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Glee

Glee: recensione dell’episodio 5.06 – Movin’ out

Partiamo da un dato di fatto: fare peggio di quanto avevano combinato nelle due puntate precedenti era praticamente impossibile. Dopo imbarazzanti cover di Lady Gaga, tradimenti prevedibili, sculettamenti improponibili e tatuaggi  venuti male eravamo pronti quasi a tutto, consapevoli che praticamente ogni elemento positivo sarebbe stato un passo in avanti verso la risalita. Le chances di assistere ad una bella puntata, poi, erano aumentate una volta realizzato che  sarebbe stato  un episodio dedicato a Billy Joel, quale strumento migliore per alzare la qualità della serie, dell’impiegare canzoni di un grande artista? In effetti la puntata risulta piacevole. 7 pezzi notissimi, uno più bello dell’altro, vari tra loro e che vengono interpretati in modo più che decoroso.

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Per di più, 3 su 7 vedono Blaine come protagonista e lo sappiamo: Anderson non delude mai. Ma (perché purtroppo sì anche questa settimana c’è un “ma”) non si può certamente parlare di una “puntatona”.

Vediamo come mai…Primo elemento: su 6 episodi della quinta stagione ben 4 sono stati dedicati a icone della musica. Questo mi fa pensare: non è che si stanno riempiendo gli episodi di  belle canzoni, consapevoli del potenziale vocale a disposizione, per coprire un’enorme voragine data dall’assenza di una trama? Io sono convinta di . Questa (quasi) certezza mi viene da una serie di soluzioni narrative riscontrare in questi episodi e che io trovo denuncino chiaramente lo sbaraglio a cui è lasciata la serie.

Un esempio? La “fiera annuale del lavoro”! Un altro espediente di bassa lega, usato per riempire la stagione! Non c’è anno scolastico del Mckinley da rispettare? Non c’è Halloween, non c’è Natale? Tanto vale allora farcire gli episodi con temi presi a caso… quel che basta per formare una cornice posticcia dentro cui piazzare 3 o 4 brani-hit.

Nell’ottica di Murphy (anche se, ve lo dico sinceramente, al momento non ho la minima idea di dove voglia andare a parare) credo che il “main theme” di questo momento dovrebbe essere “la scelta” da parte dei membri “senior” del Glee club circa il loro futuro.

  • Tina: tutto tace.Schermata 2013-11-23 a 00.53.47
  • Blaine: mi piace il modo in cui stanno portando avanti la sua storyline (farlo andare a New York per prepararsi all’audizione NYADA) solo perché ciò gli dà più occasioni per cantare. Ad esempio la sua interpretazione di “Piano man” è assolutamente da 5 stelle: toccante. Blaine al piano ha uno charme tutto suo che viene ulteriormente accresciuto dalla suggestiva la coreografia con le candele.
  • Sam: vuole diventare un modello…finalmente una scelta realistica!. Il suo colloquio nell’agenzia di moda è uno dei momenti più originali dell’episodio, ho amato in particolare lo scambio di battute: -“Do you think that i’m fat?”    – “Not for Kansas”    -“Ohio!”    -“Look you are in the big town, cowboy, the camera likes…starvation!”. Battuta secca e dissacrante, in vecchio stile Glee.
  • Artie e Becky: il destino di Artie è già noto a tutti i gleeks, ma questa settimana il buon Abrams si dà da fare per aiutare la sua amica Becky ad uscire dalla “bolla protetta” in cui la tiene Sue, vuole dunque trovarle un college con un programma per studenti affetti dalla sindrome di down. Quanto a Becky e alla sua storyline, trovo non venga mai sottolineata abbastanza la bravura di Lauren Potter: vederla sul piccolo schermo credo possa essere motivo di gioia per tanti ragazzi affetti dalla sua stessa sindrome, inoltre la trovo un’attrice di tutto rispetto. L’amico canta alla beckretaria “Honesty” per incoraggiarla ad essere sincera con sé stessa e ad ammettere che ciò che la trattiene dall’andare al college è solo una grande paura… pezzo ben interpretato, ma niente fuochi d’artificio.

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Potremmo dire, parafrasando il titolo di un noto film, che quest’episodio è costituito da “Una serie di scontati eventi” … attorno ai quali ruotano i soliti personaggi secondari dell’universo Lima: Jake, Ryder, Marley, essi ci regalano performance vocali accettabili (ma non travolgenti) e tutte legate ad un (anch’esso!) scontatissimo  triangolo amoroso tra loro. Jake tenta di fare il duro e si mette in mostra con ottimi passi di ballo durante la sua cover di  “My life”, Ryer risponde con “An innocent man” condita con movenze un po’ ridicole e clichés di corteggiamento da film anni ’60, si vede che gli è presa così.

Se le cose a Lima sono abbastanza piatte possiamo sempre sperare in NY…vero? Direi di no. I protagonisti si barcamenano tra un poco probabile lavoro come baristi in un caffè-chantant del XXI secolo e varie lezioni / prove (mi chiedo: come fanno ad avere tempo per far tutto?). C’è di buono che il setting “grande mela” regala delle coer niente male:  (oltre alla già citata “Piano man”) ricordiamo “Just the way you are”…Blaine attacca il motivo inconfondibile e poi è facile per i compagni (e per noi spettatori) lasciarsi andare e cantare questo meraviglioso pezzo romantico-soft.

C’è un elemento sospetto da segnalare e che potrebbe sconvolgere la serie. C’è ma non vorrei neppure doverlo mettere per scritto. Si tratta degli sguardi furtivi (ben 2) che Rachel e Sam si scambiano, in modo, ahimè, inequivocabile: uno al momento del book fotografico ed uno dopo “Just the way you are”… quel tipo di occhiata può voler dire una cosa sola, love affair tra i due? Io non ci voglio credere, sarebbe: assurdo, forzato e anche un po’ offensivo. Lascio a voi la facoltà di allungare questa lista di aggettivi nei commenti…

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Non voglio pensare a questo, voglio guardare al buono che c’è in questi 40 minuti: la musica. Chiudo inoltre cercando di trovare un senso complessivo all’episodio proprio tramite ritornello della prima cover dell’episodio “Movin’ out” (la quale dà anche il titolo alla puntata)

 “And it seems such a waste of time
If that’s what it’s all about
Mama, if that’s movin’ up then I’m movin’ out.
Mmm, I’m movin’ out.”

I “Blam” (neologismo creato da Tina per indicare Sam&Blaine  -forse una delle migliori “bromance” della serie-) si uniscono a Billy Joel nel non voler “andare avanti” diventando come tutti gli altri “macchine da lavoro” per raggiungere una posizione medio-borghese stereotipata, loro preferiscono “move out”, andare nella città dove tutto è possibile, continuare a sognare…e (speriamo) tornare a far sognare anche noi.

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