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Girls 1.08 – Weirdos need girlfriends too

Avvicinandosi sempre più al finale della prima stagione, la serie continua a migliorare ancora e riesce a intrattenere con un divertimento caustico mentre racconta una storia lineare e ricca di spunti narrativi estremamente interessanti.

In questo episodio Adam sboccia definitivamente. In Welcome to Bushwick avevamo iniziato a capire che fino a quel momento lo avevamo visto con gli occhi di una Hannah interessata solo a se stessa, mentre ora esploriamo più a fondo il personaggio, scoprendone un incredibile tridimensionalità e un tratteggio veramente di qualità.

Lo stesso concetto che il nostro punto di vista di spettatori, cambia insieme al modo di guardare Adam da parte di Hannah, quasi fosse una narrazione da point of view virtuale, è un’altra finezza di scrittura che fa sempre più apprezzare le capacità di Lena Dunham.

E Adam mi piace proprio come personaggio, crea un empatia incredibile; siamo chiari, rimane un cazzone di prima categoria, ma è simpatico, di fondo intelligente ed è uno spirito libero che a volte fa anche estrema tenerezza, pur restando, come dice lo stesso titolo, uno strano, ma le sue tutine, la sua commedia, il jogging mattutino, sono uno spasso continuo e il cambio di prospettiva sul personaggio è notevole. Il suo spirito è “do what you want and don’t care” e questo è un altro tema portante dell’episodio che si esprime in tutte le sue declinazioni.

Jessa ha sempre fatto quello che ha voluto, e cerca di far rifiorire Marnie liberandola dalle su costrizioni mentali, ma lei stessa sembra stanca del suo ruolo di spirito libero, già dal finale dello scorso episodio, sembra volere qualcosa di diverso e non più il solo facile divertimento. È anche in questo suo ammirare Marnie che si manifesta la sua voglia di essere qualcos’altro.

Così come Marnie che deve voltare pagina, perché si trova spiazzata più che dall’aver perso qualcosa che non ha mai voluto, per la visione della felicità del Charlie, quella felicità che lei non è mai stata in grado di provare e per questo si lascia andare e cerca di diventare un po’ Jessa ed è affascinata da lei e dalla sua voglia di libertà.

È anche questa attrazione verso un modo di essere dall’altra da se a scatenare  l’attrazione fisica tra le due più che una pulsione sessuale. È la ricerca e la sperimentazione in contrasto alla sperimentazione che l’ennesimo uomo “strano” dalla loro vita cerca nei suoi mash-up.

Thomas, il giovane rampante che le abborda al bar è un personaggio estremamente divertente (e Chris O’Dowd è veramente bravo) specialmente quando sciorina tutta la storia sconclusionata del self made man e delle figlie di papà (e soprattutto del costosissimo tappeto), mentre loro nemmeno se lo filano.

Shoshanna, invece, anche questa volta è assente, come spesso è capitato ultimamente, tranne che per il crackcident, ma lei è usata come controparte comica e se la comicità è supplita da altre figure o situazioni la Dunham la tiene in panchina per mantenere tutto in equilibrio, altro indizio di ottima scrittura.

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