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Game of Thrones - Il Trono di Spade

Game of Thrones: Recensione dell’ episodio 5.01 – The wars to come

Banalmente, uno potrebbe affidarsi a Wikipedia e andare sul sicuro dicendo che “Game of Thrones è una serie televisiva statunitense di genere fantasy creata da David Beniof e D.B. Weiss che ha debuttato su HBO il 17 Aprile 2011” e cavarsela così a buon mercato. Ma poche (meno delle dita di una mano) sono le serie tv che hanno un seguito tale da generare un interesse mondiale che travalica i pur ampi confini del reame degli appassionati delle storie del piccolo schermo per tracimare impetuosa in articoli di giornale e servizi tele giornalistici. E anche la frase successiva sull’essere la serie una “trasposizione del ciclo di romanzi A song of Ice and Fire di George R.R. Martin” è ormai riduttiva perché, con l’esplicito assenso e la compiaciuta partecipazione dello stesso scrittore, la serie tv si è permessa alcuni cambiamenti e persino qualche accelerazione che le hanno fatto guadagnare una vita quasi autonoma (e così sarà a breve se davvero la prossima stagione arriverà prima del prossimo libro). Forse, la cosa migliore è lasciare che siano le immagini a definire cosa è “Game of Thrones” e calarsi negli intrighi della storia dopo essersi gustati gli affascinanti meccanismi ad orologeria della ormai proverbiale sigla.

GameOfThrones5x01CerseiJaimieSigla che precede, in questa premiere della quinta stagione, una domanda ovvia per ogni fan: quale personaggio apparirà per primo? A sorpresa, nessuno dei soliti noti perché le prime scene sono dominate da due ragazzine in cerca di una veggente nei boschi. Bastano però poche parole e soprattutto l’atteggiamento sicuro e sprezzante della più decisa delle due a far capire che quella scena è un quasi unicum: un flashback. Ed un flashback che torna alla mente di Cersei quando ancora era la promettente “Luce dell’Ovest” destinata a diventare regina e madre di re. Il silenzioso ossequio e la deferente obbedienza del septon che accompagnano il suo recarsi alla camera ardente del defunto padre le confermano che quelle della strega non erano vaneggiamenti opportunistici, ma drammaticamente veritiere profezie. Perché Cersei è stata regina ed il giovane figlio Tommen siede sul trono di spade, ma a tributarle un falso rispetto e a stringere la mano dell’inesperto re è quella Margaery Tyrrell la cui gioventù e bellezza non possono che ricordarle la terza parte della profetica visione. Un crollo attende Cersei e a questa paura la fiera figlia del leone che non può più ruggire reagisce abbandonandosi ad una cieca rabbia contro il mai amato fratello omicida Tyrion, ma anche e soprattutto contro il suo una  volta amatissimo Jamie, brutalmente accusato di essere il vero colpevole della morte dei Tywin. Un Jamie rassegnato alle guerre che li attendono non può essere di nessun aiuto ad una Cersei che annega nel vino bevuto senza sosta il timore che ormai il suo tempo sia passato. E quel passato non è neanche stato tanto glorioso come forse la ragazzina del flashback avrebbe sperato perché, anzi, è stato costellato di una lussuria malata e di colpevoli omicidi come le ricorda la figura quasi francescana di un quasi irriconoscibile Lancel. Eppure, quel passato Cersei deve tenacemente negare perché guerre stanno arrivando e si annunciano non con strepiti militari, ma con i modi melliflui di colei che più assomiglia alla giovane Cersei, quella Margaery che ha capito che, senza il potente Tywin, è suo il fiore destinato a sbocciare.

