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Girls: recensione dell’episodio 3.04 – Dead inside

Ci sono personaggi che morendo lasciano un vuoto incolmabile nella serie in cui sono nati e nei cuori di milioni di telespettatori, altri che soltanto con la loro assenza possono dare un vero contributo allo show. Credo sia proprio il caso di David Pressler-Goings, l’editore di Hannah. L’annuncio della sua morte apre questa quarta puntata di Girls che si gioca tutta, e dico proprio tutta, su questo tema. Riesce difficile parlare di questa mezz’ora targata HBO in quanto non succede veramente niente. La Dunham pare risoluta a non sfruttare il grande potenziale di cui potrebbe usufruire per costruire un intreccio “normale”, magari raccontandoci la storia delle 4 amiche, di Adam e di Ray. “Ma questo è il bello di Girls, ciò che lo rende originale” benissimo, lo penso anch’io. Ma c’è un limite. Se le storylines non vengono portate avanti avremo davanti per tutta la stagione 6 personaggi – icone “bidimensionali” di cui non sappiamo un bel nulla.

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Jessa continua ad essere presentata in uno stato di semi-coscienza tra il “non ti sto ascoltando” e il “sono strafatta”, e non si capisce come mai sia in quelle condizioni. Marnie sembra trovarsi sull’orlo dell’isteria, gira come un’ossessa tra santoni e beveroni dietetici per dimenticarsi di essere diventata lo zimbello di youtube.

Shoshanna c’è e non c’è. Ray dice 3 parole ad episodio. Adam è il punto di riferimento “morale” e “valoriale” della situazione, rendiamoci conto. Il povero fidanzato che, davvero, stavolta ce la sta mettendo tutta per far funzionare la sua relazione con quella pazza furiosa di Hannah, la esorta a riflettere su come non riesce a commuoversi neppure minimamente per la morte di una persona con cui ha molto collaborato. Tema molto psicologico, quasi aleatorio, che a metà puntata ha già stufato lo spettatore. Inoltre gli scambi di battute sono resi ancora più difficili da seguire e da valutare se l’attenzione è minata drasticamente da scene di pseudo-nudità ingiustificata che portano a non ascoltare quanto viene detto e chiedersi con insistenza “è necessario farci vedere ogni settimana il colore delle mutande di Hannah? E soprattutto perché si cambia in un decimo di secondo, mentre sta uscendo, davanti ad Adam e senza lavarsi prima di rivestirsi?”.  Lo spunto più interessante per l’evolversi della trama potrebbe essere costituito dal ritrovamento, da parte di Jessa, di un’amica che credeva morta ma che in realtà ha fatto credere solo a lei di essere defunta per potersi allontanare da lei e dalla sua cattiva influenza che l’aveva portata a drogarsi.  Troppo “ovvio” però attendere uno sviluppo degli eventi che approfondisca questa vicenda.Schermata 2014-01-29 a 00.01.47

Così, un paio di minuti dopo, veniamo catapultati con Hannah, Laird  e Caroline  a scorrazzare in un cimitero presi da una sorta di danza-gioco dissacrante sulle note di Jake Bugg (il buongusto musicale della Dunham non tradisce mai). Loro 3 che ballano tra le lapidi con in mano una bottiglia contenente una tartaruga morta, la sorella di Adam che si inventa storie lacrimevoli per vedere se Hannah piange. Inquietantemente, patologicamente geniale. Quale può essere quindi il successivo comportamento “coerente” da parte della Horvath, in questo mondo dell’assurdo? Ovviamente il  riciclare l’invenzione, propinandola ad Adam per  giustificare la sua apatia e difficoltà a commuoversi per David. In fondo per sopravvivere in un mondo di matti, bisognerà pur adeguarsi…no? Certo è che la consapevolezza della falsità delle sue battute e dei suoi sentimenti creano uno schermo “spettatore-personaggio” che porta a staccarsi da quanto viene detto e dare piuttosto uno sguardo d’insieme all’episodio concentrandosi sul suo senso. Esiste? E se sì, qual è? Per scoprirlo voglio appoggiarmi alle note della canzone finale, confidando sulla finezza di regia della Dunahm.

I never had a dog that liked me some 
Never had a friend or wanted one
 
So I just lay back and laugh at the sun
 
‘cause I’m in Sugar Town
 

cantava nel 1967 Nancy Sinatra, passeggiando in un paesaggio onirico. Ecco, “Dead inside” ci mostra come Hannah stia in un “paese dei balocchi” in cui lei può autoconvincersi della reale esistenze di quelle che, in realtà, sono sue pure illusioni: essere una vera scrittrice, essere una vera newyorkese, avere delle amiche, avere una relazione, provare davvero compassione o dolore per gli altri…

Riflessione (ammesso che sia esatta) sottile e tagliente, ma poi?

L’inconsistenza della trama si fa già sentire tremendamente, e siamo solo al quarto episodio.

Best Quote

“Caroline: You know, medications did make me feel less.

Hannah: That’s not really not good for a writer

Caroline: Yeah but it’s really good for a person”

3.04 - Dead inside

Sperduta

Valutazione globale

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Irene Bertelloni

Studentessa di Lettere Moderne presso l' Università di Pisa, nel tempo libero suona la chitarra ma soprattutto scrive sul suo blog e guarda telefilm...Perciò niente le è parso più naturale che cominciare anche a recensire serie! Forse perché il primo amore (ER) non si scorda mai, ha un debole per i medical drama (Grey's anatomy), salvo poi spaziare negli altri generi: Glee, Scandal, Girls, Revenge, Orange is the new black.

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3 Commenti

  1. Faccio fatica ad inquadrare cosa vuole fare la Dunham, le sue protagoniste femminili sono palesemente stupide e odiose, stronze, egocentriche, incostanti, volubili, false. Adam, come dici tu, si eleva a faro in questo mare di nebbia, ma non perché sia particolarmente elevato, mi sembra un ragazzo normale, con qualche mania certo, ma di fondo normale, solo che il contrasto con chi lo circonda è imbarazzante a suo favore. Quello che non capisco negli intenti, come dicevo prima, è che Adam è l’unico maschio al centro della narrazione in una storia al femminile ed è l’unico a fare una figura decorosa… quindi, non capisco cosa stia cercando di dirci Lena….. secondo lei le donne sono tutte stronze immonde? mah….

  2. Secondo me dare un giudizio di valore sulle protagoniste (“odiose, stronze e egocentriche” – su cui, peraltro, concordo abbastanza) è legittimo, però non è quello il punto. Le ragazze potrebbero anche risultare insopportabili, infantili, persino incoerenti se questo le portasse ad intercorrere un’evoluzione appassionante. Ma, cara la mia Dunham, fa loro combinare qualcosa! Se si limitano ad apparire mezza volta per puntata, in modo sconnesso e saltuario, restano impalate sulla scena mentre Hannah svaria e Adam cerca di contenerla. Bah…

  3. Si, certo, condivido anch’io che purtroppo non c’è trama e tutto è solo un contorno per Hannah e non credo cambierà mai la cosa, ma non capivo solo il perché la Dunham calchi la mano così tanto su questa raffigurazione femminile di un negativo assoluto…

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