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Cinema

Festival del Cinema di Berlino: Midnight Special/Mahana

MIDNIGHT SPECIAL di Jeff Nichols

Della serie “a Berlino c’è anche spazio per la pseudofantascienza”, troviamo il film di Jeff Nichols, Midnight Special, che suona tanto come un nome di un simpatico viaggio o treno, ma che invece è esclusivamente fatto di fenomeni paranormali o misteriosi. Ma in contesti del genere qual e’ il confine tra fantascienza e gratuito? Cerca di spiegarcelo il regista e apprezziamo lo sforzo, ma non troppo il risultato.

Da un inizio lacunoso come il seguito in cui troviamo due uomini, una macchina e un bambino, scopriamo che si tratta di un padre (Michael Shannon) inseguito perché sta cercando di portare in salvo suo figlio dalla polizia e da inquietanti estremisti religiosi. Il movente? Dei poteri non ben descrivibili, ma sicuramente paranormali e devastanti. Fin da subito i protagonisti sono presentati in una fuga senza sosta verso una meta imprecisata, ma che segnerà a quanto sembra il destino del ragazzino. Una tipica situazione da caccia all’uomo – o meglio al bambino – per biechi intenti secondari, in cui i cattivoni insensibili del governo е degli estremismi religiosi non riescono a capire cosa succeda o dove stiano andando. Tutti non sanno, tranne un illuminato con la faccia da pesce d’altura, che capisce tra le righe delle testimonianze e dei dati raccolti le loro intenzioni, riuscendo ad anticipare le loro mosse. Metttiamoci anche una presenza femminile, che tanto smorza l’atmosfera patriarcale, la mamma (Kirsten Dunst), che si unisce nella fuga generale verso la salvezza del figlio che non sanno nemmeno in cosa consista. Ipse dixit e ha circa otto anni, va bene.Midnight Special 1

Tralasciando ogni tipo di approfondimento sugli sviluppi dei poteri che difficilmente (come è prevedibile) il bambino controlla, ci si muove gradualmente verso la soluzione della situazione banalotta di partenza, che si sintetizza facilmente come una queste imprevedibile nel tentativo di portare in salvo e verso il proprio destino questo occhialuto enfant prodige superpotente e un po’ delirante. Condito con qualche battutina in stile americano, il piatto rimane un po’ insipido, nonostante gli intenti del cuoco siano onesti e di buoni sentimenti, tanto da risolversi in un finale assurdo che un po’ troppo stona in un contesto berlinese.

** (Maldestramente fantascientifico)

MAHANA di Lee Tamahori

Un po’ più apprezzabile invece è la pellicola neozelandese Mahana proposta da Lee Tamahori, ambientata nella Nuova Zelanda degli anni ’60: quanto meno ci viene raccontata una storia molto esterna al mondo di quegli anni che noi “occidentali” conosciamo in un certo modo. L’aspetto è quello di un tuffo nel passato, in una campagna verdeggiante in cui l’occupazione principale e’ quella di occuparsi dell’allevamento delle pecore.

LeeNon sono solo tuttavia i belanti animali ad animare l’insanabile odio tra le due famiglie-clan di Maori che abitano nello stesso territorio, bensi’ qualcosa di più profondo che coinvolge la figura della moglie di uno dei anziani capi di famiglia. Faide tra famiglie numerosissime e radicalmente patriarcali animano la poco coinvolgente campagna neozelandese (da cui la traduzione in inglese del titolo, The Patriarch) e risultano talmente laceranti da creare tensioni persino all’interno dei nuclei familiari. Il rancore su cui si narrano vicende diverse, si riversa tutto sul giovane Simeon, un adolescente che nutre degli interessi per una delle giovani componenti della famiglia rivale. Non vi preoccupate, nulla di shakespeariano si cova dietro a questa vicenda, che descrive tuttavia i difficili rapporti sia tra le due fazioni rivali, sia all’interno dei Mahana, scissi da un aspro litigio tra gli esponenti maschili. Un conflitto generazionale mette dunque in difficolta’ un gruppo cosi’ inizialmente saldo, le cui abitudini sono scandite dai ritmi della natura e del lavoro in campagna. Fortunatamente i buoni sentimenti illuminati del ragazzo permetteranno di arginare le antiche ferite, dopo le consuete e ben note avversita’…e qualche soddisfazione.

Un ringraziamento va ai paesaggi incontaminati, che allietano ancor di più la visione di questio film che non ha nulla di spiaccatamente esaltante, ma che comunque si lascia vedere senza particolare astio.

** (Esotico ma poco coinvolgente)

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