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Fenomenologia e critica delle dipartite telefilmiche – Grey’s anatomy and co

Derek Shephered, in fondo, è solo l’ultimo della lista.not-pens-boat-lost

In principio fu Danny, poi Ellis e ancora George, Lexie e Mark e in fine Mc Dreamy. Ecco la lista in breve dei personaggi strappati prematuramente alla nostra affettività un po’ kitsch di telespettatori, con buona pace del nostro occhio lucido, e della nostra lacrima facile.  Perché ammettiamolo, per almeno un paio di questi ci siamo commossi. Se poi allarghiamo la lista, e inseriamo in questo piccolo résumé tutte le grandi dipartite telefilmiche, la nostra passeggiata sul viale dei ricordi diventa il festival dei compianti sofferti, delle perdite che non si dimenticano: Charlie e Juliette di Lost, Mark Greene di Er, James di Scandal, Aiden di Revenge. Tutte morti finte e ben studiate che vengono emotivamente “sentite” da noi, persone comuni che pur abbiamo sperimentato personalmente, con gradazioni diverse, drammi reali e talvolta ben peggiori di quelli partoriti da Shonda Rhimes e compagni.

E’ tutto finto, è tutto programmato.

Lo sappiamo, lo ripetiamo a noi stessi e quindi inevitabilmente ci vergognamo della tristezza che lì per lì ci prende, ma pure non riusciamo a non lasciarci un pochino andare di fronte a quell’ennesima tragedia. La sistematicità delle tragedia è ricorrente in tutti i prodotti televisivi e ne costituisce un po’ “il sale”, ma certamente Grey’s Anatomy in questo è la serie Regina. E’ LA serie delle catastrofi, ogni stagione ormai noi spettatori attendiamo quando e come arriverà l’episodio di devastazione e scompiglio. A ben pensare era molto più avanti Mar Cherry (creatore di “Desperate Housewives”) il quale inseriva in ogni stagione del suo prodotto un “episodio disastro”; come a dimostrare che solo la prevedibilità poteva riuscire a rendere di nuovo “imprevedibile” l’inevitabile.

15 greys anatomy 6 derek GETTY_MGTHUMB-BIGMa ci si può ancora emozionare se, arrivati all’incirca a metà stagione, non si fa altro che cercare di presagire dove e come si profilerà l’ennesimo inconveniente? E come fanno ad essere credibili personaggi che nell’arco di 11 stagioni hanno subito disastri aerei, uragani, incidenti automobilistici, sparatorie, bombe e quant’altro?. Tutto ciò è fattibile: e la chiave sta proprio nel decennio che abbiamo condiviso con questi uomini e queste donne…fittizi, sì, ma di cui ormai abbiamo “memoria storica” come possiamo avere dei nostri amici in carne ed ossa. Abbiamo accompagnato Callie nel suo percorso di scoperta di se stessa, abbiamo visto fisicamente crescere Zola e invecchiare Cristina, abbiamo visto Derek e Meredith innamorarsi e ora li abbiamo accompagnati fino al capolinea. Insomma in questi dieci anni di riprese abbiamo avuto da questi uomini la possibilità di partecipare alla loro vita come potrebbero farlo dei parenti, abbiamo ricevuto da loro l’opportunità di sperimentare e elaborare “lutti” condivisi world-wide, con le loro vite concentrate ed estreme il nostro inetto “voyeurismo della gioia e del dolore” (così proprio di ogni essere umano!) ha trovato soddisfazione. Shonda (e i suoi interessi comerciali), Patrick Dempsey (e la sua non-voglia di continuare) lasciano questa comunità globale orfana di una delle coppie televisive più amate di sempre, la portano a domandarsi se sia stato giusto o no un finale del genere per Meredith e Derek. O meglio, per il loro sogno. Perché con il dott. Shepherd muore anche e soprattutto la “forma prima” di amore romantico che Grey’s anatomy aveva diffuso sin dai suoi albori, dall’episodio 1.01

Ma Shonda ha davvero distrutto Grey’s Anatomy? Ogni autore che scempia una storyline con una dipartita del genere ha veramente offeso i suoi telespettatori affezionati? Forse è meglio credere, invece, che inconsapevolmente gli autori facendo emergere le logiche personali e di contratto che stanno dietro alla storyline, riportino a prevalere la “reale” storia sulla finta storia, ci aiutino a ritornare indietro, aldiquà del limite dell’esistenza nostra. Le morti inattese, incoerenti, immotivate che essi “crudelmente” infliggono ai nostri beniamini ci salvano dall’immedesimazione  totale, marcano il gap tra la vita reale e la vita telefilmica.

Passata l’ondata emotiva, sbollita l’arrabbiatura, scemata la delusione, Shonda Rhimes sarà ancora per tutti noi la donna degli intrighi e ci accorgeremo che il dott. Shepherd soltanto a prezzo della sua morte assurda e forzata, marcata e strappalacrime avrà raggiunto ed eguagliato tutti gli altri colleghi citati nell’Olimpo delle icone televisive.

 

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