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Girls

Girls 1.07 – Welcome to Bushwik a.k.a. the crakcident

Dopo la pausa narrativa focalizzata su Hannah e il viaggio a ritroso alle sue origini, si ritorna al formato originale delle quattro ragazze che aveva segnato i primi episodi di Girls e questa formula devo dire che mi convince molto di più, perché sebbene Hannah sia sicuramente il personaggio più approfondito e con maggiore tridimensionalità, l’importanza del resto del cast è vitale alla buona riuscita dello show, anche perché un personaggio è tratteggiato meglio su uno sfondo maggiormente definito. E se Marnie è il comprimario nello show, anche Jessa e Shoshanna che sono più stereotipate, hanno la loro funzione, perché spesso riescono a essere il contraltare spassoso o cinicamente indifferente rispetto alla troppa serietà con cui Hannah e Marnie vedono se stesse

Questo episodio rappresenta un eccesso continuo in questo grande party, in quella Brooklyn sempre più di tendenza per le serate giovani newyorkesi, ed in questo eccesso vengono fuori i veri animal instinct delle quattro ragazze, insomma, un po’ la versione postmoderna di “in vino veritas”.

Shoshanna rappresenta la parte esilarante. Il “crackcident” in cui inciampa involontariamente, fumare un po’ di crack mentre è in fila per il bagno, rende la sua porzione di episodio completamente folle in un contesto chiaramente sopra le righe. Le scene in cui scappa urlando frasi sconclusionate per poi riprendersi abbastanza da pronunciare la frase epica, indicando i genitali appena presi a ginocchiate del ragazzo che la seguiva, “I could massage your groin in a non-sexual way.” vale da sola la presenza di Shoshanna in questo episodio. Zosia Mamet è decisamente brava nel rendere la personalità di questa ragazza debole e dipendente dai suoi pochi punti d’appiglio, ma che dimostra i primi germogli di un personaggio che diventerà, a mio parere, sempre più interessante.

Jessa, la vera macchietta nel suo essere sempre cool, serve più a definire chi le sta intorno, dalle “perle di saggezza assoluta” che elargisce alle sue amiche all’ingresso alla festa, fino a definire per contrasto lo squallore del suo “datore di lavoro” Jeff, che, pur con la deprimente scusa della crisi di mezza età, fa davvero una figura indecorosa, ricordiamocelo, davanti ad una ragazza 20 e qualcosa.

Grazie a Jessa e alla sua assurdità, comunque vengono fuori alcune delle situazioni più bizzarre dell’episodio, che strappano risate ciniche, come lei che molla Shoshanna in crakcident in circa 5 secondi (“I’ll be your crack spirit guide.” “This is your new crack spirit guide”) o lei che insulta gente a caso in un vicolo, così per fare, e questi ragazzi se ne escono con un fantastico “You’re trying to reduce us to a subculture of music, but you can’t even get the name right

Le due parti più serie invece riguardano Hannah e in minima parte Marnie, che sono BestFriends Forever, ma per un ottimo motivo, sono due persone egoiste ed egocentriche incapaci di empatizzare con chiunque.

Marnie e altrettanto Hannah sono dei personaggi negativi per quello che si evince in questi primi sette episodi e i loro stessi uomini (o ex uomini o presunti uomini) ne escono rafforzati nel confronto. Non si rendono nemmeno conto di essere talmente egoiste (la frase di Marnie al suo ex boyfriend è incredibilmente evocativa “All I ever wanted for you was to find satisfaction outside of our relationship”) ed egocentriche, tant’è che Charlie, staccato da Marnie, acquisisce personalità e sembra decisamente più felice, lasciando lei a vagare per la festa, importunando gente a caso e prendendosi la sua giustissima dose di insulti dallo stesso Elijah, mio dispensatore di cattiveria preferito (Andrew Rannelles, lo vedremo presto in New Normal di Ryan Murphy), che aveva già colpito Hannah in All Adventurous Women Do. D’altronde chi sarebbe felice con Marnie? È fredda, maestrina, egocentrica… insomma, sta iniziando a collezionare gatti per la vecchiaia.

Il vero eroe di questo episodio però è Adam, che avevamo visto finora solo come un debosciato inetto, ma ci accorgiamo di averlo visto finora solo e unicamente con gli occhi di Hannah (“I’ve never seen him outside his house. I’ve never seen him with a shirt on!”) ma che invece ha una profondità maggiore come personaggio, sia per le problematiche personali, che per gli interessi e che in un fenomenale dialogo con Hannah, finalmente da vestito, la inquadra alla perfezione “You don’t wanna know me”. Ha perfettamente ragione, per Hannah il centro è lei stessa e tutto ruota attorno alla sua palese inconsistenza e improbabilità. È lei stessa a decostruire chi le sta attorno e minimizzarlo per renderlo più adatto al suo mondo di pigrizia e incapacità, così da sentirsi ancora importante e speciale.

In questo episodio, in conclusione, si fa un lavoro migliore, sia su tutti i personaggi, che sul quadro d’insieme e ci sono dei ribaltamenti di visuale che definiscono molto di più il contesto e elevano l’interesse per la serie. Dopo un episodio girato a vuoto (il quinto) e uno più intimista ma non organico alla narrazione (il sesto), con questo episodio torniamo a livelli decisamente alti.

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