Game of Thrones - Il Trono di Spade

Game of Thrones: i nodi che vengono al pettine. Recensione dell’episodio 8×02

game of thrones 8x02 recensione

Come passereste la vostra ultima notte sulla terra? O, forse, sarebbe più giusto domandarsi: come passereste la vostra ultima notte in vita? Del resto è questo che fanno i personaggi di Game of Thrones nell’episodio 8×02. C’è chi beve, chi canta canzoni, chi sperimenta le gioie dell’amore carnale per la prima volta.

Più di ogni altra cosa questo episodio focalizza l’attenzione sulle questioni lasciate in sospeso. Se il primo episodio era stato una sequenza di reunion senza fine, questo secondo episodio è il momento della resa dei conti. Non dei vivi con i morti – per quello dovremo aspettare ancora un po’ – bensì dei vivi con i vivi.

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Un Lannister paga sempre i propri debiti

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Credits: HBO

Jaime Lannister è il forse il fulcro più importante di questa puntata. L’avevamo visto arrivare a Winterfell alla fine dello scorso episodio come il “vecchio amico” che Bran stava aspettando. Non sorprende quindi che lo Sterminatore di Re sia messo a processo, considerata la quantità di gente che ha ferito in quel castello. Per giunta a processarlo è proprio la figlia dell’uomo e Re che ha assassinato. Le ragioni che aveva per farlo erano più che giustificate e la stessa Daenerys è ormai a conoscenza dell’indole folle di suo padre. Eppure non è semplice dissociare giustizia e buon senso avendo davanti il responsabile delle proprie sciagure.

Per colpa di Jaime, Daenerys è stata costretta a fuggire con il fratello e vivere in terra straniera. Costretta a subire un matrimonio combinato e tutto quello che ne è seguito. Jaime è la prova vivente di tutto ciò che lei avrebbe dovuto e potuto essere, personificata nell’assassino di suo padre.

Come previsto, Sansa non si schiera di certo con l’uomo che ha aggredito suo padre, portando alla sua cattura e successiva esecuzione. Jon – ancora sotto shock per la rivelazione “scottante” di Sam – è sempre per il “più siamo meglio è”, un generale pragmatico ormai proiettato alla battaglia in arrivo, che si è lasciato alle spalle ciò che può o non può essere successo anni prima. Un uomo che sa brandire una spada, per lui, è solo questo, nient’altro.

Resta lodevole però la risposta dello Sterminatore di Re: non si scusa per ciò che ha fatto in nome e difesa della sua casata. Un gesto quasi folle, considerato il suo pubblico. Chapeau, Jaime.

Bran e Jaime: le colpe e le responsabilità

Credits: HBO

Ma più di Daenerys o Sansa o Jon è la reazione di Bran che colpisce maggiormente. Senza troppi giri di parole il ragazzo rivela a Jaime di essere il Corvo a tre Occhi e, con fare criptico, dichiara “Le cose che facciamo per amore.”. Le ultime, famose parole del cavaliere prima di buttare il ragazzino giù da una torre.

Bran è diventato quello che è proprio grazie e a causa di quella caduta. Dal momento che non può più provare i sentimenti umani nella stessa concezione in cui li intendiamo noi, non potremo mai sapere se sia riconoscente a Jaime oppure lo incolpi per quello che gli è successo. Tirando a indovinare si può supporre un po’ entrambe.

La sorpresa di Jaime è tuttavia giustificata: Bran non ha rivelato a nessuno che è stato proprio il Lannister a gettarlo giù dalla torre che gli ha precluso per sempre la capacità di correre e camminare. Una sua parola sarebbe bastata a Daenerys per condannare Jaime. Ma non può combattere per loro se prima verrà giustiziato e questa è la ragione per cui l’ultimo figlio vivente di Ned e Catelyn Stark non ha rivelato le colpe di Jaime Lannister. Gli ha offerto, che lui lo sappia o meno, l’ennesima occasione di redimersi, agli occhi degli Stark e dei Regni degli Uomini.

And now my watch begins (di nuovo)

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Sulla scia delle reunion che continuano, Tormund, Edd e Beric arrivano a Winterfell, portando le nefaste notizie dell’avanzata dell’esercito dei non-morti. Tutti erano stati creduti morti in seguito alla caduta della Barriera e del castello di Eastwatch quindi è un sollievo per Jon poter riabbracciare i propri fratelli. Tra le scene più intense dell’episodio c’è proprio quella di Edd, Sam e Jon (e Spettro!) sulle mura della città. La loro avventura è iniziata quando sono entrati a far parte dei Guardiani della Notte ma la loro “guardia” ricomincia ancora una volta, come sottolinea Edd.

