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Era Ora: la favola del tempo che passa – Recensione del film di Alessandro Aronadio con Edoardo Leo e Barbara Ronchi

Titolo: Era Ora
Genere: commedia
Anno: 2023
Durata: 1h 49m
Sceneggiatura: Alessandro Aronadio, Renato Sannio
Cast principale: Edoardo Leo, Barbara Ronchi, Mario Sgueglia, Francesca Cavallin, Massimo Wertmuller, Raz Degan, Stella Trotta

Se Era Ora si potesse riassumere in un verso poetico, si potrebbe scomodare il sommo Dante e il suo: vassene ‘l tempo e l’uom non se n’avvede. Le parole del vate fiorentino, tratte dal quarto canto del Purgatorio, sono il monito che avrebbe dovuto ricordare il suo omonimo interpretato da Edoardo Leo nel film di Alessandro Aronadio. Solo che se lo avesse fatto, probabilmente, sarebbe mancata la giustificazione morale che da il via al magico correre da un anno all’altro che rappresenta il motore dell’ultima produzione italiana di Netflix. Una commedia sospesa tra dolcezza romantica e amara morale. Un prodotto che ha il pregio innegabile di essere riuscito a imporsi anche al di fuori dei ristretti confini tricolori. Un successo confermato dal primo posto nella classifica dei film più visti non in lingua inglese .

Era Ora: la recensione
Era Ora: la recensione – Credits: Netflix

Il problema del Bianconiglio

Quello che Dante non può immaginare è che la sua devozione alla fretta sia così contagiosa da infettare il tempo stesso che inizierà a correre in maniera incontrollabile. Rubando l’idea all’australiano Long Story Short a cui Era Ora deve, in realtà, poco altro, Dante si troverà a saltare da un compleanno all’altro vivendo solo quel giorno e perdendosi tutto il resto dell’anno. Senza sapere, ovviamente, cosa è successo nel frattempo, il chi, il come, il quando di quel che si trova a vivere. Soprattutto, senza sapere il perché di quella distanza sempre più grande tra ciò che desiderava e ciò che si è realizzato mentre era occupato a ripetere il mantra del Bianconiglio.

Era Ora si avvale di questo immaginifico viaggiare nel tempo per creare una piacevole carrellata di spassose gag basate sull’equivoco perenne. Tuttavia, più gli anni passano, più gli equivoci divertenti diventano incomprensioni dolorose. Situazioni che trasformano la vita di Dante in una drammatica serie di occasioni perdute e opportunità sprecate. Il film si lascia scivolare con naturalezza e credibilità in una lezione morale semplice, ma nondimeno efficace. Un invito al rendesi conto che la vita è quello che succede mentre sei occupato a fare altro. Un memento mori sicuramente per nulla originale. Ma la mancanza di pretenziosità e il tono amichevole con cui comunica il suo messaggio minimale riescono a far apprezzare ugualmente il film.

Era Ora è consapevole di star ripetendo una lezione antica che nasce con il “carpe diem” di Orazio e passa per il “chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza” di Lorenzo il Magnifico. Ma lo fa strappando un sorriso e condendolo con spruzzate di romanticismo a mitigare quelle note amare che comunque non può tacere.

Era Ora: la recensione
Era Ora: la recensione – Credits: Netflix

Una Alice che si fa Beatrice

A fare coppia con Dante in Era Ora è l’Alice interpretata da Barbara Ronchi. Sono lei e la figlia dall’improbabile nome Galadriel a rappresentare il tempo perduto. L’infinito correre di Dante cerca la propria giustificazione nel desiderio di regalare a quella che sarà la sua famiglia la vita perfetta. Ancora una volta, Aronadio e il suo sodale Renato Sannio rinunciano, si direbbe quasi programmaticamente, a scrivere qualcosa di particolarmente complesso. La morale resta semplice: dare il giusto peso al tempo perché passa e ciò che si è perso non può sempre essere recuperato. Come mettere in pratica questa massima conciliando desideri e speranze, obblighi e doveri è un problema che al film non interessa risolvere. Più che un maestro sentenzioso, Era Ora vuole essere un amico che viene a ricordarti quello che hai dimenticato.

