Game of Thrones - Il Trono di Spade

Game of Thrones: Recensione dell’Episodio 5.09 – A Dance of Dragons

“Some say the world will end in fire, Some say in ice.

From what I’ve tasted of desire I hold wiht those who favor fire.

Buri f it had to perish twice, I think I know enough of hate

To say that for destruction ice is also great

And would suffice.

Come trattenersi dall’usare questo incipit, dopo aver visto il nono episodio di Game of Thrones? Perché, prima di diventare famosa in tutto il mondo grazie ad Eclipse e a Stephenie Meyer, la poesia di cui sopra era una delle più belle e intense del repertorio di Robert Frost, poeta americano di inizio XX secolo, e sembra riassumere proprio quello che questo episodio – forse un po’ troppo dispersivo, rispetto ai canoni a cui siamo abituati per un ‘Episodio Nove di Game of Thrones’ – voleva comunicare. Non ci perdiamo nelle lacrime di Sansa a Winterfell, né ascoltiamo la leonessa tirare fuori gli artigli a Kingslanding: stavolta ci sono soltanto l’estremo nord, rappresentato dalla barriera, e l’estremo sud, che include tutto da Dorne in giù, inclusi Braavos e Meeren. Ghiaccio e fuoco.

got_509_5Al nord troviamo uno sconsolato Jon Snow e il suo complesso della divinità: non sarà stato in grado di salvare tutti i bruti ma, come gli fa gentilmente notare Sam, è stato comunque in grado di salvarne molti e a portarli al sicuro, nei Sette Regni, al di là della Barriera. Ma le rassicurazioni non sono cose che possano influenzare Jon Snow o il suo buon cuore, rinfacciatogli da uno scontroso Ser Allister, che velenosamente predice che il suo buon cuore li farà uccidere tutti. L’immensa potenzialità del Nord e della Barriera, finalmente, emerge con prepotenza in questa stagione e non possiamo che esserne felici. Tutte le trame futili e noiose che avevamo sempre associato ai Guardiani della Notte sono scomparse dalla scorsa stagione, lasciando spazio ad una narrazione armoniosa, interessante e dalla regia per niente scontata. C’è un parallelismo, in questo episodio, in cui Jon guarda la barriera dal basso, quando solo dieci episodi fa, durante la battaglia, guardava quella stessa orda di Bruti dall’alto, pronto ad ucciderli: è l’evoluzione dello status quo ma anche l’evoluzione di un personaggio. Gli stessi bruti che, adesso, è pronto a difendere con la vita e la reputazione.

got_509_7Proprio come Jamie che, con abiti dorniani che gli donano più che mai, finalmente riesce a parlare con Doran e chiarire l’intenzione di riportare a casa Myrcella. Peccato che la giovane sia in preda ad una crisi ormonale e quindi solo la promessa che il suo amato verrà a casa con lei riesca a tranquillizzarla. Ma per quando ci piaccia pensare che la piccola parentesi sulla guerra sia interessante, pronunciata dalle labbra del silenzioso e riflessivo Doran, è solo quando Ellaria e Jamie si ritrovano nella stessa stanza, da soli, che assistiamo ad uno di quei momenti che tanto ci ha fatto apprezzare Game of Thrones. Dopo aver promesso al cognato la sua lealtà, Ellaria confronta Jamie, facendogli un dono più prezioso di mille tesori: la comprensione e l’accettazione. Il monologo della vedova di Oberyn è qualcosa di incredibile, che in un attimo zittisce la scena e perfino lo spettatore non può fare a meno di trattenere il fiato. Eccola lì, pensiamo, una donna che ha perso tutto e malgrado ciò è ancora in grado di stare davanti al fratello e amante del proprio nemico e donargli speranza, essere fiera e orgogliosa pur non avendo più carte da giocare. Non penso che Jamie abbia mai visto la sua relazione con la sorella nei termini posti da Ellaria, penso che invece sia sempre stato tanto oppresso dai pregiudizi e dai desideri di un padre esigente da non concentrarsi mai sulla felicità, sulla possibilità della felicità. Una felicità ancor lontana, se vogliamo pensare alla situazione di Kingslanding (a cui non si accenna, giustamente, lasciando i processi delle regine per il finale) ma non di meno un barlume di felicità.

