fbpx
Game of Thrones - Il Trono di Spade

Game of Thrones: recensione episodio 5.03 – High Sparrow

E’ sempre il momento del gioco dei troni a Westeros, dove un obiettivo raggiunto rappresenta solamente il punto di partenza per andare a raggiungerne un altro, su, su, in alto, fino al trono di spade. Mentre una volta le trame stabilite a bassa voce erano una prerogativa solo di Cersei e Jaime, ora la madre della follia è costretta ad assistere all’acclamazione di Margaery (che in fatto di affabulazione non è seconda a nessuno) da parte del popolo ancor prima che il matrimonio con Tommen venga celebrato, salvo poi diventare la vittima dei giochi della regina che prima prova a convincere il re ad allontanarla, a rispedirla a Castel Granito, poi, impunemente, le da della vecchia, dell’alcolizzata e senza troppi voli pindarici le confessa che lei e Tommen hanno passato la notte svegli. E lei, muta, accusa e medita vendetta. Finalmente al cospetto di un’avversaria degna contro cui combattere.

Chi non ha mai smesso di bramare nell’ombra è Ditocorto, che, alle spalle di Sansa, organizza il matrimonio (del secolo) con ilvlcsnap-165948 bastardo di Bolton. Per la serie: “non ti è bastato il primo psicolabile? ti diamo pure il secondo, che è anche peggio”. E poi riesce a vendere la pensata come un’ottima occasione per cercare vendetta.
Della stessa pasta è Stannis, che tenta di ammaliare Jon con la promessa del trono di Grande Inverno ricevendo in risposta il grande rifiuto, ma potendo ancora contare sul grimaldello della vendetta (e sempre contro i Bolton) per sperare che il giovane possa convincersi senza bisogno di ricorrere a Melisandre.

Poi ci sono Tyrion e Varys (il ragno tessitore, il re delle trame losche), talmente bravi ad orchestrare in seconda fila da non fare più notizia, anche perché il loro viaggio della speranza verso Daenerys (primo personaggio pubblico a cadere vittima delle imitazioni dei cosplayer) non è detto che termini con la conclusione sperata.
Chi finalmente la finisce di bramare nell’ombra è il “prode” Janos Slynt, che senza più l’ala protettiva di sir Alliser finisce dritto dritto con la testa nel secchio senza passare da Guardia Grigia.
Infine i Passeri, che non bramano, ma passano direttamente all’azione moralizzatrice, un po’ bigotti, un po’ eremiti, un po’ ad incarnare quegli isterismi tipici da fine del mondo.

In tutto questo bramare nell’ombra (e nella spasmodica ricerca della vendetta) però si finisce anche per perdere sé stessi: Sansa accetta di sposare il figlio, bastardo, dell’uomo che le ha sterminato la famiglia per tornare a Grande Inverno. Non male per una che era partita da casa con il sogno del matrimonio fatato con il principe azzurro e di passare la propria vita a dire cretinate con le ancelle di compagnia e a ricamare a maglia.
Tyrion ha talmente perso sé stesso, il proprio status quo, da non riuscire più nemmeno in quello che un tempo era il suo hobby preferito.
Arya, per conseguire la propria vendetta, è costretta a perdere se stessa, a spogliarsi dei propri vestiti e dei propri oggetti, per poter essere chiunque, l’uomo dai mille volti e perdersi così nell’oscurità. Metaforicamente devo morire per poi rinascere. Magari proprio come una specie di Frankenstein.
vlcsnap-163599
Per un attimo vediamo Reek che, nolente, costituisce il punto d’arrivo del viaggio intrapreso dagli altri compagni, rivoltato come un calzino o, se preferite, completamente scuoiato dalla pelle che lo rivestiva.
Jon invece rappresenta colui che rifiuta la nuova identità servitagli su un piatto d’argento. Talmente legato a se stesso e al proprio giuramento da preferire diventare il leader di un branco di assassini, stupratori e dimenticati da tutti piuttosto che tornare a casa come il Re del Nord. Anche se opporsi troppo al cambiamento, come insegna Janos Slynt, alla lunga non paga.
Nella masnada di personaggi che abitualmente Game of Thrones propone ad ogni puntata ci sono infine Brienne e i Passeri, che, come Reek, hanno perso la prima pelle, ma al contrario dello sfortunato Greyjoy, felici di essersela strappata di dosso e desiderosi di portare altri (Podrick o il resto del mondo) a seguire il loro esempio.
Adattarsi è il segreto per la sopravvivenza a Westeros, adattarsi, nascondersi e non farsi riconoscere per quello che si è abitualmente. Mai fidarsi delle apparenze, insegna di fatto Tyrion. Coloro che manifestano apertamente la loro condizione, d’altronde, sono gli schiavi, come quelli di Volantis, costretti portare un segno di riconoscimento, indelebile, che li lega perennemente alla loro condizione.
I padroni si nascondono, gli schiavi si manifestano.

Per restare sempre aggiornati su Game of Thrones, con foto, news, interviste e curiosità, vi consigliamo di passare per Game of thrones – Italian fans (fanpage e blog) e per Game of thrones Italia

Comments
To Top