In questo senso il legame tra Dante e Alice finisce per assomigliare piuttosto a quello tra il poeta omonimo e la sua Beatrice. Nonostante i modi e i vezzi da bimba cresciuta nel Paese delle Meraviglie, Alice ha un ruolo più simile a quello della tanto gentile e tanto onesta di dantesca memoria. Un’ideale da rincorrere che da sostanza e forza all’eroe innamorato. La differenza sostanziale è che Era Ora non è la storia di una meta da raggiungere. Piuttosto è il rimorso di chi ha trovato il Sacro Graal e l’ha buttato pensando fosse un calice da lasciare in una credenza abbandonata. Il continuo saltare da un anno all’altro diventa allora un percorso ad ostacoli, ognuno dei quali rappresenta gli errori che in una relazione si possono compiere. E anche le illusioni a cui ci si aggrappa cercando in altre persone quel che si aveva e si è perso.

Sono questi toni da romantic comedy sincera a fare di Era Ora un film gradevole e fruibile con uguale piacere da un pubblico non solo italiano.

Era Ora: la recensione
Era Ora: la recensione – Credits: Netflix

Un film dal respiro internazionale

Pur essendo da sempre in prima fila nel dire che il successo commerciale non è sinonimo di qualità autoriale, è impossibile non provare un po’ di orgoglio patrio per l’ottimo riscontro internazionale che Era Ora ha riscosso. Più che altro, è il caso di domandarsene la ragione per capire se sia replicabile dato che non di soli applausi della critica vive il cinema. Da questo punto di vista, è interessante notare come il film di Aronadio, pur avendo cast, luoghi e modi di dire tipicamente italiani, abbia comunque un respiro più internazionale. La tematica affrontata è condivisibile ad ogni latitudine e sarebbe stata affrontata in ugual modo da un autore di ogni paese del mondo. Più che al pubblico italiano, Era Ora parlare ad una generazione che va di fretta e questa è la stessa qualunque sia la lingua che parla.

Se questo merito va dato agli autori, la riuscita della messa in scena è merito di un cast che manifesta un’ottima chimica spontanea. Edoardo Leo sta diventando sempre più la maschera ideale per personaggi che sono vittime dei difetti della società moderna, ma che trovano il modo di reagire comunque senza mai arrendersi e senza alzare la voce. Barbara Ronchi indossa con naturalezza i panni disincantati di una Alice che si accorge di non vivere nel Paese delle Meraviglie, ma non rinuncia al suo atteggiamento positivo. Mario Sgueglia e Francesca Cavallin si prestano con efficacia al ruolo di spalle, mentre Massimo Wertmuller mette la sua esperienza al servizio dei momenti meno leggeri della pellicola.

Era Ora non sarà magari un titolo da cineteca. Ma è qualcosa che sempre più raramente si trova su Netflix e non solo in italiano: un film fatto bene e che si vede con piacere. Il che non è affatto poco. Anzi.

Era Ora: la recensione

Regia e fotografia
Sceneggiatura
Recitazione
Coinvolgimento emotivo

Un film dalla morale semplice che sa parlare a tutti intrattenendo con piacevolezza e un tocco di romanticismo

User Rating: 3.7 ( 1 votes)

Winny Enodrac

In principio, quando ero bambino, volevo fare lo scienziato (pazzo) e oggi quello faccio di mestiere (senza il pazzo, spero); poi ho scoperto che parlare delle tonnellate di film e serie tv che vedevo solo con gli amici significava ossessionarli; e quindi eccomi a scrivere recensioni per ossessionare anche gli altri che non conosco

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