fbpx
Game of Thrones - Il Trono di Spade

Game of Thrones: il vero inizio della fine – Recensione dell’episodio 8×03 – The Long Night

Game of Thrones - 8x03 - la recensione
IMDb

Lo abbiamo pensato tutti aspettando la premiere dell’ottava stagione di Game of Thrones. Ce lo siamo ripetuti con maggiore consapevolezza commentando quel primo tanto atteso episodio. È scritto a chiare lettere nell’aggettivo ultima che associamo al conto alla rovescia di quanto manca al finale. Eppure, è solo con questo The Long Night che davvero ce ne rendiamo conto. Game of Thrones sta finendo. E adesso sappiamo che non ci sarà un dopo.

Game of Thrones - recensione 8x03

Credits: HBO – Game of Thrones recensione 8×03

I giusti addii

Finire significa inevitabilmente dire addio a personaggi che sono stati con noi per tante stagioni. Game of Thrones non si è mai fatto scrupolo ad eliminare figure anche importanti nelle sette stagioni precedenti. Tuttavia, non è neanche piccolo il numero di coloro che ce l’hanno fatta ad arrivare dalle prime stagioni alla notte di questa battaglia per Winterfell. Ma è impensabile che tutti arrivino alle note dell’ultimo episodio di questa stagione per cui era questo il momento in cui alcuni dovevano scrivere la parola fine alla loro pluriennale storia.

LEGGI ANCHE: Game of Thrones – La battaglia di Winterfell – chi morirà nel terzo episodio?

E lo fanno nel modo giusto. Uniti in un sol corpo come lo sono stati sempre in una massa compatta che aveva senso solo come insieme e non individualmente. Perché la loro forza era la fierezza del gruppo e con questa indomita coesione hanno cavalcato incontro alla loro morte. Ma qui non siamo nel Signore degli Anelli e i Dothraki non sono i Rohirrim di Eomer. Perciò, la loro fiamma brilla per l’ultima volta spegnendosi con una rapidità che mostra fin da subito quanto duro sarà lo scontro con gli zombie del Re della Notte.

Giustamente speculare al loro sacrificio è quello di Jorah. Non tutti uniti contro un solo nemico, ma un solo eroe contro un’informe moltitudine di avversari. Difendendo la donna che è stata molto più che la sua regina, ma il motivo stesso per cui si trova lì in quel momento. Restandole accanto fin da quando era solo una sposa venduta come merce di scambio. Avendola vista rinascere come madre dei draghi. Essendosi redento ai suoi occhi. Avendo sconfitto anche una malattia incurabile. Si potrebbe cinicamente definire scontata la morte di Jorah difendendo Daenerys. Ma ogni altro finale sarebbe stato tradire il suo personaggio. È qui e così che la storia di Jorah doveva concludersi.

Game of Thrones - 8x03 - la recensione

Credits: HBO – Game of Thrones recensione 8×03

Tanti modi di dire addio

Come è qui ed ora che doveva dirci addio anche Theon. Lì dove appartiene. A casa sua. Riuscendo persino a strappare un grazie al solitamente impassibile Bran. Come per Jorah, anche per Theon non poteva esserci conclusione migliore. Restare ultimo baluardo contro l’orda che invade il giardino sacro fino a quando non ci sono più frecce o uomini. Chiedere perdono ed ottenere molto più che un assoluzione. Partire lancia in resta incontro ad una morte certa quando con Euron era scappato senza neanche provare. Era stato trasformato da Ramsey in Reek. Ma muore da Theon, figlio di Winterfell.

Ci lascia anche gran parte degli Immacolati e nel caos iniziale a perire è anche Edd, ultimo lord commander di quei Guardiani della Notte che possiamo ormai considerare scomparsi per sempre. La sua morte è veloce e quasi incolore in un velato ricordo di quanto accaduto a Pyp. Non quello che magari qualcuno si aspettava, ma si è preferito dare invece una degna morte invece a Lyanna Mormont che saluta restando coerente fino in fondo con il suo personaggio che preferisce sempre un incosciente coraggio ad ogni timoroso realismo.

LEGGI ANCHE: Game of Thones – Chi era Jenny of Oldstones?

La coerenza regna sovrana in molte degli addii di questo episodio di Game of Thrones. Ed è per questo che l’arrivo inatteso di Melisandre perde l’antipatico sapore di deus ex machina per diventare, invece, una giusta conclusione. La sacerdotessa del Dio della Luce era sempre stata alla ricerca, magari opportunistica, di colui che avrebbe posto fine al lungo inverno. Non poteva, quindi, assentarsi nella battaglia contro chi quel lungo inverno voleva portare. Ed è liricamente poetico che la sua morte sia volontaria. Come Beric è tornato più volte in vita perché la sua fine doveva arrivare solo dopo che la missione era compiuta, allo stesso modo Melisandre lascia quando lo scopo è raggiunto. Non serve più alcuna collana, ma solo dire addio in solitudine sotto lo sguardo ormai assolutorio di quel ser Davos che ha, infine, capito l’ossessione della sacerdotessa.

