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Fargo

Fargo, ciò che sembra non è sempre ciò che è. Recensione episodio 3.09

“This is a true story.”

L’incipit iniziale di ogni episodio ci tiene legati come cani al guinzaglio, rimarcando ancora di più la necessità di non dimenticare che, al contrario della maggior parte dei casi nei quali le pellicole sono frutto dell’immaginazione, Fargo narra la crudele (e cruda) realtà dei fatti, di una sciocca ed infantile faida familiare che sino ad ora ha portato dietro di sé una lunga ed inimmaginabile scia di caduti in guerra, per la maggior parte in maniera del tutto accidentale, abusiva ed arbitraria.

La caparbietà di Gloria Burgle finalmente riceve la ricompensa tanto agognata: senza esitazione alcuna, Emmit decide di confessare il torto arrecato a suo fratello Ray, non soltanto quello finale e conclusivo, ovvero l’accidentale morte che la pretesa sul francobollo causerà a Ray, ma anche e soprattutto la lista completa degli antefatti alla faida stessa: una vita piena di soprusi, inganni, offese e angherie ai danni del fratello, in un climax che parte da un’apparente inespressività sino ad arrivare a toccare il profondo dell’uomo, mostrando un incisivo, eloquente e violento senso di colpa che riesce finalmente a surclassare la necessità di sopravvivenza di Emmit, spingendolo ad una limpidissima confessione.

E tuttavia, questo automatico e sincero impulso viene completamente tranciato, perdendo di significato, quando Varga trova il modo di scagionare Emmit: un uomo sconosciuto commette altri due omicidi ai danni di altri due uomini, entrambi di nome Stussy, per depistare la polizia e far credere che in giro ci sia un serial killer che ha dei problemi con tutti quelli che fanno cognome Stussy. Il nuovo capo della polizia di Eden Prairie casca in pieno nella stupidissima trappola di Varga, ma Gloria no; Gloria è ben consapevole che la confessione di Emmit racchiude la nuda verità di come siano andati realmente i fatti, sa che Mrs. Goldfarb sta spudoratamente coprendo Emmit e che dietro dev’esserci per forza qualcuno di potente, di forte, di inespugnabile.

Come il titolo ci suggerisce, siamo di fronte ad un bivio, ad una scelta da fare: le strade forniscono solo in apparenza la stessa soluzione, ma ciò che le distingue è la veridicità di cui una è impregnata e l’altra, quella che alla fine la spunta, se ne maschera solamente. Gloria chiude l’episodio scoppiando in un pianto liberatorio: quelle lacrime sono il frutto di una società dove i potenti tiranneggiano sui più piccoli, schiacciandoli, sono il frutto dell’ingiustizia che regna sovrana, dell’odio incontrollabile e della bramosia di potere che spinge l’uomo a togliere la vita di un’altro uomo. Lacrime, sudore e fatica hanno segnato le giornate di Gloria che voleva semplicemente capire perché il suo patrigno fosse stato ucciso; una scalata verso la verità che cade completamente nel dimenticatoio quando la parola di un unico uomo smuove fiumi e terre per raggiungere il proprio obiettivo, prevaricando chiunque.

Nel frattempo, su una linea diversa ma comunque parallela al filone narrativo principale, Nikki e Varga, dopo essersi rincorsi per svariato tempo (tramite gli aguzzini di Varga), finalmente si incontrano. Nikki, infatti, riesce inaspettatamente ad anticipare il suo nemico rubando i suoi hard-disk e ricattandolo. Varga si presenta all’appuntamento tronfio e sicuro di sé come al suo solito, con le dovute precauzioni che la situazione richiede, sottovalutando tuttavia la sua avversaria. Come Nikki stessa afferma, quando si gioca ci sono milioni di combinazioni da tenere in considerazione, così come è fondamentale la variabile umana: bluff, segnali, cenni, richiami, assi nella manica.

Quello di Nikki, giocato al momento giusto, risulta essere il suo nuovo amico, il carcerato sordo-muto, del quale Varga non era assolutamente a conoscenza e che mette fuori gioco l’aguzzino di Varga riportando Nikki in vantaggio. Aporia mette in crisi la personalità prepotente e al tempo stesso presuntuosa di quell’aguzzino bulimico che l’ha sempre avuta vinta sulla minoranza, perché la minoranza si è sempre dimostrata asservita, debole, pronta a piegarsi, e contemporaneamente attira la nostra attenzione su di un personaggio che, sino ad ora, era stato blandamente considerato minoritario in tutto e per tutto: sembra che la morte di Ray abbia donato a Nikki visibilità e vigore.  Per Varga, da Emmit a Nikki il salto è piuttosto grande: nulla possono le accattivanti proposte di lavoro di Varga, l’obiettivo di Nikki è completamente diverso, ovvero arrecare un torto a chi lo ha arrecato a lei.

La storyline di questo Fargo3 è ermetica in maniera allucinante; i cambi di direzioni che la storia principale ha fatto e le sotto-trame nella quale si è diramata ci depistano, continuamente, impedendoci di poter anche solo ipotizzarne il finale, la conclusione, la chiusura. Siamo comunque in dirittura d’arrivo anche per questa avventura. Prepariamoci a tutto, perché il tutto è sempre in conto quando si tratta di Fargo.

3.09 - Aporia
  • Ermetico
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