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Game of Thrones - Il Trono di Spade

Game of Thrones: Recensione dell’episodio 4.02 – The Lions and the Rose

Elencare i pregi di una serie tanto osannata da pubblico e critica quale è Game of Thrones rischierebbe di scadere nell’ovvio e nel ripetitivo, ma non sarebbe possibile parlare di questo episodio se non sottolineando la capacità di Beniof e Weiss, affiancati stavolta da Martin in persona, di gestire più storyline in parallelo. A questo aspetto dobbiamo far riferimento, stavolta, per il motivo opposto: più storie vengono, infatti, mostrate, ma solo uno è l’evento che catalizza l’attenzione degli spettatori facendogli vivere tutto il resto come una digressione gradevole a vedersi, ma nondimeno quasi fastidiosa.

Carlost.netIl matrimonio tra Joffrey e Margaery traina l’intero episodio attraverso memorabili dialoghi prima e durante il banchetto nuziale. Game of Thrones deve parte del suo successo proprio alle interazioni tra i diversi protagonisti, fondamentali in una serie che, seppur ambientata al tempo di una guerra tra diversi pretendenti al trono di spade, non abbonda di epiche battaglie (anche se sono capolavori come quella di Blackwater Bay). Bastano pochi scambi di battute a caratterizzare i personaggi e i rapporti tra di loro. Come nella premiere di questa stagione, è ancora su Jaime che si concentra l’attenzione inizialmente, sul suo senso di inadeguatezza, sulla sua delusione di essere tornato in un posto che non era l’accogliente rifugio che ricordava, sulla sua paura di non essere capace di riscattare l’onore perduto a causa della invalidità. Gli verrà incontro proprio quel fratello che ha sempre amato nonostante la differenza di carattere e il disprezzo del resto della famiglia. Il brindisi di Tyrion ai fratelli Lannister definiti “il nano, il monco e la madre della pazzia” non è solo un caustico aforisma, ma anche un sottolineare quanto sia sovrastimato il valore del loro casato. Non c’è quindi ragione per cui Jaime debba vergognarsi a riprendere la spada (e sarà il fidatissimo Bronn il maestro di armi più adatto).

GameOfThrones4x02OberynCerseiSono ancora i dialoghi a rendere interessanti i festeggiamenti per le nozze reali (la cui magnificenza è forse visivamente meno imponente di quello che ci si sarebbe potuti attendere, eccezion fatta per il cameo dei Sigur Ros nel ruolo di menestrelli con la loro cover di Rains of Castamere). Se il dialogo tra Lady Olenna e Tywin Lannister sottolinea ancora una volta come siano loro a reggere i destini del trono (con la Regina di Spine a ricordare al suo interlocutore quanto i Lannister siano debitori verso i Tyrell), è Cersei a rendersi protagonista degli scambi di battute più eloquenti. Costretta a mostrarsi gentile con l’odiata Margaery (raggiante per il conquistato ruolo regale) e con ospiti chiaramente indesiderati, Cersei vede il potere sfuggirle di mano ed i tentativi di reagire a questa inesorabile constatazione si risolvono in capricciose sfuriate (come cacciare Pycelle e cancellare l’ordine di dare gli avanzi ai poveri) o in umilianti sconfitte. Su tutte sicuramente quella patita ad opera di Oberyn Martell e Ellaria Sand con il primo a rinfacciarle il perduto ruolo di reggente e la seconda a mettersi alla pari (lei bastarda di Dorne) con la superba figlia dei Lannister. Poche sono le scene dedicate finora ai Martell, ma perfette nel delinearne sia la pericolosità che la lussuria (e Loras, per nulla intimorito da un freddato Jaime, sembra gradire non poco questo aspetto).

GameOfThrones4x02joffreySebbene Game of Thrones sia una serie corale capace di dedicare il giusto tempo ad ogni suo personaggio mostrando tantissimo anche in poche scene, è indubbio che di questo episodio resteranno impresse le performance di Peter Dinklage e Jack Gleeson nei rispettivi ruoli di Tyrion e Joffrey. Costretto a fingere un inconcepibile disprezzo per la donna che ama tanto da doversene privare pur di salvarle la vita (e perfino Bronn si lascia impietosire dalle pene d’amore del Folletto), Tyrion deve subire le umiliazioni continue del sadico nipote. Lo scontro tra i due è ben tratteggiato dalla scena del regalo di nozze: un libro che vorrebbe ricordare a Joffrey quanto un re debba essere saggio e quanto lontano sia lui dal meritare il titolo reale. Ma Joffrey non solo è consapevole di non essere quel tipo di re, ma ne è anche fiero come dimostra distruggendo il dono con la seconda spada forgiata dall’acciaio di Ghiaccio. Joffrey non vuole essere un re saggio. Joffrey è troppo superbo per accettare che l’essere re significhi anche concedere agli altri qualcosa per ottenere molto di più (e Tywin di questo è maestro). Joffrey è troppo egocentrico per sopportare le formalità che l’etichetta imporrebbe e la noia che ostenta per tutti gli spettacoli che altri hanno organizzato per compiacere gli invitati è un eloquente segnale di questo suo ribellarsi alle convenzioni. Joffrey è troppo vendicativo per non trasformare il matrimonio in una celebrazione volgare e sconveniente di quello che ritiene essere il suo trionfo. Solo lui (con la tacita approvazione di Cersei) riesce a ridere dello spettacolo dei nani abili ad inscenare una rappresentazione che sintetizza in poche scurrili caricature tutte le offese che il sadico re vomiterebbe volentieri sullo zio, sul nonno, sui Tyrell e su tutti quelli da cui sa di non essere ammirato. L’umiliazione pubblica di Tyrion (inutilmente temperata dagli interventi di Sansa prima e Margaery poi e significativamente tollerata da Tywin) serve quasi da epitaffio a suggellare il percorso di un Joffrey che ha seduto sul trono senza mai capire cosa significhi regnare. Che è stato re senza mai esserlo davvero. E che muore, infine, in quello che doveva essere la sua apoteosi, accompagnato da una cover dell’inno dei Lannister, per la prima volta intonato in una versione malinconica che significa sconfitta e non vittoria. Mai morte fu più attesa dai fan. Mai morte fu più giusta. Mai attore meritò maggiori lodi quanto Jack Gleeson che è riuscito a rendere Joffrey un personaggio che si amava odiare.

GameOfThrones4x02RamsayLa morte di Joffrey marchia a fuoco questo episodio rendendolo di vitale importanza per il prosieguo della stagione. Ma “The Lion and the Rose” ha visto anche il ritorno di Brann (sempre più in controllo dei suoi poteri e consapevole della propria missione) e di Stannis (cupamente fedele ad una implacabile Melisandre nel pericoloso ruolo di educatrice per Shireen, la figlia prigioniera rinnegata persino dalla madre). Ma, soprattutto, ritornano in scena Ramsay Snow e Reek, come ormai è stato ribattezzato Theon. Applausi a scena aperta per Iwan Rheos e Alfie Allen capaci di mostrare in due sole scene (la caccia alla ragazza e la rasatura) tutto il sadismo del bastardo di Lord Bolton e la resa di Theon, spezzato a tal punto da non essere più un pericolo neanche se armato di rasoio e provocato dal perfido Ramsay. Molti sono i motivi del successo di Game of Thrones, ma sono soprattutto prestazioni come quelle di Jack Gleeson e Peter Dinklage, Iwan Rheon e Alfie Allen a spiegare perché cinque stelle non saranno mai immeritate per questa serie.

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