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Eva no duerme: la recensione a RomaFF10

Eva no duerme

EVA NO DUERME26 luglio 1952: María Eva Duarte de Perón muore a 33 anni, come Cristo, a causa di un tumore. La sua fu una vita straordinaria ma altrettando straordinaria fu la vicenda che coinvolse il suo cadavere.
Il giovane regista Pablo Agüero porta sul grande schermo una delle vicende più spinose della storia contemporanea argentina e lo fa con una classe e una cura stilistica che nessun film visto finora alla Festa del Cinema di Roma ha dimostrato di possedere.

Eva no duerme prende il via per poi tornare indietro nel tempo nel 1976, esattamente la notte in cui Evita Perón, a 25 anni dalla sua morte, trovò finalmente degna sepoltura. A concedere a quella donna l’eterno sereno riposo furono gli stessi che trafugarono il suo cadavere e tentarono per un quarto di secolo di cancellare dalla memoria di un intero paese la sua figura, il suo valore e soprattutto le sue idee rivoluzionarie. Una notte di pioggia battente e cinque figure, cinque silhouette che camminano nel silenzio di una strada, evocando nello spettatore ricordi kubrickiani.
A guidare il piccolo corteo l’ammiraglio Emilio Eduardo Massera, il “custode della civiltà occidentale e cattolica” come lui stesso amava definirsi. Antisemita, anticomunista, fervente cattolico, tra i più crudeli repressori che l’Argentina abbia mai conosciuto, per lui e per i suoi quella donna è stato il cancro, quel male di cui non sono mai riusciti a liberarsi. Quella donnaccia che ha fatto entrare dentro la città di Buenos Aires le donne, i contadini sdentati, i senzatetto. Quella donnaccia di cui hanno avuto paura anche dopo la morte. Loro vivi, lei morta. Eppure più viva di loro.

EVA NO DUERME_ROBLESLa voce narrante di Massera commenta e lega insieme i tre episodi che raccontano gli anni che vanno dalla morte alla sepoltura di Evita. In ognuno di essi facciamo la conoscenza di un personaggio legato a questa assurda vicenda. Il primo è Pedro Ara, il medico imbalsamatore che impiegò diversi anni per consegnare all’eternità intatto e perfetto il corpo della first lady argentina. Il secondo è Carlos Eugenio Moori Koenig, il colonnello incaricato di sequestrare il cadavere e farlo sparire. Il terzo è l’uomo che prese il potere subito dopo il colpo di stato che rovesciò Domingo Perón , il generale Pedro Eugenio Aramburu, sequestrato e ucciso dal Movimento Peronista Montonero.

Ma per Agüero, come per noi spettatori, loro sono semplicemente l’imbalsamatore, il trasportatore e il dittatore.
Il regista li colloca in spazi chiusi, angusti, non geograficamente identificabili, dai colori desaturi e tetri. Non ci sono folle che attraversano la scena, ci ritroviamo ad assistere a dialoghi che coinvolgono al massimo tre persone. La storia rimane fuori (almeno nei primi due episodi, ma infondo anche nel terzo, in cui sentiamo ma non vediamo) e rivive quasi esclusivamente nel materiale d’archivio montato tra un episodio e l’altro. Filmati in cui vediamo Evita, anzi la ascoltiamo e i suoi discorsi risuonano più attuali che mai, grazie anche un accompagnamento musicale che ti fa partire subito in testa London Calling dei Clash e ti porta alla mente un’altra importantissima icona politica femminile, Margaret Thatcher.
EVA NO DUERME_ARAMBURUMa lei è sempre presente e viva anche da cadavere. Chiusa in una bara di vetro, galleggiante in una vasca di formaldeide rosso sangue (colore utilizzato per enfatizzare determinate immagini), nascosta dentro un baule di legno, Evita è nella scena ed interagisce con i presenti. Lo fa negli occhi chiusi della donna che non ha il coraggio di vederla imbalsamata, nei gesti gentili del medico che plasma i lineamenti del viso nel tentativo di regalarle un sorriso, nelle labbra del soldato che si avvicina al suo volto come un innamorato ci avvicinerebbe a quello della donna amata, nelle mani tremolanti della compagna che tra nuvole di fumo chiede disperata dove sia lei, Evita. Anche quando lei non c’è lei c’è.

Eva no duerme è un film sul concetto di icona, sulla forza dirompente che una persona può rappresentare nel momento in cui gli altri riconoscono a lei o a lui la capacità di incarnare un ideale supremo. Ma è anche un film sul popolo argentino, sulla sua tormentata storia, sul dolore e l’orrore che ha dovuto affrontare. E Agüero lo racconta a bocca chiusa, la bocca di una donna che è riuscita a parlare anche dopo la sua morte.

  • La voce di una donna che è riuscita a parlare anche dopo la morte
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