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Glee – 4.03 Makeover

Dopo due episodi deludenti, Glee riprende lentamente quota. Makeover è uno di quegli episodi di Glee dove ci sono un po’ meno canzoni e un po’ più storia. E questo stavolta ha fatto bene alla serie. La noia di inizio stagione ha lentamente virato verso qualcosa di interessante.

Ottima idea quella di parlare di più di Blaine. Fino ad oggi, ad essere onesti, è sempre stato un personaggio molto poco caratterizzato: il bravo e bel ragazzo gay della serie, con la passione del gel, dei papillon e di cantare grandiosamente. Finalmente un po’ di attenzione reale su di lui, con lati lievemente meno chiari del solito. La sua corsa per diventare Presidente è una bella tirata per ritirare su anche Brittany che, sinceramente, era scaduta nella demenza più assoluta nello scorso episodio. Nel mentre si parla anche dei vice-presidenti e questo include Artie e Sam nel discorso. Il che porta a una piacevole scena con una versione di “Celebrity Skin”.

L’altra narrazione principale è quella di Kurt a Vogue.com. Benvenuta Sarah Jessica Parker, la tua seconda occasione di essere una star della tv a New York. Credo sia stata una buona scelta di casting da parte di Ryan Murphy. Sarà come sarà, sta di fatto che apprezzo il fatto che Isabella non sia né Miranda di “Un Diavolo Veste Prada”, né un subalterno cattivo come Sue o Miss July. Che Isabella sia un buon capo bilancia le altre figure antagoniste adulte della serie. Inoltre è l’occasione per inserire una nuova idea: Kurt dovrebbe seguire la strada della moda invece che quella dello showbiz? Vedremo come si sviluppa…

Due le sotto trame: Rachel e Brody da un lato e Will che ha perso la passione nell’insegnamento. Come da copione, Ryan non usa mai le sottotrame senza uno scopo preciso. Così, per scuotere le cose, cambiare le carte in tavola, Will lascia la scuola per cercare la strada politica. Cosa vuol dire questo? Will se ne andrà realmente dalla scuola? Chi sarà l’insegnante del Glee Club? E seguiremo anche le vicende di Will fuori dalla McKinley? Quindi allarghiamo ancora lo spettro narrativo?

Honestly, la trovo un’ottima idea. Glee è sempre stata una serie corale e in passato ha sempre dato il meglio di sé quando manteneva alto il ritmo utilizzando diverse linee narrative. Ryan Murphy sa come tenerle a bada e farle sviluppare senza perdersi.

Certo, il rischio c’è. Ma lo correrei ogni giorno senza ombra di dubbio se il risultato è quello di una storia più variegata, dinamica e avvincente.

L’altra idea è il cliffhanger di fine episodio, ovvero Finn che arriva e becca Rachel con Brody. Ahi ahi ahi! Beh, del resto le storie finiscono. Sarà interessante vedere come gestiranno questa cosa gli autori. In fin dei conti Ryan e il suo team sono famosi per tirare dritto e non avere paura di raccontare qualsiasi cosa. Però Glee non è Nip/Tuck e quindi per come consociamo la serie chissà quanto ci vorrà per far superare a Rachel la storia con Finn e farla passare a Brody. Barbra Streisand ci salvi da un tira e molla lungo cinque episodi. Non lo potrei sopportare.

Diversi i momenti divertenti: le scene iniziali di Blaine al club dei supereroi e dei giochi di ruolo/strategici (non c’è per niente accuratezza in quella scena… si vede che Ryan con i nerd proprio non ha niente a che spartire) con sotto l’ottima versione di “Everybody wants to rule the world”. Piacevolissimo il dibattito per le elezioni (bello il gesto di togliere il papillon a Blaine, è il suo makeover). Da morire Sam che fa l’imitazione di Bush, idea comicissima. Carina Rachel che da fuoco alla cena e cerca di spegnere il fuoco con lo champagne. “You’re smokin”. E lui, no no, sei tu. E noi “no no, è la padella”.

In definitiva, un episodio non male, sicuramente meglio dei due precedenti. Senza momenti memorabili (anche se so che i fanboy di Rachel/Brody troveranno il bacio memorabile) ma tutti comunque gradevoli. La trama prosegue praticamente per tutti i personaggi e introduce diverse novità interessanti. Con questa rinnovata positività attendiamo la prossima puntata sperando che continui il trend positivo. Dai Ryan, non ci deludere.

Alessandro

Pianoforte a 9 anni, canto a 14, danza a 16 anni. Poi recitazione. Poi la scuola professionale di Regia Cinematografica. Poi l'Accademia di teatro di prosa. Anche grafica, comunicazione, eventi di spettacolo. Ma qui soprattutto un amore sconfinato per le serie tv americane e inglesi, con la loro capacità di essere le vere depositarie moderne della scrittura teatrale antica anglosassone.

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