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Fringe

Fringe – 5.06 Through the looking glass and what Walter found there

La mia recensione non può che essere una dichiarazione d’amore per Fringe. Un telefilm che ho adorato per cinque anni e che, anche nei suoi momenti d’incertezza, ha sempre saputo rimanere fedele a se stesso.

Lo sappiamo tutti quanto sia difficile, nel mondo televisivo attuale, portare avanti una serie di fantascienza e che palle d’acciaio ci vogliano per riuscirci. Fringe ha avuto i suoi alti e bassi, i suoi twist di trama più o meno riusciti, ma ai suoi creatori va riconosciuta una tenacia invidiabile (grazie anche alla FOX). Andando ben oltre ai fantasiosi mostri della settimana e alla sua scienza straordinaria, nei suoi cinque anni di vita Fringe non ha fatto altro che sviscerare e declinare in mille modi diversi i temi a lei cari: l’uomo, la sua essenza, la sua coscienza, il suo posto nell’universo, i suoi limiti e le sue fondamenta… tutto ciò, insomma, che ci rende le persone che siamo. E poi l’amore, che per quanto scontato possa suonare, è il motore di tutto.

Il punto di origine di Fringe è una tragedia. La perdita di un figlio e le ripercussioni di un dolore così grande da unire e distruggere interi universi. Non ci sorprende quindi che la perdita di un figlio sia il tema che di nuovo ricorre in questa ultima breve stagione. La morte di Etta dopo così pochi episodi ci ha sorpresi tutti, ma ora che ne vediamo i parallelismi con quanto accaduto a Walter, ci viene da considerarla quasi necessaria. Gli autori hanno saputo rendere a meraviglia il lutto di Peter e Olivia in questi episodi, spargendo piccole scene silenziose e pacate, che parlano più di mille pianti strazianti.

All’inizio di questo episodio Fringe ci offre una variante alla classica scena della segreteria telefonica ascoltata e riascoltata.  Siamo nel futuro e quindi il messaggio è in 3D. C’è un’ Etta bella e serena, con un sorriso da spaccare il cuore. Il povero Peter che la guarda e riguarda. Dopo poco Olivia si unisce a lui, stringendolo in un tenero abbraccio, ma la distanza tra i due, pur essendo diminuita in un senso, si è spalancata in un altro. Peter non ha il coraggio di confessarle quello che ha fatto con l’impianto dell’Osservatore e noi per la gran parte dell’episodio restiamo ad interrogarci su quali conseguenze porterà il suo gesto folle. Se Walter era stato disposto a tutto per salvare suo figlio, Peter sembra pronto a fare altrettanto per vendicare, o per lo meno per non rendere vana, la morte di Etta. Il percorso è comune, la discesa agli inferi sembra altrettanto inevitabile. Chi sarà in grado di arrestarne la caduta?

Il motore attivo dell’episodio è ancora una volta la caccia al tesoro organizzata da Walter, che per quel che mi riguarda funziona a volte e a volte mi pare un tantino forzata. Ma la sopporto bene quando serve da spunto per ulteriori approfondimenti dei personaggi. La cassetta appena recuperata porta i nostri eroi a cercare nuovi indizi niente popo’ di meno che in un mini universo parallelo creato apposta da Walter e dal suo misterioso amico Donald. Una sacca dove spazio e tempo sono confusi e intricati ma che è il luogo perfetto per nascondere qualcosa di prezioso. Il palazzo senza capo né coda è piuttosto impressionante e disorientante ma non mi piace tanto la luce verde/blu che hanno scelto per tutte le scene.

Dalla registrazione di Walter scopriamo che il prezioso elemento che stanno cercando altri non è che una nostra vecchia conoscenza: il bambino osservatore che avevamo incontrato nella prima stagione. Ormai i riferimenti e i rimandi a eventi passati si sprecano e mi strappano sempre un sorriso. Purtroppo però del pelatino non c’è traccia e ai nostri non resta che dedurre che Donald, credendo Walter morto, abbia provveduto a trasferirlo da qualche altra parte, lasciando indietro solo una radio apparentemente rotta.

La delusione è tanta e tutto precipita quando gli Osservatori incominciano ad apparire dal nulla. È a questo punto che possiamo tastare con mano i primi risultati dell’impianto. Peter, novello Neo, rimasto indietro per creare un diversivo, è costretto a un faccia a faccia violento con un Osservatore. Ma lo scontro è alla pari perché Peter sembra aver acquistato una maggiore velocità e forza e addirittura la capacità di “teletrasportasi” tipica degli Osservatori. Quando apparendogli dietro le spalle, Peter gli spezza il collo io non so se essere esaltatissima o davvero preoccupata. Che sia l’inizio di un inesorabile conversione? Peter rischierà nuovamente di perdere se stesso?

Eppure è il Peter che conosciamo e amiamo quello che in treno rassicura suo padre. La frustrazione per la difficile ricerca si sta facendo sentire e da quando Walter ha recuperato le parti di cervello rimosse da Bell, ha l’impressione di stare tornando quello che era prima della perdita di suo figlio: un uomo con manie di onnipotenza, pronto a tutto pur di raggiungere i suoi scopi. Le scene tra Peter e Walter sono sempre state tra le mie preferite e sono sempre state un po’ il cuore di Fringe. E questa non è da meno. Entrambi gli attori sono perfetti e quando Peter pronuncia quel “dad” che solo una volta gli era uscito di bocca in precedenza, mi rotola una lacrima sulla guancia. Spettacolo!

Adoro questi personaggi. E saranno loro che mi mancheranno tantissimo quando lo show sarà finito. È incredibile come Fringe sia riuscito a mantenerli sempre vivi e mai scontati, incastrandoli nelle situazioni più intricate, sdoppiandoli e triplicandoli eppure mantenendone sempre saldo il cuore. Ora che anche Peter ha un suo ruolo importante io non posso chiedere di più!

Una manciata di considerazioni e domande per concludere la mia recensione:

* Peter inizierà a perdere i capelli?
* Come agiranno gli osservatori sapendo quello che ha fatto?
* E Donald… ma chi cavolo è? Non lo vediamo in faccia perché ancora non hanno scelto l’attore adatto o perché si rivelerà essere una vecchia conoscenza?

Purtroppo ci restano solo pochissimi episodi per scoprirlo………..

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