GameOfThrones5x01TyrionParadossalmente, le crude parole che meglio potrebbero descrivere lo stato d’animo di Cersei se avesse il difficile coraggio di farle proprie le dice proprio colui che con un colpo di balestra ha ucciso non solo il patriarca Lannister, ma soprattutto la sicurezza della casata. È Tyrion, infatti, a dire che “il futuro fa schifo come anche il passato”. Provato dalle pessime condizioni in cui ha viaggiato fino a Pentos (nuova location della serie) ma soprattutto dal senso di colpa per aver ucciso il pur non innocente padre e l’amata ma traditrice Shae, il folletto inconsapevolmente imita la sorella affidando al vino il compito di obnubilare la consapevolezza che nessun gioioso domani può attendere chi come lui ha rinnegato il suo stesso nome. A salvarlo da questa apatia suicida, prova Varys che ancora una volta mostra come le tele insidiose che il ragno ha tessuto avevano come unico scopo la salvezza di Westeros. Come spesso accade in “Game of Thrones”, cruente battaglie ed eroiche imprese sono solo il magnifico paravento dietro cui si nascondono coloro che muovono i fili degli eventi cercando di indirizzare dall’ombra i passi di chi è in piena luce. Come aveva fatto Tywin vincendo la guerra con gli Stark con la penna e non con le armi. Come sta cercando di fare il nuovo Lord della Valle Petyr Baelish mentre istruisce la sempre meno timida Sansa in viaggio verso una meta ancora imprecisata. E come di nuovo prova a fare Varys convincendo Tyrion che la pace sul continente occidentale può essere garantita solo da chi è più forte di Tommen, ma meno ferreo di Stannis; capace di farsi amare dal popolo come Margaery e non temere come Cersei, ma appartenendo ad una casata che ispiri rispetto per la sua storia. E che magari abbia anche i draghi. C’è solo una persona che possa corrispondere a questa descrizione ed il suo nome è l’unico capace di smuovere Tyrion dalla sua inedia tirandogli fuori anche una battuta in stile Troisi (perché il “posso bere fino a morire lungo la strada per Mereen” è la felice sintesi tra le due alternative del “bere fino a morire nel palazzo di Illyrio” e “cavalcare con me fino a Mereen” come lo erano i cinquanta giorni da orsacchiotto come compromesso tra i cento anni da pecora e un giorno da leone).

GameOfThrones5x01DanaerysUn solo nome: Daenerys Targaryen. La Madre dei Draghi è, infatti, il candidato ideale per essere lei la “più giovane e più bella” della profezia di Maggy. Il potente esercito formato dai valorosi Immortali (che devono pagare prostitute per permettersi di avere un po’ di tenerezza) e dall’abile Compagnia dei Secondi Figli guidata da Daario Naharis (ormai amante fisso della khaleesi) sarebbe già un convincente biglietto da visita a cui aggiungere la ancor più determinante carta dei draghi. Se solo fosse possibile ritrovare Drogon e domare Viserion e Rhaegal a lungo rinchiusi ed ora poco inclini ad obbedire ad una madre che ha provato a ripudiarli spaventata dalla loro naturale ferocia. E se solo Daenerys fosse in grado di capire che comandare è anche avere nemici (e i figli dell’Arpia sono lì a ricordarglielo) ed accettare compromessi (come riaprire le fosse gladiatorie a Yunkai e Mereen). Forse, ciò di cui l’orgogliosa erede dei Targaryen ha bisogno è qualcuno che le insegni cosa significhi regnare e non possono esserlo né la mite Missandei né il valoroso ma poco didattico sir Barristan. Né tantomeno Daario può essere più che un sincero consigliere. Che sia l’improbabile coppia Tyrion – Varys i maestri di cui Daenerys ha bisogno ?

GameOfThrones5x01JonChi, invece, è costretto a fare a meno di guide ed imparare da solo l’arte del comando è Jon Snow che, dopo la vittoriosa battaglia contro i Bruti, deve capire come barcamenarsi tra l’astio di Lord Allister Thorne comandante dei Guardiani Notturni e l’ingombrante presenza di Stannis Baratheon e dell’invadente Melisandre. Eppure, è proprio il plumbeo pretendente al trono (deciso a raggiungere il suo scopo conquistando prima il grande nord lasciato nelle mani insanguinate di Roose Bolton) a riconoscere a Jon il ruolo di leader che i suoi compagni tacitamente gli hanno già accordato. Non è, infatti, il nervoso Allister che Stannis convoca, ma è al bastardo di Ned Stark che viene chiesto di convincere Mance Ryder a inginocchiarsi ed aver salva la vita in cambio della sottomissione dei Bruti ai piani del fratello del fu re Robert. Una occasione per Jon di apprendere una importante lezione. Comandare significa anche rispettare il nemico sconfitto e tributargli l’onore che si è guadagnato evitandogli ingiuste umiliazioni. La freccia che uccide Mance sul rogo prima che possa urlare davanti ad un attonito Tormund è un messaggio per i Guardiani e per Stannis: Jon è pronto.

“Game of Thrones” ritorna, infine, con una premiere che non poteva essere altro che introduttiva perché i troppi morti della passata stagione avevano resettato le forze in gioco indebolendo sia gli Stark che i Lannister. Come dice il titolo dell’episodio, guerre sono in arrivo. È quindi tempo di prepararsi ricordando che, come recitava Cersei nella prima stagione, “when you play the game of thrones, you win or you die”.

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