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Freaks! The Series: intervista esclusiva di Telefilm Central al cast della web serie

Sfidando un manipolo di ragazzine urlanti, tutte in fila per farsi autografare una copia del libro e farsi una foto con Willwoosh, siamo riusciti a realizzare un’intervista a tre dei componenti di Freaks!, la web serie campione di contatti su YouTube. Presenti alla Feltrinelli di Firenze per presentare il libro Freaks! Tutti i segreti, Guglielmo Scilla, Claudia Genolini e Giampaolo Speziale hanno risposto gentilmente alle nostre cinque domande.

 

Cominciamo a parlare del libro intitolato Freaks! Tutti i segreti che raccoglie le foto del backstage, i segreti della realizzazione della web serie, le storie private di voi protagonisti e molto altro ancora. Per realizzare un libro di oltre 250 pagine immagino che ci fosse molto materiale da raccontare. Volete anticipare qualche curiosità ai lettori di Telefilm Central che possiamo trovare all’interno del libro?

Guglielmo Scilla: “Di base, quello che a noi piaceva era l’idea di realizzare un libro, ossia di trasformare tutte quante l’idee che avevamo (tante!) e che in video avrebbero richiesto molto più tempo – perché l’editoria sotto questo punto di vista sfrutta solo gli investimenti e la moneta della tua immaginazione – in un progetto editoriale, che era una cosa che ci piaceva tanto, proprio perché c’erano due cose che non avevamo la possibilità di fare in video. Parlare veramente di Freaks! La cosa bella del libro, senza svelare troppo, è proprio la possibilità di vedere quello che è stato per ognuno di noi Freaks!, che non è solo un prodotto finale. La prima stagione è uscita come un fungo in una settimana ma aveva sei mesi nei quali noi non abbiamo parlato perché ci divertivamo a pensare che le persone credessero che non esistesse la cooperazione fra di noi, cioè a noi arrivavano un bel po’ di commenti che ci dicevano che ci odiavamo a vicenda, non sapendo che in verità stavamo diventando amici. La prima parte del libro è andata a creare una sorta di documentario scritto che tira fuori veramente quello che pensiamo del prodotto, come abbiamo lavorato, come ci troviamo tra di noi. Un’altra cosa che ci è piaciuta tanto era continuare a parlare di Freaks! perché la storia è veramente grossa, cioè quando uno dice che non ci capisce niente ha ragione, perché bisogna essere molto attenti, devi seguirla tutta quanta, devi avere uno spirito minimo analitico per poterla capire. Poi ti può comunque divertire perché è piena di cose carine, però al livello della storia avevamo due esigenze: una era divertirci, creando questo escamotage della storia di Marco che, sfruttando i suo potere, incomincia a viaggiare, mettendoci all’opera con un esercizio di stile. La seconda cosa era realmente un’esigenza che per assurdo potrebbe andare di pari passo con la visione della seconda stagione. C’è questo personaggio che si chiama Gabriele, che nella prima era un po’ aleatorio, nella seconda entra nella storia in maniera dirompente. In quest’ultimo caso andiamo a capire veramente, a livello di contenuti del libro, che tipo di ragazzo è, cosa succede, cosa sta accadendo all’interno della storia, quali sono effettivamente le sue capacità, andando a risolvere quel mistero che all’interno della serie secondo me è trattato in maniera più enigmatica.” 

Da qualche settimana è ripartita la seconda stagione. Da cosa si differenzia sostanzialmente dalla prima?

