cosa si aspettavano, che Kurt fosse il tipo da pub da musica live? Stiamo parlando di una cover band di Madonna in fondo! Band da lui fondata ed in cui per cantare più di due righe lo deve immaginare.

Questo episodio è sostanzialmente un epic fail! Come ha detto Chris Colfer, scherzando (?), nello Sneak Peek: “C’era una volta, in un mondo magico chiamato Glee, Quinta Stagione, un autore, che aveva ovviamente bevuto, aveva sognato di un mondo in cui tutti gli attori si erano trasformati in feltro…”, L’unica ragione che posso trovare per spiegare questo episodio è che chi lo ha scritto fosse sotto l’effetto di alcol o marjuana, perché altrimenti siamo rovinati!

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