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Glee

Glee: recensione degli episodi 6.12/6.13 – 2009/Dreams Come True

Mi sono preso il mio tempo per guardare queste ultime due puntate di Glee e scriverne la relativa recensione. Il fatto che questo mese di marzo segni la fine della messa in onda del musical FOX mi sconvolge e mi tranquillizza allo stesso tempo.
Il mio attaccamento a questa serie è sempre stato maniacale. Nonostante fossi conscio da tempo del fatto che lo show non potesse più definirsi un prodotto di qualità non ho mai smesso di basarci gran parte delle mie giornate. Mi ha influenzato in tutto. Molto dei miei atteggiamenti o del mio modo di vestire si è sviluppato modellandosi su Glee, forse perché mi ha sempre rappresentato ed è riuscito a mettere insieme tutte le cose che amo: la musica, le persone, l’amore.

Glee series finaleDei due episodi proposti per il finale, a mio avviso, 2009 è la vera perla. Mentre Dreams Come True è la coronazione di un sogno fantastico, questo primo appuntamento mostra la vera e propria essenza del telefilm. Diretta da Paris Barclay (e si vede), la puntata è ambientata nel liceo McKinley di 6 anni fa, proprio da dove eravamo partiti. Un giovanissimo Kurt Hummel, isolato da tutto e da tutti, pensa al suicidio e vive in un mondo immaginario. Non ha amici, non è sé stesso, ed è triste, inevitabilmente triste. Suo padre Burt  gli intima di entrare in un team sportivo per stringere nuove amicizie ma Kurt non sa come fare e ha paura di perdere l’amore dell’unico genitore che ha manifestando la sua sessualità. Con lo scorrere dei minuti Hummel farà la conoscenza di Rachel Berry dando vita a una delle friendship più belle che il mondo televisivo abbia mai visto. Anche Rachel come Kurt ha problemi di socializzazione. Dice di essere un’attrice ma in realtà ancora nessuno conosce minimamente il suo talento, inoltre  il carattere odioso e impertinente che la caratterizza non fa che aumentare le ondate di odio verso la sua persona facendola vivere completamente sola senza nessun amico. Mercedes Jones è una diva nel suo coro della domenica e in chiesa spacca nel cantare brani Gospel ma a scuola le cose sembrano andare esattamente al contrario. Dovrà iscriversi al Glee club per cominciare ad emergere come desidera.

Ryan Murphy quindi si concentra nel presentare questi tre personaggi storici regalandoci scene inedite dal pilot di tanti anni fa come ad esempio gli scambi tra Mercedes e sua madre o ancora tra Rachel e Mercedes nella parrocchia di quest’ultima. Ci fa dono anche di altre due nuove rarissime esibizioni dal passato: “Popular”, dal pluripremiato musical Wicked, eseguita da Kurt e Rachel, in assoluto la mia preferita dell’episodio, e “I’m His Child”, assolo della signorina Jones.

Altri due emarginati, Tina Cohen Chang e Artie Abrams, si uniscono al Glee club spinti dalla voglia di essere più popolari ma sempre mantenendosi orgogliosi di sé stessi, e faranno scintille nelle loro audizioni individuali. Rivediamo velocemente anche Terri (ex moglie di Will), Puck, Dave Karofsky, il preside Figgins, Emma Pillsbury, Sue, un inaspettato Blaine (che a quanto pare esisteva nell’universo Glee già prima della seconda stagione), e ovviamente Will in versione 2009.

E ora il grande dilemma: l’assenza di Finn Hudson. Ho trovato semplicemente perfetto lo spazio delicatamente riservato a Finn in questo episodio. Non potendo essere presente fisicamente il quarterback interpretato da Cory Monteith non appare mai se non nel frammento finale in cui lo vediamo nell’ancora emozionante esibizione di “Don’t Stop Believing” in una scena presa direttamente dal pilot del maggio 2009. Cory non ha potuto ovviamente esserci ma il cast e la regia hanno saputo mascherare benissimo la cosa, creando così un pensiero tenue, commovente e unicamente glee-series-finale-10catartico.

Emozionante il discorso di Rachel ai suoi primi tenerissimi quattro compagni di viaggio del Glee che ci tocca come solo una Lea Michele cosciente delle sei stagioni passate potrebbe fare: “Non so che succederà a questo club ma forse diventerà qualcosa di speciale. Forse diventerà un posto sicuro dove potremo imparare l’uno dall’altro ad essere noi stessi. Quando ripenseremo al tempo passato qui, dovremmo esserne orgogliosi. Per ciò che abbiamo fatto e per chi abbiamo incluso”.

Il resto è storia.

