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Girls 1.09 – Leave me alone

Giunti al penultimo episodio di questa ottima prima stagione, arriviamo al turning point della serie, ossia il primo confronto con se stesse e tra di loro, perché infatti tutte le ragazze si trovano a dover affrontare il momento in cui si rendono conto che sono cresciute, che le cose sono cambiate e non potranno portarsi dietro tutto della loro vita com’era prima, ed è stato per ognuna di loro un processo lento, costruito e visibile, fin dal pilot, percorso nel quale non sono state lasciate cose al caso, non sono stati costruiti filler e il realismo dello sviluppo segna decisamente molti punti a favore dell’insieme narrativo

L’unica delle protagoniste a essere descritta con meno approfondimento è Shoshanna, ma questo è dovuto al fatto che inizialmente non era visto come un personaggio centrale, ma ha avuto anche lei la sua evoluzione con diversi momenti catartici, forse anche più del crakcident, vedo come turning point per lei, l’outing sulla sua verginità, che l’ha portata a liberarsi di alcune sue costrizioni e cercare il rischio, ora con l’iscrizione ad un sito d’incontri, anche se sempre in modo per noi spettatori divertente, grazie alla mimica e alla recitazione davvero brillante di Zosia Mamet.

Per ognuna delle altre il percorso è stato sempre più complesso. Di Jessa avevamo già visto e descritto una sorta di noia esistenziale e una mancanza di motivazioni per essere quella che è sempre stata, ma nel discorso di Katherine troviamo lo spechio di quanto sviluppato finora. Jessa deve crescere, vuole crescere, ma non è nemmeno sicura di cosa deve diventare, e quella che vediamo nei suoi occhi, mentre parla con Katherine non è il suo solito modo sbruffone, ma personalmente ci ho trovato paura, che come esprime giustamente la sua ex datrice di lavoro, è paura di non essere quello che si sognava da ragazzini, e soprattutto paura di essere felici. Jessa stessa sta prendendo forma in questa parte finale di stagione, passando dalla personalità e dalla caratterizzazione bidimensionale (a questo punto posso dire chiaramente voluta dalla Dunham) ad un personaggio più profondo e complesso.

Marnie è già cresciuta, è forse sempre stata grande e tranne pochi sprazzi di free spirit come in “Weirdos need a girlfriends too” è sempre stata misurata e seria, ma non matura; infatti il suo problema di crescita è l’imparare a sciegliere, a decidere per la sua vita e a non rimanere nel costante lamentarsi, prima del suo ragazzo e poi della sua amica, e sopportare stoicamente ciò che non le va bene. Marnie è spettatrice in questo contesto (spettatrice pagante) e la sua evoluzione consiste nell’esprimersi e non subire, prima scaricando il ragazzo che non vuole, ma grazie all’aiuto della casualità in “Hannah’s Diary”, ora con maggiore volontà nello sbattere in faccia ad Hannah tutto quello che la fa soffrire e che non tollera. Allison Williams forse è un po’ rigida in questo ruolo, ma credo che la rigidità sia un tratto fondante della caratterizzazione del suo personaggio, come la mancanza di spontaneità. Bisogna solo capire dove inizia il personaggio e dove finisce l’attrice.

 

Hannah invece continua a mancare i suoi turning point, anche lei, come le altre, si trova di fronte alla necessità di crescere e cercare di inseguire i suoi sogni lottando e non solo lamentandosi delle ingiustizie del mondo contro di lei (“She did everything right, including getting her boyfriend to kill himself”), ma anche questa volta la sua personalità è troppo debole e le sue insicurezze la portano a farsi sbattere a destra e a manca da qualsiasi consiglio e a non esprimere nessuna opinione, se non sottovoce o alle spalle, per compiacere gli altri (o meglio, perché agli altri piaccia lei). Ed è così che manca l’ennesimo turning point e rimane la costante della mancata evoluzione in confronto ai tentativi delle sue amiche. Hannah ha le opportunità, ma non le coglie, non lotta; è la sua pigrizia, ma soprattutto la sua insicurezza, che la rende fragile.

Ora rimane un episodio, “She Did” che chiuderà la prima stagione e alcuni dei cicli narrativi iniziati. Non resta che aspettare e vedere cosa la brava Lena Dunham ci saprà regalare.

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