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Fargo

Fargo: solo quello che non si fa non si sa, recensione episodio 3.07

La morte di Raymond Stussy, a soli quattro episodi dalla fine della stagione, rompe la staticità della trama, rimescolando di nuovo le carte. Salta fuori, alla luce del sole, un aspetto della personalità di Emmit sino ad ora celato: i soldi che nel corso della sua (apparente) vita perfetta è riuscito a guadagnare con il sudore di un lavoro onesto – sino all’arrivo poi di Varga – non hanno potuto di certo cambiare la sua vigliaccheria. Pusillanime e codardo, interessato molto di più a preservare la sua vita e la sua persona che quella del fratello, morto, seppur accidentalmente, per causa sua, in preda al panico si affida a Varga per insabbiare l’incidente. Ci è voluto un po’, ma alla fine siamo riusciti a capire che, forse, tra i due Stussy, quello marcio per davvero è Emmit, non Raymond. E così Fargo oltre a parlare di faide familiari, di omicidi volontari e non e di negligenza poliziesca, ci lancia un sassolino per attirare la nostra attenzione e farci riflettere anche sulla vacuità e sulla inesattezza delle etichette che spesso la società ci attribuisce. I soldi non fanno la rispettabilità e la fedina penale non preclude l’integrità morale.

Gloria è sempre più decisa a mandare avanti il caso e a risolverlo. Ciò che, inizialmente, era nato come un personale interesse di venire a capo dell’assassinio del suo patrigno è diventato una questione di principio, un imperativo morale. L’etica, la professionalità, la condotta sempre ligia al dovere dell’ex capo della polizia di Eden Valley non si ferma neanche davanti alla sciatta incuranza del nuovo capo della polizia, convinto che le supposizioni di Gloria siano solamente castelli in aria di una donna molto fantasiosa ormai intestarditasi al massimo. Quando scopre il corpo esanime di Raymond nella sua abitazione, un ulteriore elemento convoglia verso la sua teoria secondo la quale quella che inizialmente era una sciocca ed ambigua faida familiare è degenerata in una serie di omicidi a catena e si rivolge così al capo della polizia di Eden Prairie, sperando di trovare in lui un assennato alleato; ma proprio lui si rivela tuttavia un maschilista pieno di boria e melenso, insomma, il solito capo di polizia che abusa del suo potere.

Se Raymond è fuori dai giochi definitivamente, c’è ancora tuttavia una connessione diretta con lui, rappresentata dalla sua fidanzata. Trovata in un motel in via di fuga ad attendere il suo fidanzato che non sarebbe mai più ritornato, viene presa di forza e incarcerata dopo essere stata accusata semplicisticamente ed in maniera anche piuttosto rapida di aver sfruttato Ray per ottenere la libertà vigilata e di aver assassinato il suo partner che abusava di lei continuamente, così come Varga sperava che la polizia ipotizzasse sulla base dei numerosi indizi a suo sfavore. Benché completamente cosciente dell’inesattezza del ragionamento, non si smuove di una virgola per dimostrare il contrario, accettando la sua condanna affrettata e forse anche un po’ troppo forzata. Ma Gloria, un passo avanti rispetto agli altri, capisce sin da subito che la ragazza poco ha a che fare con questo omicidio, quello di Ray, ma che potrebbe fornire informazioni preziose su quelli antecedenti. Purtroppo, ancora una volta, la burocrazia fastidiosa e mediocre si frappone tra lei e la verità.

Di contro Emmit vive i suoi giorni uno dietro l’altro come in un vortice di angosciosa apatia e rassegnazione, incapace di prenderne il controllo. Varga non è solo entrato nella sua azienda e nella sua casa, è entrato anche nella sua testa, modificandone e plasmandone i pensieri. Emmit è solo una marionetta ormai, un pupazzo che fa ciò che Varga richiede e ripete ciò che Varga gli suggerisce. La personalità forte ed invadente di un semplice strozzino formatosi dal nulla è capace persino di far dubitare Emmit della lealtà del suo socio Sy, accusato da Varga di aver conspirato con Ray per detronizzare Emmit. C’è anche da dire che la manipolazione riesce molto facile su di una personalità, al contrario, debole e fragile come quella di Emmit, incapace di farsi avanti, incapace di prendere una posizione, incapace di mentire, incapace di tutto. Persino quando la polizia lo informa della morte del fratello durante quella cena di lavoro che dovrebbe rappresentare il suo alibi, la sua paura e la sua codardia prendono così tanto il sopravvento da fargli anticipare le risposte prima che gli vengano fatte le domande.

Come già detto qualche episodio fa, i nodi per davvero stanno venendo al pettine. Qualcosa mi lascia intuire che il confronto simbolico e piuttosto banale tra il bene ed il male potrebbe avvenire tra le uniche due vere personalità forti dello show (e della vicenda che non dobbiamo dimenticare mai è accaduta per davvero), ovvero Gloria da un lato e Varga dall’altro.

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3.07 - The Law of Inevitability
  • Approdi inevitabili
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