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Glee – 3.11 Michael

È passato abbastanza tempo per poter recensire quello che doveva essere un episodio storico per Glee. Micheal Jackson, il re del pop, l’artista più venduto di sempre, con luci e ombre, ma sicuramente unico e di successo indiscusso. Impegnativo quindi e il risultato, purtroppo, è decisamente al di sotto delle aspettative.

Partiamo però dai pezzi riusciti. Sicuramente “Human Nature” e “Smooth Criminal” sono i migliori numeri dell’episodio. Non è un caso che siano entrambi duetti, a dimostrazione che Glee dà musicalmente il meglio di sé quando reinventa le voci. Il numero con Sam e Mercedes è bello perché rende bene un brano che è già bello di suo, ma è inserito bene nel contesto e soprattutto ha un arrangiamento vocale di prim’ordine, oltre al fatto che la voce di Amber Riley è sempre una goduria. “Smooth Criminal” è un brano già potente di suo. In versione hard cello rock è davvero stupendo. Grande, nonostante la location che è davvero penalizzante (colpa del location manager o dello scenografo? Mah..)

Poi ci sono i pezzi così così, che sono carini ma trascurabili. Purtroppo.

Ma il peggio deve arrivare. Partiamo da un punto interrogativo: “Bad”. Il pezzo, musicalmente, è bello, proposto vocalmente con originalità, ben fatto, e recitato credibilmente. Però non posso togliermi di dosso la sensazione che stavo guardando qualcosa che mi piaceva ma faceva ridere per la sua ridicolezza, allo stesso tempo. Non si può fare “bad” con la gonnellina da cheerleader e un gruppo di ragazzi in divisa inglese. Nonostante l’arrangiamento sia molto bello, ci sono momenti dove “no way” è un pensiero irrefrenabile.

Ma purtroppo non è ancora tutto. Ci voleva Michael per far venire fuori il peggior numero di sempre di Glee. Sì, ho scritto consapevolmente “il peggiore di sempre”. Non c’è niente che mi faccia cambiare idea: “Scream” è una cover terribile. Non ha niente della forza dell’originale. C’è solo un patinatissimo glam. Sembra una presa in giro. Ma scherziamo? Terribile. Sembra una scena di Zoolander. E per quanto i adori Zoolander, quello è un film demenziale. Questi volevano essere presi sul serio. Terribile.

La cosa peggiore però, è che gli altri numeri sono “carini”. Mi dispiace, ma da un tributo a Michael Jackson, dopo Heads will roll/Thriller, mi aspettavo qualcosa di grandioso. E invece niente. Potevano essere scelti pezzi più forti, pezzi migliori. Mi pare si sia giocato al risparmio. Peccato, occasione persa.

Per quanto riguarda lo sviluppo orizzontale, ci sono un paio di eventi importanti. Prima di tutto, la lotta tra Warblers e New Directions porta il loro “capo cattivo” Sebastian a slushare Blaine con un mix di sale che rovina la sua cornea e lo mette così fuori competizione per un po’. Il gruppo alla fine si compatta e ci fa intuire un futuro di lotta “onesta” tra i due gruppi.

Continua la sofferenza di Sam e Mercedes con lei che non sa bene decidersi. Suppongo che nei prossimi episodi vedremo ancora lo sviluppo di questa che pare già essere una sottotrama di contorno e per questo utile per allungare il brodo e quindi da tirare alle lunghe.

Infine, dopo che Kurt ha scoperto di essere in finale per entrare alla NYADA, Rachel, sentendosi ormai una fallita, decide di dire “sì” alla proposta di matrimonio di Finn. Anche se poi dopo anche lei riceve la lettera. Ora, per quanto ridicolo possa essere il fatto che due 17enni vogliano sposarsi, è uno sforzo mentale di logica razionale quello che ci dovrebbe spingere a sentirci a disagio in quanto gli attori (che ci piacciono, per carità) non danno proprio l’idea di non essere in età da matrimonio. Ovvero: quando le scelte di cast si mettono contro alla narrazione. Vabbè, sopravviveremo.

Delusione. Un episodio che doveva essere epico si è dimostrato scialbo. C’è stato un appiccicare varie cose: canzoni, costumi, idee. Ma poco o niente di incisivo. E se una cosa è sicura è che Michael Jackson colpiva forte. Not Glee, not this time.

Alessandro

Pianoforte a 9 anni, canto a 14, danza a 16 anni. Poi recitazione. Poi la scuola professionale di Regia Cinematografica. Poi l'Accademia di teatro di prosa. Anche grafica, comunicazione, eventi di spettacolo. Ma qui soprattutto un amore sconfinato per le serie tv americane e inglesi, con la loro capacità di essere le vere depositarie moderne della scrittura teatrale antica anglosassone.

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