fbpx
Game of Thrones - Il Trono di Spade

Game of Thrones: cosa salvare e cosa buttare della settima stagione

Game of Thrones

La settima stagione di Game of Thrones si è conclusa da pochi giorni, dopo le canoniche recensioni, le news e gli approfondimenti è giusto tirare le somme di quello che è accaduto in questi sette episodi.

Game of Thrones è una serie anomala, iniziata come adattamento di una serie di libri e destinata a concludersi, prima di quest’ultima, grazie al lavoro creativo (e forse troppo) degli sceneggiatori. Il cambio di ritmo e di complessità della trama riscontrato nella stagione appena conclusa è dovuto a questo; all’improvvisa mancanza di una storia da adattare che mal si raccorda con la presenza di personaggi già ben evoluti.

Cosa vorremmo dimenticare della settima stagione di Game of Thrones

Game of Thrones

La settima stagione è stata contraddistinta da una fastidiosa trascuratezza per i dettagli e la logica dell’intreccio narrativo e politico che ha contraddistinto molte fasi delle scorse stagioni. Tralasciando il “teletrasporto” (per cui il premio va ai Dotraki) che in un’ottica di sospensione dell’incredulità possiamo anche accettare a favore di un ritmo più avvincente, il problema vero risiede nella scrittura dei dialoghi e nelle scelte di trama dettate forse troppo dal voler fare intrattenimento spicciolo.

Dialoghi scritti male che spesso hanno sacrificato l’impatto emotivo di scene importanti, come nell’incontro finale a Dragonpit, in cui lo scambio di battute rasenta il ridicolo e tutto il pathos che doveva permeare una delle scene più attese di sempre va in fumo. Inoltre personaggi capaci di fare dell’eloquio la loro arma, come Tyrion, Ditocorto e Varys diventano personaggi piatti e a tratti anche sacrificabili proprio perché mancano dell’arguzia che li ha contraddistinti in passato.

Se i dialoghi sono “molli” la trama della settima stagione è fin troppo veloce e sbrigativa. Game of Thrones ha insegnato alla televisione che il fantasy non è un genere fatto di sole battaglie tra orchi e elfi, che non necessita di maghi e fatine ma può invece raccontare intrighi di potere e politica fruibili a tutti, anche a chi non ha mai letto Tolkien. La settima stagione perde in complessità per guadagnare sul fattore spettacolo, ogni episodio è inaspettato, incastra dentro la sua breve durata una miriade di avvenimenti esteticamente meravigliosi e informazioni preziose per la storia. Abbiamo tre battaglie di cui una in mare, personaggi che cambiano strada improvvisamente, nuove relazioni amorose, gravidanze, draghi zombie, rivelazioni sul passato dei sette regni, reunions familiari, personaggi inutili che passano a caso (un caro saluto a Zion Benjen e Frittella) e l’arrivo del tanto atteso inverno. Tutto questo “pastone” di eventi finisce per dare la sensazione di leggera trascuratezza nei confronti della narrazione. Probabile che gli autori GOT abbiano dovuto seguire le indicazioni di Martin e quindi muovere i personaggi per raggiungere determinati punti finali della storia previsti dall’autore dell’opera, anche se forse potevano essere fatte delle scelte meno schizofreniche e caotiche (perché ricordiamolo “il caos è una scala”)

Cosa salviamo della settima stagione Game of Thrones

Game of Thrones

Restano sette episodi dal ritmo strepitoso, in cui ogni personaggio ha avuto il giusto tempo per mostrare al pubblico la propria evoluzione e la propria scena memorabile. Resta uno degli episodi migliori di sempre “The Spoils of war” capace di essere uno dei momenti televisivi migliori dell’anno. Resta un’ottima gestione spaziale dei protagonisti che finalmente ha portato dopo sei anni all’incontro tra la storyline di Daenerys e quella dei protagonisti di Westeros. Resta la CGI più bella del 2017  (non la più interessante perché quella è di American Gods) grazie alla quale abbiamo potuto ammirare, in tutta la loro potenza distruttiva, i draghi scaglia per scaglia. Resta il riscatto di Jamie Lannister, finalmente libero di essere il grande personaggio che è, e quello di Theon che continua a sopravvivere stagione dopo stagione regalando continue sorprese. Restano gli Stark capaci di non morire per sette episodi e di fare tesoro degli insegnamenti di Ned. Infine resta dell’ottimo intrattenimento televisivo, con i suoi difetti, le sue fragilità, le sue scelte discutibili e al limite del ridicolo (andiamo a morire per catturare un non morto, legarlo come un salame e portarlo in dono a Cersei), ma pur sempre il più avvincente.

La televisione che sia il 2017 o 1992, deve essere fatta pensando al pubblico che ne deve fruire senza mai abbassarsi al banale e cercando sempre di essere in parte diversi, ma con la giusta dose di fanservice, ritmo, leggerezza e approfondimento. Game of Thrones quest’anno ha deciso di seguire la strada dell’intrattenimento classico, piaciuta molto al pubblico generalista e un po’ meno ai lettori di Martin, e voi? Cosa ne pensate? Cosa cambiereste in questa stagione?

Good Luck!

Giudizio complessivo sulla settima stagione
  • Intrattenimento puro.
4
Sending
User Review
3 (4 votes)
Comments
To Top