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Fleming: the man who would be Bond

Fleming, The Man Who Would Be Bond: Recensione dell’episodio 1.02 – Part 2

Questa miniserie non mi piace, lo dico subito. La trovo blanda ed irritante, soprattutto dopo aver visto questo secondo episodio.

Sono una grande fan di Bond e, pur non conoscendone i dettagli, so che la vita di Fleming è stata intensa ed emozionante. Questa mini serie cerca di raccontarcela con un po’ di fantasia (secondo sua stessa ammissione) e di suggerirci quanto di Fleming ci sia in 007. E’ una sua proiezione? Una sua versione migliorata? Un esorcizzazione delle sue debolezze? E’ questo che dovremmo scoprire guardandola ma sospetto che il nostro sarà tempo sprecato.

Il tono della narrazione è baldanzoso ed esagerato come potrebbe esserlo quello dei romanzi di Bond, ma la differenza è che, per quanto romanzata, quella che ci voglio raccontare è una storia vera ed ha come sfondo la Seconda Guerra Mondiale. Ora, non voglio sostenere che essendo guerra vada affrontata per forza con gravità e contrizione, ma che almeno venga rispettata abbastanza da sembrare reale e non semplicemente uno sfondo che appare e scompare ad uso e consumo delle sbruffonate del protagonista. Non solo è raccontata male ma è finta come una banconota da due euro e BBC America fallisce anche dove la BBC non fallisce mai e cioè nel mostrarci con fascino e accuratezza il periodo storico in questione. Gli effetti speciali sono scarsini (gli aerei fintissimi e le bombe dei grossi petardoni) e la produzione manca evidentemente dei mezzi per raccontare scenari storici così vasti, soprattutto mentre Fleming scorrazza da una nazione all’altra in missioni Fleming_102-03lampo con scarsissimi esterni. Più volte ci dicono di lui che Ian vede tutto come un gioco, anche la guerra, e in questo caso è difficile dargli torto.

Ma il problema principale è proprio il nostro protagonista. Nel primo episodio ci è stato presentato come uno svagato donnaiolo annoiato: ha fatto cose in passato (molte e nebulose) ma tutte per nulla emozionanti. Non è suo padre, nè vuole essere l’ombra di suo fratello e ha una madre che è un vero peso, ma tutto quello che noi recepiamo è che Fleming è assolutamente irritante e questo è l’unico suo tratto caratteriale davvero accertato. E’ un impenitente sciupafemmine, tratta con i piedi chiunque gli capiti a tiro e si crede stupefacente senza nessun motivo. Ma un motivo deve esserci perchè privo di meriti (scia? Parla tedesco?), lo vediamo catapultato in un ruolo di prestigio nell’intelligence della marina, dove continua a sbruffonare (sopportato dai superiori) e a fare facce storte ai tedeschi e facce tristi a quel paio di ebrei che gli tocca incrociare, portando, apparentemente, grande beneficio alla patria.

Gioca a bacarrat, chiede bevande agitate ma non mescolate, scia sulle Alpi, fa pesca subaquea… mille elementi che sussurrano James Bond così some gli accenni di colonna sonora, ma che messi tutti insieme non sono altro che una pila di riferimenti che strizzano l’occhio agli affezionati ma che non compongono un intero narrativo organico e coinvolgente.

Non aiuta neanche la mancanza di un’attenzione narrativa precisa. La carriera militare si ifleming-the-man-who-would-be-bond-05ntreccia a quella romantica attraverso tempi dilatati che spezzettano la storia senza permetterle di concentrarsi su una o sull’altra e il dramma interiore di Fleming appare e scompare a seconda del diverso strano tono delle scene. Cercano di farci commuovere con degli accenni ad una fantomatica Monique che gli avrebbe spezzato il cuore (io credevo che stesse solo prendendo in giro Muriel) e poi vogliono in due secondi crearci il dubbio che abbia messo la testa a posto quando nel bunker respinge Ann. Il giorno dopo, in una bella mattinata di sole con qualche calcinaccio in giro per Londra, si ritrova una fidanzata cadavere (una regia terribile) e la sera dopo aver pianto e bevuto un po’, fa sesso con Ann in una scena che ha davvero del grottesco e nulla ha a che fare con il tono generale della narrazione.

Per fortuna Ann è insopportabile e tagliata con l’accetta quanto lui. Per Lara Pulver la parte della donna fredda e spregiudicata è fin troppo facile e scontata e dialoghi ridicoli del tipo “La guerra cambia le cose. Credevo la vita fosse semplice ma è complicata” non la aiutano molto. Certo, il suo sapiente flirtare si incrocia perfettamente con le mobili e affascinanti sopracciglia di Dominic Cooper, ma sommati insieme i due risultano perfettamente insopportabili.
Fleming_102-05Io provo pena per la sempre divina Anna Chancellor (una Monday che è chiara ispirazione per Moneypenny) che si trova a fare il meglio che può con quel poco che ha. Ma per fortuna sua anche lei può andare con il pilota automatico senza scomporsi più di tanto. Mi viene il dubbio che persone meno perfette per la parte avrebbero potuto aggiungere un qualcosa in più alla serie.

Insomma, delusione somma per un episodio in cui non salvo quasi nulla, in una serie che non suscita in me nessuna curiosità o partecipazione. Guardare o non guardare i restanti episodi?

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