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Recensioni Serie Tv

Glee – 4.02 Britney 2.0

Britney e Brittany. Episodio contestato e chiacchierato, atteso e sinceramente un po’ disappointing. Ryan Murphy, che si autodefinisce la Lady Gaga delle serie tv americane, è fatto così. Va su e giù. Scrive sicuramente delle serie molto moderne e al passo con i tempi, coraggiose anche. Poi, lungo la strada, scrive episodi belli e altri brutti. Che stress. Insomma, questo rimescolone di Britney è piuttosto deludente.

La trama a Lima è tutta intorno a Brittany, che ormai come personaggio ha superato il livello di follia che si può accettare dalla logica umana. Nonostante tutte le follie del passato, ormai è diventato talmente assurdo e non credibile. Manca qualcosa, le battute di questa ragazza dissociata dalla realtà non fanno più ridere come 10 episodi fa. Non riesce a salvare la situazione nemmeno Lord Tubbington. Nemmeno il voiceover inconsapevole. No, sul serio, quanto fuori di testa può essere Brittany?

L’idea doveva essere vederla crollare lentamente nell’abisso come ha fatto Britney Spears (e B.S. l’ha fatto, cari fan, accettatelo, le prove sono sotto gli occhi del mondo). Solo che mi è sembrata tutta una scusa per mettere su la caduta di stile della Spears piuttosto che per far evolvere Brittany. Che fondamentalmente rimane il personaggio di sempre. L’unico momento caruccio è la performance davanti alla scuola in playback. Che oltre che fare ridere aiuta anche a riportare tutto il Glee Club ai livelli di “sfigaggine” del passato.

Interessante ma ancora non a livello l’inserimento dei nuovi. Unique è sicuramente un personaggio piacevole e il fatto che sia un transvestite alza il fattore underdog di non poco. Probabilmente la migliore novità della stagione. Marley è per ora interessante solo in quanto figlia della cuoca obesa della scuola. Jake è talmente stereotipato che aspettiamo di vedere qualcosa di diverso, anche se la chiacchierata con Puck è stato uno dei momenti migliori dell’episodio. In ogni caso, l’allarme noia è ai massimi livelli.

Momento memorabile: la presentazione del Preside. Mi fa ridere allo stesso modo anche alla quinta visione dell’episodio.

Britney 2.0 mi lascia perplesso anche musicalmente. Pochissime esibizioni memorabili. “Womanizer” è godibile, “3” è forse la versione più originale dell’episodio. Bella l’idea del mashup Aerosmith/Britney ma l’effetto finale mi è sembrato un Grease slavato e ben poco emozionante.

Per il resto sono le solite menate pop che non aggiungono niente alle versioni originali. Ovvero dove Glee dà sempre il peggio di sé. Nemmeno “Ops I did it again” è interessante. E poi, oh mio Dio, questa sala dalla scuola in penombra con la luce che filtra dalle finestre in stile flashdance. Dovremo sorbirci un pezzo così in ogni santo episodio? Speriamo di no. Perché altrimenti l’attenzione si spegne prima che ascoltando i nuovi singoli di Britney.

In definitiva: il lato della storia a Lima è noiosetto, nonostante le capriole di Brittany. Nonostante Kiki. Bella idea. Ma no. Mi dispiace. Haha. Kiki. Ma no.

Lievemente meglio la storia a New York. Pare quasi ovvio, i personaggi li conosciamo meglio. Siamo legati alle loro storie e li seguiamo con maggiore gusto. Inoltre vedere Rachel in difficoltà è gustoso. Cattiveria. Ma so di non essere l’unico. Per il resto, menarla così lunga con la sua resistenza nei confronti di Brody è praticamente inutile. Ma vabbé, bisogna tirare in lungo. Cassandra è un personaggio nuovo e interessante. Adulto, diverso dagli altri. Scritto in maniera più credibile nonostante gli eccessi o forse proprio per merito di quelli.

Per chiudere: episodio decisamente “meh”. Non ci sono pezzi stratosferici, non ci sono scene da ricordare, non ci sono emozioni che ti scuotono sulla sedia. Peccato, uh, peccato. Andrà meglio la prossima puntata.

Speriamo.

Alessandro

Pianoforte a 9 anni, canto a 14, danza a 16 anni. Poi recitazione. Poi la scuola professionale di Regia Cinematografica. Poi l'Accademia di teatro di prosa. Anche grafica, comunicazione, eventi di spettacolo. Ma qui soprattutto un amore sconfinato per le serie tv americane e inglesi, con la loro capacità di essere le vere depositarie moderne della scrittura teatrale antica anglosassone.

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