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Cinema

Elvis & Nixon: la recensione del film con Micheal Shannon e Kevin Spacey

Elvis Nixon

Titolo: Elvis & Nixon

Genere: storico, commedia

Anno: 2016

Durata: 86 min

Regia: Liza Johnson

Sceneggiatura: Cary Elwes, Joey Sagal, Hanala Sagal

Cast principale: Michael Shannon, Kevin Spacey, Alex Pettyfer, Colin Hanks, Johnny Knoxville, Evan Peters, Tate Donovan

Elvis e Nixon è un film storico: nel senso che racconta di un avvenimento realmente accaduto, ma anche perché parla di due personaggi che hanno letteralmente fatto la storia, ognuno nel proprio campo.

Siamo nel 1970, negli Stati Uniti, e qualcosa di piccolo ma straordinario sta per accadere. I protagonisti dello show sono probabilmente i due uomini più popolari di tutta l’America (ma anche di tutto il mondo) in quel momento.

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Elvis in quegli anni era ormai the King da oltre un decennio e faceva furore nei suoi celeberrimi concerti a Las Vegas. Ma da lì a poco avrebbe cominciato a prendere peso e perdere la sua magica luce, luce che si sarebbe spenta definitivamente in quel tragico 16 agosto 1977.

Nixon è sempre stato discusso e criticato, e solo due anni dopo quel 1970 sarebbe arrivato lo scandalo Watergate, portando con sé le sue dimissioni.

Ma quello che ci racconta il film non è l’incredibile storia del Re del Rock and Roll, e nemmeno ci mostra le gesta del presidente degli Stati Uniti d’America Nixon, che dovette affrontare uno dei periodi più controversi della storia.

Liza Johnson, la regista del film, sceglie di farci vedere questi personaggi storici sotto una luce diversa, più terrena e ordinaria, narrando un preciso evento che, per quanto minuscolo, è una scelta intelligente per far capire che dietro quei due celeberrimi volti c’erano due uomini, sentimentali, divertenti e distruttibili.

Il film inizia con uno spettacolare Kevin Spacey nei panni di Richard Nixon, seduto alla scrivania dello Studio Ovale, che adempie ai suoi compiti da Presidente e ascolta il suo assistente che diligentemente gli riferisce gli appuntamenti del giorno: “…dalle 12 alle 13 avrà un’ora libera, dopo la quale potrebbe essere il momento giusto di incontrare Elvis Presley…”. L’assistente continua con il suo elenco, ma il Presidente rimane basito: “Chi diamine ha organizzato tutto questo?”.

Ed ecco che parte il film, una famosa canzone tipicamente anni ’70 fa da sottofondo e la pellicola si riavvolge per portarci indietro, a 36 ore prima. Stavolta siamo a Graceland, Memphis, Elvis Presley in persona è seduto sul suo divano e guarda più televisioni contemporaneamente. È giunto il momento di alzarsi e andare. Letteralmente. Per la prima volta dopo anni Elvis decide di recarsi all’aeroporto e comprare un biglietto per Washington DC, tutto da solo. È evidente che ha un piano, qualcosa che deve assolutamente fare.

elvis nixonGià dalle prime battute del film, grazie ad una scrittura intelligente, abbiamo un’idea precisa di che pasta siano fatti i due protagonisti: Nixon è un repubblicano, conservatore, ma a suo modo piacione, mentre Elvis nonostante si avvicini già ai quaranta sembra un bambino che non può fare nulla da solo, ha perso il senso della realtà, quella pratica di tutti i giorni, recluso nella sua Graceland, più schiavo per circostanza che casalingo per scelta, tanto che non ha nemmeno documenti con sé. Insomma se sei Elvis Presley, stai sicuro che chiunque ti incontra per strada sarà in grado di identificarti.

La prima parte del film è una sequela di piccoli episodi per lo più divertenti e comicamente esagerati, che però centrano in pieno lo spirito di due uomini di cui si sa quasi tutto, quasi però.

Quando si sceglie di fare un film su due delle persone più famose al mondo, ovviamente le scelte del casting diventano fondamentali. Come già detto, Kevin Spacey nei panni del Presidente degli Stati Uniti è perfetto. Certo, ha fatto molta pratica grazie al suo ruolo di Frank Underwood in House of Cards, ma la sua interpretazione di Nixon è davvero impressionante.