La stessa che prova Arya, quando Ser Meryn Trant posa piede a Braavos, al seguito di un pomposo lord Tyrell. In un attimo tutta la maschera su got_509_3cui la giovane Stark ha lavorato negli ultimi tempi, tutti gli sforzi che ha fatto per lasciarsi alle spalle il passato, tutto viene meno: Arya Stark riemerge e, con lei, la sua sete di vendetta. Le parole che pronunciava, prima di andare a dormire, ogni notte, riecheggiano di nuovo nella sua testa e Meryn Trant è tra questi nomi. Con timore ma coraggio lo segue fino al bordello, dove scopre un punto debole non indifferente del suo nemico: posso usare il termine pedofilia o offendo qualcuno? Perché, benché io dubiti che possano esistere certe leggi nel mondo di Martin, è proprio quello che viene mostrato nella penombra di un bordello: un uomo adulto che vuole avere una ragazzina, che vuole portare a letto una povera ed innocente ragazzina. Se la storia di Arya ci è parsa noiosetta, perfino inutile fino a questo momento, ci rendiamo in realtà conto che non è ancora tutto, che finalmente anche per lei è arrivato il momento della ribalta come è accaduto al fratellastro. Ancora una volta Arya è vicina a vendicare la sua famiglia, ma non resta che chiederci se questo la porterà a scontrarsi con il suo nuovo (presunto) credo.

Lo stesso Credo che, su al nord, ci da la possibilità di assistere ad una delle scene più intense ed, insieme, cruente non solo di questa stagione ma got_509_2di tutta la serie fino ad ora. Sapevamo tutti che Stannis fosse devoto al dio del Fuoco e sapevamo che l’influenza di Melisandre fosse forte. Ciò che non potevamo immaginare, invece, è che questa influenza l’avrebbe portato a prendere in considerazione di bruciare la figlia, solo per la possibilità di vincere la guerra, di vincere il trono. Dopo aver mandato l’unico che sarebbe stato in grado di fermarlo, Ser Davos, via dall’accampamento, ci vuole poco per convincere Stannis al fatto che sacrificare la sua principessa, la piccola Shireen – che si offre, ingenuamente, di aiutare la causa paterna, con tutto l’amore che una figlia possa provare – al dio del fuoco. Le grida della bambina sono strazianti, molto più commuoventi della conversione radicale e del tutto poco credibile di Selyse, che non riuscirei ad amare nemmeno se mi riportasse in vita tutto il clan Stark. E’ una scena forte, appositamente cruda e difficile, forse una tra le più difficili che il mondo di Game of Thrones abbia mai dovuto affrontare.

Ma se ci illudiamo per un attimo che è questo il picco dell’episodio, siamo dei fools, perché non sarebbe un episodio nove di Game of Thrones got_509_6(degno di questo nome) se non accadesse il solito cliffanger alla fine. La fine, stavolta, si svolge nell’arena di Meeren, dove Danaerys viene accerchiata dai Figli dell’Arpia, muniti di armi e in netta superiorità numerica. I suoi soldati cadono come foglie al vento e in un attimo l’unica cosa che separa la Regina dalla sua morte sono i suoi pochi fedeli, più Tyrion, ormai un veterano delle battaglie senza possibilità di riuscita. Ma se gli occhi iniziano a luccicare, quando Missandei stringe la mano della sua regina ed amica, i peli delle braccia si rizzano tutti quando Drogon entra nell’arena, bruciando praticamente tutti quelli che gli capitino a tiro. La relazione con i draghi e la loro mamma è stata complicata, nelle ultime stagioni, per via della sempre maggiore differenza che li distingueva: razionalità da una parte ed istinto animale dall’altra. Ma i draghi sono di Danaerys e lei è la loro madre, è colei che gli ha dato la vita. Senza esitare, dopo una reunion che non necessità di parole ma solo di sguardi, la regina Nata dalla Tempesta sale sul dorso di Drogon e vola sopra la città che si è ribellata got_509_4contro di lei, dimostrando la sua forza e insieme la sua libertà.

Pur non essendo completamente soddisfatta, un po’ delusa dall’eccessiva frammentarietà dell’episodio, non posso negare che mi sia piaciuto. Il pathos si è percepito dall’inizio alla fine (soprattutto alla fine), mentre nelle scene d’azione riuscivano comunque ad emergere dialoghi significativi, che si trattasse di interi monologhi come nel caso di Ellaria o di semplici parole: ‘Proteggete la vostra Regina!’ ha gridato Daario, ‘Hai un cuore buono che ci farà uccidere tutti.’ ha sentenziato ser Allister, ‘Sono la principessa Shireen e sono tua figlia.’ ha ribadito la piccola Baratheon, ancora ignara del destino che l’attendeva. Siamo alla fine ma, in verità, è come se fossimo solo all’inizio, mentre ghiaccio e fuoco si scontrano ed emergono con prepotenza nelle vite e nelle decisioni degli abitanti di Westeros. Come finirà, nel ghiaccio o nel fuoco? E’ presto per dirlo o, forse, già troppo tardi…

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