Game of Thrones - recensione 8x03

Credits: HBO – Game of Thrones recensione 8×03

I sopravvissuti con un perché

Game of Thrones è sempre stato avaro di battaglie, ma quando ha fatto scontrare eserciti ha sempre deliziato con episodi memorabili. Molta era, quindi, l’attesa per questa battaglia di Winterfell che si preannunciava grandiosa. E così è stato sebbene non nel modo che era lecito aspettarsi. Perché, in effetti, della battaglia per lunghi tratti non si vede poi granché.

Scelta coraggiosa vista la mole di critiche che sicuramente si attirerà. Ma corretta. Perché tutto avviene di notte e nella nebbia sollevata dal Night King e dal fumo dei fuochi. E perché ci trascina nella stessa situazione degli assediati che non sanno dove, come, quando il nemico colpirà. Ne risulta una confusione totale in cui è difficile talvolta capire chi sta combattendo contro chi. Fino a lasciare dubbi su chi si stia salvando nonostante tutto.

LEGGI ANCHE: Game of Thrones – 6 (+1) battaglie indimenticabili

In questo senso, Game of Thrones tradisce la sua proverbiale natura lasciando in vita molti personaggi la cui morte era stata pronosticata evidentemente con troppa fretta. Restano in vita, infatti, sia Jaime che Brienne, sia Tormund che Podrick, sia Verme Grigio che Missandei. Tutti si battono egregiamente creando quelle coppie che era facile prevedere. Anche nelle cripte il numero dei morti è praticamente ininfluente visto che tutti i personaggi con un nome restano in vita. Più che lamentarsi degli errori nel toto morto, vale la pena osservare come queste scelte suggeriscano indizi sui restanti tre episodi.

L’aver combattuto fianco a fianco cementerà ancora di più il legame tra Jaime e Brienne. Che l’unico cavaliere donna dei Sette Regni sia con il Kingslayer quando quest’ultimo dovrà decidere se diventare un Queenslayer? Lo sguardo complice e il dialogo pacificatore tra Tyrion e Sansa vuol forse dire che anche una pace tra gli acerrimi rivali Stark e Lannister potrebbe essere possibile se non ci fosse Cersei? Il coraggio perduto e poi ritrovato del Mastino è il prodomo necessario per il tanto atteso Cleganebowl tra lui e la Montagna? Che Gendry sia rimasto vivo per completare la profezia di Robert nella prima puntata sulla futura unione tra Baratheon e Stark seppure nel modo più imprevisto?

Eventi da tramandare alla storia di Game of Thrones che un Sam in felice compagnia degli ancora vivi Gilly e Little Sam scriverà nella scena finale dell’ultimo episodio?

Game of Thrones - recensione 8x03

Credits: HBO – Game of Thrones recensione 8×03

Il Night King e il non fan service

Game of Thrones sta davvero finendo, dicevamo all’inizio. E questo significa che anche le storyline principali devono chiudersi. Su tutte quella del Night King. Era il finale giusto? Era questo il modo corretto di terminare uno dei due pilastri di otto stagioni?

Inevitabilmente, si. Sarebbe stato oggettivamente difficile immaginare una Battaglia di Winterfell con il Night King trionfatore. Per tanti motivi. La sua furia non si sarebbe fermata con la morte di Bran. L’esercito infinito dei resuscitati non avrebbe lasciato scampo a nessuno dei protagonisti. La sua vittoria avrebbe automaticamente reso superflui i restanti episodi. Jorah non avrebbe potuto salvare all’infinito Daenerys e urlare contro Viserion non avrebbe spento le fiamme che avrebbero incenerito Jon.

LEGGI ANCHE: Game of Thrones – Chi è il “Principe che fu promesso”?

Il Night King doveva morire perché solo così Game of Thrones poteva continuare. Ed, allora, non è fan service lasciare che a ucciderlo sia Arya. La più piccola delle sorelle Stark è diventata un’arma letale per il desiderio di donare la morte a chi era stato causa dello strazio della sua famiglia. Ma ora il suo addestramento acquista un senso diverso. Arya non è più una portatrice di morte, ma colei che ha ucciso la morte stessa per donare la vita alla sua famiglia. Poco importa che Arya non rispetti la profezia su Azor Ahai e il Principe che fu promesso. Quel che conta è che lei sia la persona giusta. Ed è giusto che il pugnale che doveva uccidere Bran sia ora l’arma che lo salva chiudendo un cerchio che ritorna a sé stesso dopo che tutti coloro che lo hanno percorso sono profondamente cambiati.

Con The Long Night, Game of Thrones si avvia davvero alla conclusione. È tempo di prepararsi sul serio a questa ormai ineluttabile verità.

Game of Thrones 8x03: The Long Night
4

Giudizio complessivo

Tanti addii e tanti sopravvissuti per dire che Game of Thrones sta davvero finendo

Sending
User Review
3.68 (40 votes)
Comments
To Top