Galavant

Galavant: Recensione degli episodi 1.01/1.02 – Pilot/Joust friends

C’era una volta un prode cavaliere, uccisore di draghi, amato dal popolo, di regale aspetto e ancor più nobili virtù. Si innamorò della più bella tra le belle e da lei fu ricambiato in una magnifica storia d’amore tra giorni sempre lieti ed appassionati incontri a letto. Ma un re malvagio ed inetto si invaghì della bella dama del valoroso cavaliere e la fece rapire dal suo perfido capitano delle guardie. La portò prigioniera in un castello turrito e la costrinse a sposarlo promettendole ricchezze e potere. Ma il nobile cavaliere sfidò eroicamente l’esercito del re cattivo e, veloce sul suo puro destriero, raggiunse la sua bella proprio un attimo prima che lei dovesse pronunciare i voti nuziali. Si disse pronto a battersi contro il feroce capitano pur di riaverla promettendole una vita piena di amore. E lei scelse … di sposare il re cattivo. Si, perché va bene l’amor cortese e il sesso tre volte al giorno, ma, oh, che vuoi, si sta troppo bene a fare la vita della regina che tanto poi al re gli fai credere di aver fatto un voto di castità e intanto ti dai alla pazza gioia con il buffone di corte e chiunque altro ti piaccia.

Galavant1x0102GalavantÈ questa farsesca premessa l’incipit di “Galavant”, la breve serie (solo otto episodi da 22 minuti ciascuno) con cui ABC ha pensato di riempire la pausa tra le due parti della quarta stagione di “Once upon a time”. ABC significa Disney e mai come in questo caso l’accoppiata non è casuale. Come già era successo proprio per “Once upon a time” che ha pienamente saccheggiato il disneyano “Frozen” finendo per diventarne quasi un sequel, anche “Galavant” è debitore nei confronti della casa del topo. Non perché prenda in prestito qualche personaggio dalla smisurata riserva dei classici per bambini, ma perché il mondo in cui si muovono il cavaliere Galavant e il suo fido scudiero Sid, il re Richard e il capitano Gareth, la regina Madalena e la principessa Isabella è quello dei tanti reami incantati che la Disney ha prodotto negli indimenticabili classici dedicati alle sue principesse (Cenerentola, Biancaneve, Aurora). E perché, come in un cartoon Disney, la musica ha un’importanza capitale visto che tutti i personaggi (dai protagonisti alle comparse) cantano e ballano come in un musical. Solo che, come si sarà capito dalla premessa, “Galavant” non è una storia di eroici cavalieri e nobili dame, ma una spensierata parodia in musica. E così Galavant, distrutto dall’abbandono impensabile della sua amata, diventa un ubriacone puzzolente e incapace facile da ingannare e difficile da riabilitare. La bella dama Madalena è un’opportunista fedifraga che pensa solo a soldi e gioielli e a come cornificare un marito inetto buono solo a fare da bancomat regale. Il re cattivo uccide e invade reami solo per capriccio senza neanche capire o ricordare perché lo sta facendo ed è tanto poco virile che deve farsi imboccare dal suo chef come un bambino capriccioso e prendere lezioni dal suo macchiettistico capitano delle guardie. Anche la bella principessa Isabella, che pure dovrebbe essere una figura positiva che aiuta l’eroe perduto a ritrovarsi, è invece una imbrogliona pro domo sua che non esita a mentire e a civettare a seconda della convenienza del momento.

Galavant1x0102RichardIl mondo di Galavant è in tutto e per tutto quello classico delle fiabe al punto che, qualora non fosse sufficientemente evidente, ci viene detto subito (con quel “a fairy tale cliché” cantato da un sorridente uomo alla gogna all’inizio del pilot). Un mondo finto medioevale che si diverte a copiare in tutto e per tutto le fiabe che tutti hanno adorato da bambini, ma anche quei mondi fantasy che oggi fanno il successo di serie ben più impegnate (e, non a caso, un cartello indica la strada per “Winterfell”). Su questo fondale che ispirerebbe storie di sangue e morte, di eroismo e cavalleria, si muovono invece personaggi che, come in musical anni cinquanta o in nostrano musicarello, non perdono occasione per esibirsi in canzoncine dal ritmo orecchiabile e il testo tanto leggero che subito vola via. Anche perché spesso questi momenti musicali sostituiscono il racconto di esperienze passate o i dialoghi tra i personaggi o rappresentano un modo per esprimere i propri sentimenti accompagnandosi con balletti volutamente fuori luogo che non si vergognano di sfiorare il ridicolo. La divisione in episodi che durano la metà del formato tipico è una scelta insolita, ma indovinata per evitare che il ripetersi di canzoncine e momenti nonsense (con il gioiello del regno di Valencia che ha lo stesso valore di un gallo paesano) divenga eccessivo stancando lo spettatore consapevole che ogni gioco è bello finche dura poco (e “Galavant” è decisamente uno scherzo buffo che vuole solo divertire).

Galavant1x0102MadalenaLa natura parodistica della serie richiede agli interpreti un duplice sforzo. Da un lato devono essere credibili nelle vesti (invero ben fatte) di personaggi delle fiabe. Dall’altro, devono sapere prendersi in giro. E devono saper cantare ovviamente (qualità questa che non ha bisogno di essere eccelsa essendo le canzoni poco impegnative dal punto di vista vocale). Un casting, quindi, difficile da fare, ma che ha raggiunto felicemente il suo obiettivo. Joshua Sasse e Timothy Omundson sembrano essere, infatti, perfettamente a loro agio nei panni di Galavant e re Richard con il primo bravo a impersonare un cavaliere decaduto che ci prova con alterne fortune a tornare quel che era e il secondo efficace nel rendersi ridicolo mutando espressioni del viso e tono della voce. La bellezza di Mallory Jansen ne fa la principessa delle fiabe ideale, ma è la sua capacità di mostrarsi perennemente scocciata e approfittatrice a fare di Madalena un personaggio caricaturale e proprio per questo adatto ad una serie come “Galavant”. Altrettanto convincente è Karen David, bella senza essere eterea, mentre Vinnie Jones ha il physique du role e l’espressività giusta per parodiare quasi sé stesso con il personaggio di Gareth.

“Galavant” è una serie insolita, un’originale accoppiata di parodia e musical. A tratti, la storia sembra essere fin troppo banale e le gag anche scontate e facile è immaginare fin dal primo episodio quale sarà il finale. Ma è anche un divertissement senza pretese, un esperimento scanzonato che non vuole altro che riempire un buco in modo semplice e rilassante. È una serie che può risultare incredibilmente piacevole o tremendamente fastidiosa. Impossibile darne, quindi, una valutazione seria ed oggettiva perché seria ed oggettiva non vuole essere. E allora? E allora canta che ti passa.

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