Dreams Come True invece comincia spedito. “Glee is about opening yourself up to joy” sono le parole che ricorda Will Schuester dalla sua insegnante Lilian Adler mentre si prepara a salire sul palco delle Nazionali dove le New Directions vinceranno l’edizione del 2015. Tutto un po’ affrettato. Non capiamo bene quando sia trascorso il tempo rispetto alla scorsa puntata 6.11, ma siamo comunque contenti coinvolti nel turbinio di felicità che travolge Rachel, Kurt, Blaine e tutti gli altri nostri amici. La trama di quest’ultimo episodio della serie di Glee è molto semplice. Più o meno ordinatamente durante i 43 minuti finali dello show vediamo momenti presenti e passati da qui a 5 anni (2020) dove si muovono i nostri protagonisti. Blaine e Kurt, 26enni, sono una delle coppie più in vista della comunità LGBT. Vivono a New York e sono invitati a cantare un duetto “Daydream Believer” alla scuola materna Harvey Milk per l’uguaglianza delle educazioni. A Lima il McKinely è diventato il primo Liceo delle Arti Performative dell’Ohio e Will Schuester ne è il preside. Sam Evans ha preso il suo posto come direttore delle New Directions e Sue Sylvester è addirittura vicepresidente degli Stati Uniti. Come al solito Ryan Murphy ha esagerato con le assurde sdolcinatezze conclusive ma non è finita qui. Mercedes è stata presa per aprire il tour mondiale di Beyoncè e Tina e Artie sono diventati ufficialmente una coppia (come in principio) a Manhattan. Il film diretto da lui con lei come protagonista, concorrerà allo Slamdance Film Festival.

gleeseason6-finale-1E Rachel? La protagonista dello show vista 5 anni dopo ci riserva ancora grandi sorprese. Offertasi come madre surrogata per la coppia Klaine è incinta e vive a New York insieme a suo marito Jesse St. James e di questo sono contento. Il finale con l’unico vero amore della sua vita purtroppo non potrà mai avverarsi e, in sostituzione a quello, Jesse era l’unico candidato possibile per lei, senza ombra di dubbio. Proprio quella sera i due stanno andando alla cerimonia annuale che celebra i conseguimenti raggiunti nei teatri americani, equiparabile alla celebrazione degli Oscar, degli Emmy o dei Grammy. Insomma, accompagnata dal coniuge, Rachel vince il Tony Award come migliore attrice protagonista nel musical “Jane Austen sings” e completa il sogno di una vita felice. “Being part of something special doesn’t make you special, something is special because you are part of it.” Queste le parole della ragazza mentre riceve il premio.

Non è mancata la musica. “This Time”, brano originale scritto da Darren Criss, mi ha fatto letteralmente crollare dalla commozione. La canzone è padrona della puntata e credo passerà alla storia come uno dei migliori pezzi inediti del programma. In quest’ultimo assolo Lea Michele tra le lacrime smuoverebbe anche le montagne e le parole sono dannatamente azzeccate per incapsulare al meglio l’esperienza di questi sei anni di Glee. “I never stopped believing in the words we sung.”

Altri saluti sono stati quelli di Will con “Teach Your Children”, emozionante pezzo di Crosby Stills Nash & Young e “The Winner Takes it All” degliglee-series-finale-021 Abba in duetto con Sue, poi Mercedes con “Someday We’ll Be Toghether” targato Diana Ross & The Supremes, e infine l’ultimo straziante addio con “I Lived” dei One Republic. Nell’esibizione finale tutti i personaggi possibili e immaginabili che abbiano mai preso parte in qualche modo allo show cantano insieme, comprese Quinn, Santana, Brittany e altri miliardi di personalità anche importanti completamente dimenticate in questo 2 hour season finale. Ingiustizia semper regnat.

Si sa che in questi ultimi giorni nel web stanno spopolando diversi hashtag quali #GoodbyeGlee #GleeToMe e #GrazieGlee creati dai fan Gleeks di tutto il mondo uniti nel dolore. Per una volta voglio prendere parte anche io a quest’ iniziativa social e dire la mia.

Quando Glee cominciò nel 2009 ero fondamentalmente molto timido. Forse non saró stato un emarginato completo o un individuo totalmente isolato ma ero piuttosto depresso. Non avevo ancora scoperto la mia identità, non avevo sviluppato una personalità propria e non avevo poi così tanti amici. Non voglio scivolare nel banale o peggio ancora nel patetico, ma credo di non esagerare affatto quando dico che Glee probabilmente ha salvato la mia vita. Mi ha fatto riemergere nei momenti più bui, ha dato forma ai pensieri di cui mi vergognavo e mi ha reso felice con ciò che più mi piaceva. Mi ha fatto divertire e avere fede in qualcosa di meglio, qualcosa a cui aspirare, diversamente dagli ambienti che frequentavo negli anni del liceo. Glee ha fatto passare i periodi difficili dell’adolescenza e mi ha educato ad essere il 22enne universitario che sono oggi e così ha fatto per milioni di ragazzi nel mondo diventando il fenomeno mondiale che meritatamente è.

Glee series finalePerciò #GrazieGlee per avermi aiutato davvero. Grazie per avermi ispirato, per essere stata la mia serie preferita in assoluto. Grazie a Lea Michele, Chris Colfer, Darren Criss, Naya Rivera, Jane Lynch e agli altri meravigliosi interpreti che mi hanno fatto compagnia in questi anni della mia vita spingendomi a credere in me stesso, senza avere paura del mondo. Grazie per avermi fatto sentire meno solo. Per avermi capito. Per essere stati la mia famiglia e la mia casa. Grazie per aver toccato la mia sensibilità. Ho adorato questi personaggi come idoli superando i limiti del fanatismo ma non mi importa perché mi hanno fatto stare bene. Mi sono immedesimato in Kurt, ho tifato per Rachel, ho supportato Santana e di tutti ho ammirato la forza straordinaria. Anche se ora è tutto finito per sempre mi sono sentito veramente parte di qualcosa di speciale e lo porterò eternamente nel cuore.

Mi manca già.

See the world not as it is, but as it should be.

Ora scusatemi ma la 1.01 di Glee è in carica streaming da un po’ e devo correre a vederla.

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