Michael Shannon è un bravo attore che è stato in grado di destreggiarsi in ruoli molto diversi tra loro, ma qui ha dovuto cimentarsi con uno degli uomini più amati (e imitati) del mondo. Il suo lavoro è stato davvero lodevole. Bisogna ammettere che Shannon non sia esattamente la copia di Elvis, ma il suo modo di muoversi e parlare è così convincente che ci si dimentica che quella sia la faccia di Micheal, e ci si convince che quello sia proprio Elvis, il bravo ragazzo di Memphis, Tennessee, che ha cambiato la storia del Rock e ha conquistato milioni di cuori semplicemente sorridendo. Il suo Elvis è perfettamente credibile ed abbastanza accurato, soprattutto nelle battute taglienti, i sorrisini e persino le mosse di karate.

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Una volta che si hanno a disposizione sia Elvis che Nixon e tanto spazio per mostrarli in situazioni in cui non li abbiamo mai visti (Elvis su un aereo, Nixon che parla con la figlia), la trama conta poco, infatti quella del film è molto semplice. Elvis ha deciso che il mondo, cioè l’America, ha bisogno del suo aiuto e per questo vuole diventare un agente sotto copertura per l’FBI, con tanto di distintivo e benedizione di Nixon e Edgar J. Hoover. È così ostinato nel voler ottenere quel distintivo che scrive una lettera a Nixon in persona e chiede un incontro. L’evento è talmente assurdo che supera di gran lunga la realtà e rendere poco più di 86 minuti un piacevole ed esilarante intrattenimento sembra fin troppo semplice. Ma, come sempre, bisogna saper giocare la partita anche quando le carte sono molto buone, altrimenti la vittoria è tutt’altro che assicurata.

E’ qui che Liza Johnson e Cary Elwes meritano degli apprezzamenti, perché l’astuta regia, che alterna sapientemente le inquadrature in figura intera con i dettagli (curati con maniacale attenzione per rendere al meglio lo stile iconico dei protagonisti) e i dialoghi – scritti con brillante ingegno ed equilibrio – rendono il film leggero e godibile ma piano, piano e discretamente, inseriscono qua e là piccoli momenti di serietà in cui il tono cambia. D’improvviso i personaggi che ridevano un attimo prima stanno dicendo qualcosa di tremendamente serio e profondo. E lo spettatore che rideva con loro, si prende un momento per incamerare il pensiero e tenerselo dentro.

Dopo oltre un’ora dall’inizio del film, finalmente l’incontro tra Elvis e Nixon avviene: è letteralmente il momento più atteso del film, la trama si costruisce tassello dopo tassello per arrivare a quel punto, e l’aspettativa cresce sempre di più. Quando finalmente Elvis mette piede nella Casa Bianca, tutti noi, il Presidente compreso, proviamo un misto di ansia ed eccitazione, insicuri di quello che sta per accadere. Ma ecco che Elvis rompe il ghiaccio con una delle sue mosse e da lì in poi tutto va liscio come l’olio.

Ciò che avviene in quegli ultimi dieci-quindici minuti di film ha qualcosa di straordinario. 21 dicembre 1971, Studio Ovale, Elvis e Nixon. Due uomini che devono conoscersi, ma sono scettici l’uno dell’altro, scoprono che nonostante sulla carta siano l’opposto in realtà sono più simili di quello che pensavano. Elvis come Nixon è preoccupato per il futuro della gioventù americana, vuole fermare i comunisti. E cos’è quella storia di Woodstock? D’improvviso Nixon si rende conto che quell’uomo che aveva accettato di incontrare solo per essere un po’ più apprezzato dagli americani è davvero un grande uomo, che i suoi milioni di fan adesso hanno senso e che certo può essergli d’aiuto. Certo che ha ragione, dannati hippy.

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Allora lo studio del presidente diventa il regno di Elvis, l’unico King che l’America abbia mai avuto. E via con le battute, le pistole, le mosse di karate, m&m’s e Dr. Pepper, come se Richard ed Elvis fossero sempre stati amici.

Che Elvis sia effettivamente diventato un agente sotto copertura non è dato saperlo, ma quel giorno ha ricevuto il suo distintivo e ha vissuto un po’ di tempo lontano da Graceland con i suoi fidati amici, godendosi la libertà e la compagnia del presidente.

Dopo quel breve ma glorioso incontro Nixon passerà alcuni anni molto difficili, che culmineranno con le sue dimissioni, ed Elvis tornerà ai suoi concerti a Las Vegas e alla reclusione a Memphis, che lo porteranno all’auto-distruzione da cui nessuno potrà salvarlo.

L’incontro di due personaggi che si trovano sull’orlo del precipizio ma non lo sanno ancora diventa un momento magico da immortalare in una foto, una memoria indelebile che li ritrae nella quiete prima della tempesta come due uomini che in fondo si comprendono a vicenda. Elvis e Nixon per una volta come persone, non personaggi.

Elvis & Nixon
  • Regia e Fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.4

In Sintesi

Divertente e piacevole, con un pizzico di profondità

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