Giampaolo Speziale: “A livello di sostanza credo che lo spirito sia lo stesso, nel senso che, nonostante i mezzi sia cambiati un minimo andando anche in tv, è più o meno uguale alla prima stagione. Il cuore è lo stesso. A livello tecnico, di sceneggiatura e di colonna sonora la seconda stagione è migliore della prima, perché è stata affrontata con più tempo a disposizione, con più aspettative da parte del pubblico e di noi stessi e di conseguenza con più impegno, serietà e professionalità. Ci siamo messi in gioco nel vero senso della parola, rischiando di fare il passo più lungo della gamba. E’ cambiata anche dal punto di vista della durata perché tutti gli episodi durano di più e durano lo stesso tempo, perché di base nasce come un prodotto seriale che può essere adatto anche alla televisione. Cambia anche dal punto di vista della lunghezza: quest’anno gli episodi sono il doppio. In questo modo c’è più tempo per spiegare i profili dei personaggi, c’è più tempo per far capire qual’è la storia intorno a queste persone. Nella prima stagione, un po’ per caso e un po’ perché ci piaceva, era stato tratto tutto molto in maniera enigmatica, nel senso che non si capisce chi siano queste persone, non si capisce come facciano a capitare sempre nello stesso posto tutti insieme. Invece nella seconda stagione si ritrovano non da subito ma dopo qualche episodio, avendo modo di vedere anche dei rapporti che lo scorso anno non si erano sviluppati, come tra Andrea e Viola o tra Silvia e Marco.

Il budget economico per realizzare la prima stagione è stato di 2.000 euro. Ognuno di voi aveva tirato fuori di tasca propria circa 500 euro. Per la seconda stagione il budget a disposizione è aumentato o i costi di realizzazione sono rimasti invariati?

Giampaolo Speziale: “Il budget della prima stagione sono stati i soldi che effettivamente abbiamo tirato fuori di tasca nostra. Però c’è da ricordare una cosa che abbiamo sempre fatto. Siamo stati in grado di lavorare ad un budget così basso perché tutte le persone che hanno collaborato con noi (attori, tecnici, ecc.) si sono pagati le spese. Se avessimo dovuto anche solo rimborsare delle persone saremmo saliti molto con i costi. Diciamo che è stato un po’ un investimento collettivo, non solo di noi quattro ma un po’ di tutti coloro che hanno lavorato con noi. Quest’anno invece i budget sono saliti, nel senso che comunque abbiamo avuto la possibilità di godere dei soldi di una produzione che ha investito del denaro e ha procurato anche degli sponsor e che quindi ci hanno dato modo di allargare un po’ i nostri orizzonti, di fare così una cosa più lunga, di prendersi delle liberà come ha fatto Guglielmo in fase di sceneggiatura: location nuove, personaggi nuovi e in generale delle cose che richiedono un minimo di investimento. Certo, se paragoniamo il nostro budget con quello delle serie americane non c’è il minimo paragone. La cosa che volevamo fare lo scorso anno e che siamo riusciti a fare, essendo veramente contenti, è stato dare un minimo di ringraziamento economico a tutte le persone che hanno collaborato con noi. Ci consideriamo però ancora una serie low budget. Very low budget. Speriamo di continuare così. Le idee non ci mancano.

Guglielmo Scilla: “L’unica cosa che mi sento di aggiungere è che secondo me è giusto che l’arte di un ragazzo che sta lì e trucca, anche se sono due euro, quei due euro li hai guadagnati per il tuo lavoro perché una persona credeva in te e ha investito dei soldi su te. Siamo tutti bravi a dare delle pacche e dire ‘Sì, fallo’. Però nel momento in cui c’è un investimento in prima persona vuol dire che io credo in te e secondo me è una cosa buona ma egoisticamente per le persone che hanno lavorato con noi hanno creduto nella prima stagione ‘di tasca propria’. Noi non avremmo fatto la seconda stagione se non ci fosse stata la possibilità almeno di dare uno stipendio, chiamiamolo così. Non smetterò mai di ringraziare persone che senza storcere il naso, senza dover nemmeno per un secondo rompere le palle, si sono catapultate (alcune anche volontariamente) sul set. Questo rende significativo come sia la passione che fa crescere un progetto. Guarda per esempio il grande cinema hollyowoodiano. E’ una macchina di soldi ma il più delle volte risulta essere molto freddo. Invece qui è l’opposto. La seconda stagione avrà un un decimo delle pecche della prima ma ci sono comunque.

