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Fleming: the man who would be Bond

Fleming: The man who would be Bond: Recensione episodio 1.03- Episode 3

Per chi sta scrivendo questa recensione, James Bond è un affare di famiglia, è un personaggio che le ha tenuto compagnia durante l’infanzia alla pari di Paperino e il bambino della Kinder (non giudicate). Infatti il babbo, della suddetta le fece vedere il primo film di fleming episodio3007 alla tenera età di sette anni, continuando poi nel tempo con l’istruzione da spia, grazie al videonoleggio a pochi metri da casa (scende una lacrima sulla parola “videonoleggio”), e la passione crebbe così tanto in lei, che non appena fu più grande corse velocemente in libreria per leggere i libri della mente geniale che le aveva rallegrato le giornate infantili. Dopo aver letto “Casinò Royale” la delusione fu davvero grande, ma dove era l’azione, l’intelligenza, la furbizia, la creatività dei film che tanto il suo babbo aveva amato? E chi era questo burbero, tormentato, psicologicamente instabile, uomo che si faceva chiamare James Bond, senza avere una briciola del fascino di Connery? La delusione, fu davvero grande, ma nonostante questo, chi scrive non ha smesso di provare fascinazione per l’agente segreto al servizio di sua maestà, tanto da essere in prima fila, quando torna sugli schermi ogni due o tre anni. Ma dopo aver visto questa miniserie tv di BBC America (diciamolo che è America!), quel gusto amaro rimasto in bocca dopo la lettura dei romanzi, è tornato a farsi sentire, perché per quanto sia facile innamorarsi di 007, molto più difficile è innamorarsi di Fleming.

                                               “The Man Who Would Be Bond”

Chi era esattamente Ian Fleming? Gli autori di questa miniserie vogliono farci credere che, in realtà, non fosse esclusivamente un sognatore con qualche problema con le donne, ma una sorta di genio della guerra che grazie alle sue intenzioni creative è riuscito a risolvere in secondo conflitto mondiale dietro una scrivania, perché incapace di essere un uomo con la “licenza di uccidere”.fleming episodio 3 (3) Un uomo più codardo di quanto lui stesso creda, meno cinico di quanto voglia essere, e follemente innamorato senza accorgersene. Sarà tutto vero? Io credo proprio di no. Che Fleming facesse parte dei servizi segreti della marina, e che sia stato una delle menti dietro “Operazione Goldeneye”  è più che accertato, così come entrambi i personaggi delle sue amanti sono realmente esistite e entrambi hanno fatto la fine che la serie ci racconta: Muriel morta nei bombardamenti, e Ann sposata dopo moltissime avversità. Ma è tutto il resto del contorno che ad uno spettatore attento pare assurdo. Flemig addestratore di una legione di Rambo, Fleming con la passione per il sadomaso, Fleming che afferma di voler fare lo scrittore, Fleming che non chiude mai la porta di casa e tutte le volte ad aspettarlo ci trova l’amante, Fleming che smette di fumare ma poi ricomincia per “educazione”. Tante piccolezze, che mischiate al piattume di tutti gli altri personaggi, rendono questo personaggio simile a quelli delle tante “Fiction” italiane di Nonna Rai, che cercano invano di raccontare l’Italia che eravamo, tramite miniserie biografiche sui tanti volti importanti della nostra storia. BBC America, mette insieme una “Fiction”, non una serie, pasticciando, con uno dei simboli dell’Inghilterra nel mondo.

“In guerra e in amore tutto è permesso”

In questo terzo episodio assistiamo alla creazione dell’unità 30 della marina, ossia un primo prototipo della CIA, che nasce dalla mente di Fleming, di risolvere la seconda guerra mondiale grazie al lavoro sporco di agenti senza scrupoli e pronti a tutto pur di non rispettare le regole. E contemporaneamente la vicenda amorosa, tra Ian e Ann si fa più complessa, con la perdita del marito di lei e il secondo amante di Ann che vuole sposarla disperatamente. “Solo per i tuoi occhi” non è ancora nella mente del nostro protagonista, tanto che sembra non capire realmente la donna che ha davanti, decidendo di non proporsi come marito.

fleming episodio 3Ma il vero problema di questa coppia in realtà è la scrittura del personaggio della Pulver, in parte perché troppo simile a quello di Irene Adler, tanto da far nascere nello spettatore la speranza di veder comparire Sherlock da dietro una porta, e in parte perché non è delineato bene, non si capisce cosa vuole, perché è spinta a comportarsi in determinati modi. Sappiamo già che alla fine sposerà Fleming e abbiamo capito che ciò che la lega a lui è più di una semplice attrazione, ma perché allora non volersi piegare e rinunciare al titolo di Contessa che otterrebbe con il matrimonio con Esmond? Io credo che sia stato difficile per la stessa Pulver interpretare Ann, che appare tagliata con l’accetta.

 Concludendo: forse troppo entusiasti del mito che si è creato intorno alla figura di 007, gli sceneggiatori e il regista di “Fleming” hanno commesso lo stesso errore del loro protagonista, avrebbero voluto che Fleming fosse stato Bond, tanto da cucirli intorno una serie di avvenimenti poco credibili e personaggi insipidi, per far risaltare la sua figura, e cercare di donargli un po’ di quel tormento interiore, che tanto piace agli autori degli ultimi film con Craig. Ma Dominic Cooper, attore talentuoso, e dal viso peculiare, forse appare troppo giovane e sfacciato per essere credibile come uomo combattuto dai mille dilemmi.

Peccato, davvero, perché riuscire a portare sul piccolo schermo le emozioni della saga di 007, sarebbe fantastico, ma chi scrive lo sa: “Tomorrow never Dies”

Good Luck!

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