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Fringe

Fringe: recensione degli episodi 5.12/5.13 – Liberty/An Enemy of Fate (Series Finale)

Tutto cominciò nel 2008 con un pilot di quasi due ore. Lost si stava per avviare alle sue ultime due stagioni e tutte le reti erano lì che cercavano disperatamente una serie che ne sapesse raccogliere la pesante eredità, facendo immediatamente breccia sul pubblico desideroso di continuare a risolvere misteri ed enigmi. Se a tutto questo aggiungiamo che il “nuovo Lost” porta la stessa firma del creatore dei misteri del volo della Oceanic 815, allora il gioco è fatto e in casa Fox possono già cominciare a festeggiare la partenza col botto di quello che loro considerano l’X Files del nuovo millennio.

Fringe_512-03La serie parte come un procedurale dove i case-of-the-week vedono al centro il team Fringe dell’FBI di Boston che in ogni episodio si occupa di risolvere le indagini della così detta scienza di confine, ovvero quei casi troppo surreali per essere veri ma che dietro di loro portano con sé una spiegazione scientifica del tutto plausibile. Già dalla sua prima stagione Fringe non disdegna però di introdurre degli elementi che saranno la colonna vertebrale (leggi: trama orizzontale) delle sue stagioni a venire. Ma ad un certo punto il giocattolo comincia a scheggiarsi: la trama prende delle direzioni rischiose, in certi momenti si brancola nel buio senza riuscire a trovare un appiglio e certi passaggi sembrano non essere del tutto chiari a chi segue la serie. Aggiungendo a tutto questo un crollo verticale degli ascolti che mettono più volte a rischio la sopravvivenza della serie (che dall’importante slot del giovedì sera viene retrocessa al venerdì, il giorno-purgatorio per qualsiasi serie tv) sembra che Fringe sia destinato a non oltrepassare le tre stagioni. Ma i fan dello show, una volta tanto elemento importantissimo per la sopravvivenza di una serie tv, non vogliono ancora disfarsi di un giocattolo sì scheggiato, ma non ancora del tutto rotto. Ed è così che Fringe, tra una botta e l’altra, riesce a portarsi a casa cinque stagioni.

Per chi scrive la quinta e ultima stagione è stata una grande delusione. Partita nel migliore dei modi, come successo ad altre serie, il salto temporale in avanti non ha portato quel tipo di giovamento che la serie richiedeva ormai da una stagione e mezzo. Anche Fringe in un certo qual modo è stata colpita dalla maledizione delle ultime stagioni dei serial creati da J.J. Abrams, basti pensare a Alias e allo stesso Lost.

Sebbene i soli 13 episodi ordinati erano un buon auspicio affinché non si girasse a vuoto come successo più volte nelle precedenti stagioni di oltre 20 episodi, purtroppo bisogna constatare che gran parte di quest’ultima stagione è stata letteralmente sprecata nell’infinita ricerca delle videocassette ambrate dove Walter Bishop aveva registrato il piano per sconfiggere gli Osservatori.

Ma eccoci giunti al doppio episodio finale che chiude (per sempre?) il sipario su Fringe. Dopo una stagione altamente mediocre, speravo con tutto me stesso che almeno il finale fosse in grado di sorprendermi, emozionarmi e coinvolgermi così come hanno fatto tanti episodi delle passate stagioni. E così è stato. Fringe_513-01

In Liberty, il primo dei due episodi, la protagonista assoluta dei 40 minuti è Olivia, che torna con prepotenza al centro della scena dopo un lungo periodo in cui la sua presenza era diventata spesso appannata e sottotono. C’è da recuperare il bambino Osservatore, consegnatosi (quasi) direttamente tra le mani di Windmark. Essendo troppo rischioso un blitz dove il bambino viene tenuto prigioniero, Olivia decide di andare a “scomodare” la divisione Fringe dell’universo alternativo per farsi aiutare ed è un piacere ritrovare una Bolivia visibilmente invecchiata (per loro il tempo è passato) e a capo della Fringe Team, oltre ad essersi costruita una famiglia con l’agente Lee, vincitore di un terno al Lotto dopo la sua decisione di restare nell’altro universo. Il piano va a buon fine e il bambino Osservatore è di nuovo tra le mani dei nostri.

E’ nel secondo e ultimissimo episodio, An Enemy of State, che si rivede tutto il vecchio Fringe. Lo rivediamo nella straordinaria quanto emozionante scena che vede coinvolto Walter Bishop con suo figlio Peter. Il loro rapporto è stato una delle cose più belle e intense che Fringe ci ha regalato nel corso di questi cinque anni consegnando alla storia il più bel legame tra un padre e un figlio in una serie tv. Ma da lucciconi agli occhi è stato anche il momento in cui Astrid ritrova Gene, la mucca di Walter anch’essa ambrata ed è lì che il dottor Bishop, colmo di emozioni, chiama Astrid per la prima volta con il suo vero nome. Da antologia la scena in cui Peter e Olivia fanno fuori gli Osservatori usando tutti i mostri e le creature al centro dei casi fringe delle prime stagioni.

Fringe_513-02In questa recensione mi sarei potuto dilungare di più su quel che è successo a livello di trama, su come si possono spiegare certi tipi di scelte effettuate dagli autori in fase di scrittura ma non l’ho fatto per il semplice motivo che non ho nulla da rimproverare a questo splendido finale di serie. Era quello che desideravo di vedere, non una semplice risposta ad enigmi rimasti ancora insoluti, non un colpo di scena dopo l’altro ma assistere a scene emozionanti, intense, potenti, tanto nella scrittura quanto nella recitazione di un cast costantemente snobbato dai grandi premi. E’ un piacere vedere un Fringe che cita sé stesso nel migliore dei modi e d’ora in poi non starò certo qui a pensare a quello che poteva essere e invece non è stato fino in fondo. Fringe termina il suo percorso regalandoci un grande dose di speranza e positività, con l’augurio che tutti noi, un giorno, possiamo trovare nella cassetta delle lettere il nostro tulipano bianco.

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