In un’intervista del 2011 a TvBlog, in occasione del premio che Freaks! aveva ricevuto al Telefilm Festival, era stato più volte sottolineato da voi che la precedenza l’avrebbe avuta sempre il web per quanto riguarda la trasmissione degli episodi. Cosa rispondete a chi vi ha accusato di aver ceduto alla tentazione di trasmettere Freaks! prima in televisione che su YouTube?

Guglielmo Scilla: “In verità noi abbiamo sempre detto sul web. Dire che YouTube è web è un grandissimo errore. Noi diamo la possibilità di vedere Freaks! in streaming sul web. Questa è la prima cosa che abbiamo detto, prima ancora di chiedere libertà a livello di scrittura, quindi poter dire ca**o tutte le volte che ci pare. Per la cronaca c’è molte meno volte questa parolaccia perché tra tutti sono il più pulito sotto questo punto di vista (ride, ndr.). Comunque dovrò sempre ringraziare Deejay Tv, perché la prima cosa che ci hanno detto è che loro, senza problemi, avrebbero trasmesso anche online la puntata. Il che vuol dire che noi possiamo permettere alle persone di andare su www.freakstheseries.com e vedersi la puntata online gratis e, da quando esce, è come se poi si mettesse su YouTube, nel senso che hai la possibilità di vederla quando vuoi. Quello che sto dicendo io che sul nostro sito l’episodio si può vedere prima della trasmissione su Deejay Tv. Uno decide dove preferisce vederla: in tv o sul nostro sito. Pensateci, è proprio matematico. Se io mettessi prima in televisione e subito dopo sul web il primo impatto ce l’avrei televisivamente parlando. Invece no, abbiamo avuto questa libertà, motivo per cui, una cosa che amo sempre dire, la fetta di torta della nonna se la mangi a casa o se la mangi in un ristorante di lusso è sempre la fetta di torta della nonna. Sei tu che al limite ti fai influenzare da quello che hai intorno. Il prodotto non ha subito nessun tipo di problema e rimane quello che è, una web serie, perché se fosse stata una serie tv sarebbe troppo corta. Analizziamo il dato di fatto. Se io Deejay Tv vado da quelli di Freaks e gli dico ‘Eh, io però per trasmetterla la voglio di cinquanta minuti’. Cinquanta minuti non sarebbero andati bene per il web. Quindi, pensate quanto è grande la libertà che ci ha dato Deejay Tv. E’ ovvio che non parliamo di tv generalista. Stiamo parlando di una realtà che investe seriamente e che ha un minimo di palle da questo punto di vista. Sono tante le cose che fanno capire che è una web serie, altrimenti dovremmo cominciare a definirla serie tv. A livello di sceneggiatura e di fruibilità è a tutti gli effetti una web serie.

Voi siete stati un po’ i primi a a lanciare in Italia il format della web serie che nell’ultimo anno ha cominciato sempre di più a prendere piede anche in Italia. Vi è capitato di vedere altre web serie? Se sì, cosa ne pensate?

Claudia Genolini: “Sì in effetti siamo stati un po’ i primi ad aprire la strada e siamo molto orgogliosi di questo. Dire che siamo stati un esempio non mi stento dirlo perché sa di megalomania. Però aver spianato la strada a persone che avevano delle esigenze, avevano delle cose da dire, da raccontare e vedere questa cosa realizzarsi personalmente ci ha riempito di orgoglio perché comunque abbiamo fatto qualcosa. Ho visto delle web serie che sono state realizzate. Tra l’altro io e Ilaria Giachi (altra componente del cast di Freaks!, ndr.) abbiamo anche collaborato con una di queste serie, She Died prodotta dal Giffoni Festival. Diciamo che ovviamente ogni web serie ha il suo preciso linguaggio, con il quale posso essere d’accordo o meno. Però più di fermarmi sulla fotografia, sulla regia, sulle luci, sulla recitazione, io guardo il messaggio e i messaggi sono tutti belli. Giovani che si sono messi lì e hanno fatto. Pragmatici: hanno fatto, hanno dimostrato, si sono messi lì, ci hanno creduto e l’hanno messo online. Questo a me basta ed è una cosa bellissima.” 

