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Glee: 4.07 Dynamic Duets

Oh Ryan Murphy you silly bastard. Come stai per farmi perdere ogni entusiasmo con Glee arrivi tu e mi tiri fuori un episodio come questo. In realtà l’ha scritto Ian Brennan, ma come runner il ruolo del Murphy è sempre centrale. Quindi… Kudos. Un superepisodio che trasuda nerditudine da tutti i pori. Ma non solo c’è la più stupida e amorevole rappresentazione del mondo supereroistico che io abbia visto da un bel po’ di tempo, ma ci sono anche dei concreti e piacevoli avanzamenti della trama orizzontale. E la cosa migliore è che non c’ Rachel. Ah, che liberazione.

Prima di proseguire, lasciate che io spieghi questa mia ultima affermazione e lasciate che lo faccia chiarendo che non sto dicendo che Rachel è noiosa. Sto dicendo che è mortalmente noiosa e il suo personaggio è diventato molto meno interessante della vicenda in cui si trova. Traduzione: potrebbe avere un senso provare a raccontare le difficoltà di un allievo di un’accademia artistica, Rachel in quanto personaggio è diventato ancora più insipido di prima. Non mi piace il suo personaggio, non mi entusiasmano più le sue interpretazioni e trovo che la “luce” del suo essere “mito” abbia decisamente superato il suo reale apporto alla serie da un punto di vista artistico. Detto questo, uccidetemi pure, tanto non cambio idea.

E fatemi dire una cosa: avere un episodio con tanti personaggi in meno (Rachel, Kurt, Santana, Mercedes, Mike, Will, Emma, tutti in panchina in questa partita) permette di scrivere una narrazione più coerente, articolata e soprattutto permette di dilatare i tempi del racconto, con la conseguenza di poter inserire dettagli, piccoli extra, come inquadrature, battute, stacchi. Tutte cose che quando ti ritrovi 6 personaggi in più tra le mani devi per forza di cose tagliare per poter arrivare alla fine dell’episodio avendo realmente raccontato qualcosa.

Ecco quindi dal mio punto di vista il primo grande merito tecnico di questo episodio: concentrando la narrazione su un numero inferiore di personaggi racconta meglio una storia, rendendola più avvincente e con più carattere. Il modo in cui i rapporti si sviluppano tra Jake a Ryder, come Blaine sviluppa affezione al “lato oscuro” e affronta la scelta di lasciare o meno la McKinley, Kitty che assilla Marley per il peso e una specie di avvicinamento. Tutto questo è ben inserito, con livelli diversi, con un buon accento sui primi due. E ogni elemento è circondato dal gioco dei supereroi.

La presentazione del club, le battute di Tina, Brittany, Becky, Sam, la battuta su Yoda… il ritorno di Kiki! E il Dr. Y… Geniale. La battuta di Blaine dev’essere quello che gli autori si sono detti in ufficio mentre scrivevano l’episodio. In sintesi: ci sono decine di battute manco fosse un’episodio di The Big Bang Theory,

Alcuni si stupiscono per il fatto che una come Marley, ovvero una ragazza così bella, possa credersi brutta e grassa. Evidentemente non avete mai conosciuto ragazze che hanno questo problema. Insegno danza e ne ho conosciute a vagonate. Alcune che sono passate alla bulimia, altre all’anoressia. Ed erano ragazze bellissime. Per cui sì, è assolutamente possibile.

Stesso discorso per Ryder. Gli studi sul sistema scolastico americano raccontano che è assolutamente possibile che dei ragazzi vengano passati avanti e ritenuti solo stupidi mentre hanno problemi di dislessia o da Sindrome da Deficit di Attenzione. Sono delle reali possibilità, entrambe. Forse Glee, essendo una serie televisiva, e in quanto tale più patinata, lucidata e perfetta della realtà, la racconta in maniera un po’ fuori dalle righe. Ma se non è vero è comunque tutto estremamente verosimile.

Alla fine della fiera, episodi come questo, che mescolano il divertimento spensierato con momenti seri, sono la forza della serie, insieme a canzoni come “Heroes”, che rende davvero in maniera diversa un grande classico. Riassumendo il mio giudizio: un episodio “sciocchino”, che per la maggior parte non si prende sul serio, è auto ironico e lo fa con uno stile divertente. Inoltre quando diventa un pochino più serio propone dei buoni momenti con tematiche interessanti.

Spero che “Dynamic Duets” rappresenti un giro di boa per questa quarta stagione, che fino ad ora non ci ha regalato grandi momenti di godimento.

Alessandro

Pianoforte a 9 anni, canto a 14, danza a 16 anni. Poi recitazione. Poi la scuola professionale di Regia Cinematografica. Poi l'Accademia di teatro di prosa. Anche grafica, comunicazione, eventi di spettacolo. Ma qui soprattutto un amore sconfinato per le serie tv americane e inglesi, con la loro capacità di essere le vere depositarie moderne della scrittura teatrale antica anglosassone.

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