È commovente pensare a quante avventure hanno vissuto questi personaggi, cosa hanno affrontato e come sono riusciti a cavarsela nonostante le avversità. Certo, hanno perso “pezzi” per strada, compagni caduti per difendere i Regni dei Vivi. Lo zio Benjen, Pyp, il Comandante Mormort, Grenn. La loro guardia potrà essersi conclusa ma quella di Jon e degli altri non ancora. Non finchè ci saranno persone da difendere e loro avranno fiato per farlo.

Una Lady Mormont e una Lady Stark

sansa e daenerys

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Sulla scia di reunion che aspettavamo (anche se non sapevamo di averne bisogno) ci sono altri due momenti davvero belli. In primo luogo il confronto tra la piccola Lyanna Mormont e Jorah. I due, sebbene abbiano più l’età di un padre/nonno sono in realtà cugini (Lyanna è la figlia della sorella di Jeor Mormont, il comandante dei Guardiani della Notte, padre di Jorah). Il consigliere di Daenerys suggerisce alla sua Signora di restare nelle cripte, con le donne ed i bambini, ma non esiste al mondo che Lyanna Mormont non resti a combattere con i propri uomini. A combattere e morire con loro, se necessario.

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Anche Jorah si rende velocemente conto del fatto che lo spirito dei Mormont è impavido in sua cugina e non insiste. In fondo, è lei la signora della sua casata, l’ultima discendente dei Mormont. Lyanna è riuscita a risollevare l’orgoglio e l’onore di una casata il cui nome lui aveva contribuito ad infangare con le sue azioni.

Emozionante è altresì l’incontro tra Sansa e Theon. I due si sono lasciati dopo essere scappati da Ramsey per seguire strade molto diverse. Ma Theon è cambiato, nonostante tutto, anche se la strada della redenzione non si è ancora conclusa per lui. Ha salvato Yara, è vero, ed ora è tornato a Winterfell per combattere al fianco di Sansa e di Bran, a cui aveva così spregevolmente sottratto il castello. Sono molte le colpe che Theon deve espiare, forse troppe per non concludersi con una sua dipartita proprio sotto le mura della città in cui è cresciuto ed che poi ha tradito.

Gli addii sulle mura di Winterfell

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Ma arriviamo al preludio della battaglia. Mentre Missandei e Verme Grigio si salutano, con la promessa di andare a Naath dopo la fine della guerra (sappiamo tutti che uno o entrambi moriranno, vero?) e mentre Sansa e Theon mangiano zuppa, Samwell Tarly dona a Jorah una spada con acciaio di Valyria. Perché è importante? In primo luogo per la profezia di Azor Ahai ma principalmente per la fiducia che Sam pone nelle mani di uno dei più fedeli servitori della donna che gli ha ucciso padre e fratello.

Non credo che Sam sia stupido, sa perfettamente che quella spada non avrebbe nessun uso nelle sue mani, non servirebbe a svoltare le sorti della battaglia. Ma nelle mani di uno spadaccino come Jorah, che ha sconfitto uno dei Dothraki in un duello e che ha sempre dimostrato di essere un guerriero eccellente? Oh si, nelle sue mani quella spada potrebbe essere più che fondamentale!

Tre sono tuttavia le scene fondamentali, prima dell’inquadratura dell’esercito dei non morti. Una si svolge in qualche angolo dimenticato del castello; una nella Sala grande (o come si chiama) del castello e una nelle cripte, davanti alla statua di Lyanna Stark.

“Tu hai una figlia, io un figlio: uniamo le nostre casate”

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In fondo, Robert Baratheon l’aveva detto nel pilot, no?

Arya e Gendry si sono scambiati occhiatine e frecciatine fin dal momento in cui si sono ritrovati a Winterfell. A differenza di Sansa, Arya non è mai stata la sognatrice o la Lady che pensava al matrimonio o ai figli. Aveva smentito il tutto ancor prima della morte di Ned, quando aveva detto al padre che una vita da Lady in un castello non faceva per lei. Ma ha trovato la sua strada. Si è allenata, è diventata un’abile guerriera e ha chiesto ad un “amico” di fabbricarle un’arma che le permettesse di combattere con la stessa tecnica che usano gli altri con la spada. La sua arma di scelta? Un bastone con due punte di vetro di drago alle estremità.

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Ma l’interesse per la sua arma sfuma abbastanza velocemente e, dopo aver scoperto che Gendry è il bastardo di Robert Baratheon, la ragazza confessa quello che le frulla davvero nella testa. Stanno per morire, potrebbe essere la loro ultima notte in vita. Cosa ha voglia di fare? Quello che non ha mai fatto e che, viste le sue aspettative di vita, probabilmente non potrebbe più avere occasione di sperimentare: sesso.

Non è un atto romantico, almeno non nel senso tradizionale del termine. Arya è una donna forte ed indipendente, con uno scopo, che sceglie il come, il quando ed il con chi. Tutte cose per cui Sansa o Daenerys darebbero un occhio della testa, con il senno di poi. Non che Gendry abbia di che lamentarsi: è forse uno dei pochi che passa la nottata con una donna tra le braccia.

