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Girlboss: una ragazzaccia arrabbiata alla conquista della moda – la recensione della prima stagione

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Della fondatrice di Nasty Gal, la serie prende il nome ma non il cognome: la nostra Girlboss è Sophia Marlowe. Lo show di Netflix sembra seguire questo trend, portando la ragazza che ha creato un impero della moda prima dei 28 anni sulla propria piattaforma, ma con qualche licenza poetica.

Tratto dall’omonimo romanzo di Sophia Amoruso, in questi episodi conosciamo la ragazza che ha dedicato la sua vita alla moda vintage. 

L’energia che passi concentrandoti sulla vita di qualcun altro, è speso meglio lavorando su te stessa. (Sophia Amoruso, #GIRLBOSS)

Il potere del fare

Sophia è una millennial ante litteram: se oggi è normale pensare che un ragazzo nei suoi vent’anni non voglia un lavoro da dipendente ma crei le basi per un’azienda propria, non lo era certo 10 anni fa quando la storia inizia.

Sophia ha poco più di 20 anni e una grande passione per la moda vintage. Non è certo una persona facile con cui avere a che fare: indipendente al limite dell’asociale, lunatica al limite del bipolare, determinata al limite del prepotente, può fare affidamento solo sulla sua amica di vecchia data Annie.

La sua vita sta per cambiare in modo radicale, quando trova una giacca da motociclista che acquista per pochi dollari in un negozio di vestiti di seconda mano, rivendendola a dieci volte il suo prezzo su eBay.

Idea: diventare la boss di se stessa, vendendo vestiti online.

Il potere del fare si accompagna da un grande determinazione e dalla disciplina che solo una ragazza nei suoi vent’anni può avere.

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Tra rabbia a determinazione 

Una brutta recensione su eBay? La morte! 

La gioventù è per tutti la dicotomia tra rabbia e determinazione, per Sophia questa è portata all’estremo, diventando una guerra per la sopravvivenza. Scaturiscono scene divertenti, paradossali e tante soddisfazioni, ma soprattutto capiamo sin da subito che il suo bisogno primario è quello di unire passione e lavoro.

Certo, se deve calpestare qualcuno nel farlo, Sophia, non si preoccupa di chiedere scusa.

L’immancabile amica e un fidanzato troppo buono

La prima stagione copre due anni della vita di Sophia, superati grazie alla immancabile amica del cuore Annie, che ha l’arduo compito di non farle perdere il rapporto con la realtà, anche se a volte deve farlo in modo aggressivo, per salvaguardare i suoi sentimenti. 

Annie la sostiene sempre e la aiuta nella creazione di Nasty Gal, il futuro impero della moda online.

Una Girlboss può redimere un musicista?

Altra presenza fissa è il fidanzato “troppo buono”. All’inizio della loro storia lei, pur affascinata dal batterista, si comporta in modo incostante, piombando nella sua vita inaspettatamente. Le cose cambiano dopo aver passato due giorni insieme in vacanza, gli equilibri si pareggiano e lei si appoggia al bravo ragazzo. Same Old Story: anche le stronze si innamorano. 

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Karma is a bitch

Non puoi calpestare gli altri e iniziare una guerra con la lobby dei rivenditori di abiti vintage online senza ripercussioni.

Il rapporto con la sua famiglia diventa così una grande scusa per la sua chiusura verso il mondo.

Da un lato troviamo un padre che non crede in lei a causa del suo perenne cambio di umore (oltre ai frequenti licenziamenti e ai furti)  e che si preoccupa per lei a modo suo, mentre lei vorrebbe solo essere la bambina di papà, senza però dovergli qualcosa. Un comportamento che ci mostra il suo lato sensibile, ma anche un atteggiamento infantile. Tutto questo fa sì che Sophia non riesca a parlare con il padre.

Dall’altra invece c’è una madre che l’ha abbandonata. Sophia decide di andare a cercare la donna che ha lasciato la famiglia per seguire la carriera da attrice di teatro: una versione più vecchia e pazza di lei, a cui non recrimina nulla. Presentarsi da lei e urlare non sarebbe stato nel suo stile, ma quello che tutti ci saremmo aspettati.

Un lungo viaggio per fare pace con il passato per assicurarsi di non essere una brutta persona. No Sophia, non sei una brutta persona ma il karma viene a chiedere il pagamento di anni passati a calpestare i sentimenti altrui.

Sono davvero la figlia di mia madre.

Per quanto questo non sia il genitore su cui dovresti puntare, lo accattiamo e andiamo avanti.  

Tornata a casa, ormai estromessa da eBay, decide di fare un altro grande passo, creare un e-commerce tutto suo.

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Ma il miglior personaggio della serie è sicuramente la nonnina che la prende a schiaffi sulla panchina. Forse è lei la rappresentazione in carne e ossa del karma di Sophia o il suo animale guida.

La prima stagione di Girlboss: qualcosa non convince

Se il nuovo trend Netflix è quello di non creare più personaggi stereotipati ma più vicini alla realtà, dobbiamo dire che se Sophia non è bipolare, ha davvero problemi di controllo della rabbia.

Se hai voglia di prenderla a schiaffi nella prima puntata, sappi che ci siamo passati tutti. Come ormai ci ha abituato Netflix devi aspettare qualche puntata prima di fare un bilancio oggettivo di quello che stai guardando e 13 episodi da 20 minuti, per binge watcher professionisti come noi, è giusto un aperitivo.

Grazie al cielo la piattaforma streaming ha iniziato a pensare le serie come autoconclusive, quindi, quando salutiamo Sophia, il suo primo arco narrativo è finito in modo soddisfacente. 

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La colonna sonora spacca, il cast spacca (eccetto la risata di Robertson/Amoruso che è davvero fastidiosa), ma se puoi provare ammirazione per quella ragazza pazza e ribelle, non puoi innamorarti del suo modo di fare così lontano rabbioso a tratti euforico che ti fa girare la testa. Sophia è una girlboss, ma non certo la tua migliore amica.

In attesa del prossimo episodio e delle prossime recensioni ricordatevi di mettere like alla nostra pagina Facebook per tutte le novità su tv e cinema.

Girlboss - prima stagione
  • Ammirevole, ma non amabile
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