Guglielmo Scilla: “Sfatiamo pure un mito. Freaks! non è la prima web serie italiana, però a tutti gli effetti è la prima web serie italiana che ha fatto parlare di sé. Esistevano già comunque dei video che potevano essere definiti serie. C’erano già delle web serie su YouTube o comunque delle storie divise. Il fatto è che forse Freaks! è la prima che è riuscita a coinvolgere così tante persone. Cioè fare una web serie nel caso nostro è quasi diventato una sorta di mimare il lavoro professionale di chi veramente fa questo di mestiere. Sì, in qualche modo Freaks! è stata la prima web serie che ha fatto parlare di sé. Allo stesso tempo quello di essere stati degli spartiacque secondo me non è poi così tanto vero come definizione, perché sono uscite diverse web serie troppo velocemente. Io so che mentre stavamo girando Freaks! c’erano almeno altri due gruppi di ragazzi che stavano pensando di fare la web serie. E’ stata per noi una cosa molto naturale. Nel momento in cui ti accorgi che la città è sovraffollata, per forza vai a vivere in periferia. Forse siamo stati semplicemente i primi ad arrivare. Poi sì, c’ero io che su YouTube ero già conosciuto, Canesecco (il direttore della fotografia di Freaks! Matteo Bruno, ndr.) che era anche lui conosciuto, anche la qui presente Claudia e quindi siamo stati fortunati sotto questo punto di vista. Per quanto riguarda le web serie che mi piacciono c’è per esempio Kubrick che ho adorato perché la considero una bella mossa di osmosi e cioè la tv che comincia a puntare per la prima volta sul web. Lost in Google anche che considero geniale. Ci sono dei prodotti molto belli. E’ anche grazie a questi prodotti che per certi versi sono migliori della prima stagione di Freaks! che ti viene voglia di girare la seconda.

Giampaolo Speziale: “Sì, anche io sono d’accordo su i due nomi di web serie che ha detto Guglielmo. Se devo scegliere mi è piaciuta di più Lost in Google ma dal punto di vista tecnico forse è migliore Kubrick. E’ un’idea molto interessante che Magnolia (la casa di produzione, ndr.), abituata alla tv, cerchi uno spazio anche sul web. L’unica cosa che penso è che quando stai facendo qualcosa sul web puoi prenderti alcune libertà in più, dal punto di vista della storia, dal punto di vista del linguaggio, dal punto di vista anche delle cose di cui stai parlando. Sicuramente il web si distacca dalla televisione ma secondo me può andare anche in televisione che in questo momento sta cambiando il linguaggio riguardo alle serie tv, soprattutto in Italia. Nel senso che siamo stati tempestati da preti e carabinieri per molti anni e quindi adesso forse si vuole raccontare qualcos’altro. Le produzioni televisive ci mettono molto a cambiare e a innovarsi. Sono sedute su sé stesse. Dal momento che allora c’è una realtà parallela come il web che urla invece di sussurrare c’è la possibilità di prendersi più libertà da questo punto di vista.

 

Ringraziamo Guglielmo Scilla, Giampaolo Speziale e Claudia Genolini per la disponibilità nel rispondere alle nostre domande.

Un ringraziamento speciale va a Martina Orlandi per la realizzazione dell’intervista.

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Daniele Marseglia

Il cinema e le serie tv occupano gran parte della mia giornata. Nel tempo libero, vivo.

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