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Fargo

Fargo: Recensione dell’ episodio 2.07 – Did You Do This? No, You Did It!

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La libertà, “questo nome terribile scritto sul carro degli uragani”, è al principio di tutte le rivoluzioni. (Albert Camus, L’uomo in rivolta)

Questa seconda stagione di Fargo ha un pregio e un difetto. Il pregio è aver regalato all’universo seriale un racconto, magistralmente diretto, intriso di riferimenti letterari, storici e cinematografici degni di un pubblico colto, interessato e soprattutto curioso. Ma questo è anche il suo difetto. Perchè Fargo non è una di quelle serie che puoi vedere dopo una giornata di lavoro o di studio per rilassare mente e occhi. Servono concentrazione e mente lucida. Non è una serie che non puoi vedere una volta sola, ha bisogno di più e più visioni per apprezzare appieno il lavoro di scrittura che Noah Hawley ha creato. Anche e soprattutto quando il ritmo della narrazione accelera come in questo episodio. In poche parole, devi stare molto attento.

fargoDid You Do This? No, You Did It! mette per un attimo da parte le avventure dei coniugi più imbranati d’America, Mr e Mrs Blomquist, in fuga come i conigli, e si concentra sull’epica famiglia dei Gerhardt, o perlomeno su quel che ne rimane.
La chiamata alle armi di Dodd e Bear ha ovviamente scatenato la controparte: Milligan & co. hanno messo in atto un attacco che ha portato alla morte proprio del capofamiglia, Otto. Mentre Floyd e Simone ne piangono la morte, chi aveva giurato fedeltà a questi o a quelli muoiono per mano degli antagonisti. L’episodio si apre infatti mettendo a confronto il funerale e gli omicidi perpetrati a destra e a manca in una sequenza di morte, montata in maniera incredibile sulle note di Locomotive Breath dei Jethro Tull, che si conclude introducendo quelli che saranno i due principali percorsi narrativi che guideranno l’episodio e che vedranno messe una di fronte l’altra proprio le due donne di casa Gerhardt. Da una parte la mater familias che difende fino alla morte la sua stirpe, dall’altra la nipote hippie e naif che invece questo legame familiare vorrebbe spezzarlo.

Abbiamo visto Floyd Gerhardt sin dal primo episodio, sin da quando il marito è stato messo fuori gioco da un ictus, tenere le redini di questa famiglia sgangherata e dover fronteggiare l’avanzata della mafia di Chicago con un piglio autoritario e fermo. Per lei non esiste altro al mondo che quello che lei e Otto sono riusciti a costruire dopo aver patito una vita di sofferenze. Quella casa, quei figli, quel piccolo impero. A seguito degli ultimi avvenimenti, quelli veri e quelli falsi, Floyd decide di giocare sporco questa volta, di affidarsi ad un altro nemico, la polizia. Questa l’ultima carta che le rimane a detta sua. Ma il suo sorriso a fine interrogatorio rivela come questa sia solo un’altra mossa in una partita che lei non vuole proprio perdere. Lei non è una spia, lei è una stratega. E vuole liberarsi di chi vorrebbe metterla sotto padrone.
La propria guerra invece Simone sapevamo l’avrebbe persa già dall’inizio. Il suo percorso evolutivo, la sua tentata emancipazione da una famiglia maschilistica, autoritaria e retrograda cade sotto i colpi di un naturale e animalesco sentimento di vendetta che muove lo zio Bear. Lei che ha dormito con il nemico non può sfuggire al suo destino. Come le donne che durante la Seconda Guerra Mondiale dormivano con i tedeschi venivano rasate e bandite per sempre dalle loro città, Simone deve accettare di morire. Tra file spoglie di alberi carichi di neve. Lei non è una stratega, lei è una spia. Lei che non voleva più doversi prostrare al volere degli uomini, muore da non libera implorando in ginocchio di fronte ad un uomo.

fargoChi invece continua a sfuggire al suo destino è Mike Milligan. Dopo la morte di Joe Bulo e di uno dei suoi fedeli scagnozzi silenziosi, la sedia su cui poggia il suo sedere è diventata sempre più calda. Glielo conferma anche Lou Solverson, giunto (non capiamo bene come) al suo covo. Farsi da parte e rinunciare all’espansione è il consiglio del poliziotto. Consiglio che ovviamente non viene ascoltato. L’uomo che ama le citazioni ama molto di più il potere e non cederà neanche all’arrivo del temibile Undertaker, il boia che non riuscirà ad avere la sua testa.

Per quanto concerne la storyline che fa da sfondo alla vicenda principale di questa stagione, quei momenti in casa Solverson sembrano gli unici in cui si respira un’aria di normalità. Nonostante il cancro che sta distruggendo Betsy, i discorsi di Karl Weathers, detto anche il Saul Goodman di Luverne, e i disegni di Molly. Ma soprattutto nonostante quella stanza in casa Larsson in cui sembra proprio che Hank abbia avuto o voglia un incontro ravvicinato con gli alieni. E di questi alieni, avvistati nel primo episodio e poi infilati a caso (?) negli altri sei, ne vogliamo ovviamente sapere di più. Mi aspetto che Hawley e crew tirino fuori il coniglio dal cappello.

Fargo continua la sua inarrestabile corsa verso Sioux Falls. Mancano solo pochi episodi alla fine di questa rivoluzione. Sulle note di Just Dropped In, prendiamo conoscenza del fatto che ormai nel buco nero ci siamo finiti anche noi. Prepariamoci a vedere la fine, se c’è.

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2.07 - Did You Do This? No, You Did It!
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