La chiusura di un cerchio: Ser Brienne di Tarth

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Credits: HBO

Il titolo dell’episodio 8×02 di Game of Thrones è “A Knight of the Seven Kingdoms”.

Perchè è importante? Perchè fin dal primissimo giorno in cui abbiamo conosciuto Brienne, quando ancora combatteva per Renly Baratheon e faceva parte della Guardia del Re, voleva diventare un cavaliere. Peccato che non ci fossero cavalieri donna nei Sette Regni – almeno fino ad ora. Sebbene sperassi in qualcosa di più romantico per quella che temo essere l’ultima sera che Jaime e Bienne passeranno insieme, credo non ci potesse essere una conclusione più degna di questa per la loro storia.

Jaime nomina Brienne cavaliere, davanti ad un gruppo improbabile di spettatori – tra cui Tyrion, che si alza in piedi per assistere, Jorah, un orgoglioso Podrick e ser Davos. Nessuno è tuttavia più felice di Tormund, che applaude entusiasta ad un evento il cui valore probabilmente non comprende neppure fino in fondo.

La nomina di Brienne offusca perfino la battaglia che sta per arrivare. Perché? Perché in un mondo che è sempre stato dominato da uomini, anche se ormai si trova al limitare di un precipizio, le donne hanno trovato un modo per emergere. Donne che si sono costruite un destino sconfiggendo le avversità, come Daenerys e Sansa; donne che hanno imparato a combattere, anche quando altri dicevano che non ce l’avrebbero mai fatta, come Brienne e Arya; donne che hanno imposto il proprio comando in contesti maschilisti e narcisisti, come Cersei e Yara.

Brienne è in quella scena non soltanto la prima donna dei Sette Regni a diventare un cavaliere. È un simbolo, reso tale proprio dall’uomo che ha imparato ad amare e rispettare nel corso delle loro mille avventure. Jaime riesce, dopo chissà quanto, a far sorridere Brienne. Ed è una gioia per gli occhi.

Ultima Targaryen… chi?

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Ultimo ma non meno importante è l’avvenimento che mette finalmente Daenerys davanti ad una scomoda e quanto mai pericolosa verità. Guardando la statua di Lyanna Stark, Jon – che è passato dal tenere al caldo la sua regina a trattarla come un ghiacciolo – confessa alla sua amante/zia di essere Aegon Targaryen, legittimo erede dei Sette Regni.

Ovviamente le reazioni di una ragazza che si è sempre sentita in diritto di fregiarsi del titolo di Regina sono comprensibili. Inizialmente Daenerys è incredula e subito dopo scettica. Insomma, comodo che gli unici in grado di confermare qualcosa che nessuno ha mai saputo siano proprio il fratello ed il migliore amico del presunto erede al trono di Spade. Perfino il tempismo della conversazione è ideale: i due non hanno il tempo di discutere realmente di ciò che la discendenza di Jon comporti perché un corno annuncia l’arrivo degli estranei.

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Avrei sperato in un confronto più teso, più lungo, in cui i due discutessero realmente delle ramificazioni del fatto che Jon sia un Targaryen. In fondo, senza considerare l’incesto, la legittimità di Jon vanifica la pretesa al trono di Dany, in maniera non troppo dissimile da come era accaduto per Renly e Stannis. I due erano fratelli, certo, mentre in questo caso è come se si parlasse del Principe George e del piccolo Baby Sussex.

Buona la seconda, in attesa della grande battaglia

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Credits: HBO

In conclusione un episodio molto più ricco ed intenso della premiere, che riporta finalmente il focus su quello che era riuscito a rendere Game of Thrones una serie tv così amata e così fondamentale sullo sfondo televisivo internazionale. Certo, i dialoghi continuano ad essere un po’ fiacchi, a mio avviso, ed è evidente che il tentativo è quello di lasciare che siano le situazioni a creare il pathos necessario. Purtroppo non è sufficiente e si sente la mancanza di dialoghi scritti bene e pieni di sentimento.

Grazie all’episodio 8×02 di Game of Thrones possiamo finalmente dire che quasi tutti i nodi sono venuti al pettine, o almeno i nodi più grossi. Dal discorso di Daenerys e Sansa, per esempio, sappiamo che nemmeno la battaglia con i non-morti risolverà la questione del Nord e della sua sovranità. Non sappiamo neppure come riusciranno i sopravvissuti di questo scontro ad eliminare Cersei, che in questo episodio è giustamente assente, circondata dai mercenari della Compagnia Dorata e dai suoi sogni di elefanti.

Abbiamo una settimana per prepararci alla battaglia di Winterfell. Allacciate i mantelli e lucidate le spade: ci saranno parecchi addii molto, molto presto.

Game of Thrones - 8x02 "A Knight of the Seven Kingdoms"
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Summary

Un episodio che da risposte a tantissime domande, portando ad una degna conclusione alcune storyline che ne avevano un disperato bisogno.

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