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Elementary

Elementary: Recensione dell’episodio 3.01 – Enough Nemesis to Go Around

La terza stagione di Elementary riapre i battenti con un mega salto temporale di 8 mesi. Noi esiguo numero di fan abbiamo aspettato trepidanti questa season premiere: inutile mentire su come, tante volte, abbiamo fantasticato di vederci uno Sherlock mezzo tramortito caduto di nuovo nel giro delle droghe, che torna strisciando da Joan chiedendole il suo aiuto. Che tra i due ci sia alchimia, è un dato ormai fin troppo scontato…ma gli sceneggiatori – e per buonissimi motivi – si tengono ancora a distanza da quel connubio amoroso che in realtà avremmo voluto vedere coronato sin dal primo momento in cui abbiamo realizzato che il John per antonomasia si era trasformato in una timida  Joan. Ma fermi, fermi fermi! Non fate volare troppo la fantasia, poiché ciò in cui speriamo sembra essere lontano mille miglia. Infatti, l’indipendenza di Joan si trascina dietro, in pratica, tutti i 40 minuti di episodio. E ciao al riavvicinamento in cui speravamo. Insomma, la vita di Joan e Sherlock sembra essere condotta ormai con velocità, necessità e tempistiche diverse ma, per qualche strana forza gravitazionale, i due sono destinati a scontrarsi di nuovo nella grande Mela. Ma ciò che un tempo era stato la scintilla fervente di un team invincibile, oggi è un segnale di fumo appena visibile. Troppi e, a quanto pare insormontabili, sono i rancori che i due si portano dietro a vicenda come zavorra: da un lato Joan maschera (davvero male) il disappunto e la profonda delusione per la partenza di Sherlock senza alcun tipo di preavviso, se non con cinque righe scritte; dall’altro Sherlock smette di nascondere che la sua partenza per Londra si incastrava alla perfezione con la situazione che, dalla stessa Joan, è stato costretto ad affrontare.105082_0027b

O, per meglio dire, a non farlo. L’indole di Sherlock cozza davvero duramente con la tematica dell’affrontare tutte quelle situazioni che non siano dipese direttamente dalla sua volontà. Se per una persona ordinaria il cambiamento può essere spaventoso, il terrore da cui Sherlock viene afflitto ogni qual volta qualcosa fuoriesce dagli abituali schemi diventa maniacale. La decisione era, dunque, tra riprendere a fare uso di droghe o partire, reinventarsi in una città che lo ha cullato da sempre per ritrovare, idealmente parlando, di nuovo se stesso. Ma l’illusione dura per poco, ed al suo ritorno, dopo essere stato licenziato dall’MI6, si rende conto che le cose non hanno smesso di cambiare dalla sua partenza e che, in un moto perpetuo senza fine, vedono Joan non solo sistemata in una nuova casa, ma con un lavoro proficuo, stabile e soprattutto indipendente.

105082_0097bLe conversazioni che sono forzatamente costretti ad intavolare diventano nel giro di un ciclo di domanda e risposta la zuffa di un cane e di un gatto, è tutto un gioco a dimostrare chi dei due se la sia cavata meglio in assenza dell’altro, o per meglio dire nonostante l’assenza dell’altro. Joan è stata punita così per aver espresso il desiderio di maggiore libertà, ed ora non riesce a contenere la smania di sventolare a Sherlock quanti passi da gigante abbia fatto senza di lui. Ci aspettavamo di trovare uno Sherlock più maturo, ma come si dice: il lupo perde il pelo, ma mica il vizio! Ma di sicuro quella in cui non ci aspettavamo di inciampare è la nuova super-arroganza di Joan travestita da giustizievole tenacia. La produzione, che non disdegna sviamenti anche piuttosto consistenti dal mito originario (ve ne cito qualcuno? New York fa da sfondo al posto di Londra, Watson è una DONNA, e Moriarty e la Adler si sono ormai fusi in un tutt’uno), prende forza e coraggio e si tuffa a capofitto nell’esplorazione di una nuova tematica: Sherlock e Joan, oramai, sono detective alla pari. Dopo due lunghi, lunghissimi anni di impressionante gavetta, Joan si concede il lusso di spiattellare in faccia a Sherlock di non avere più bisogno di lui. Parte la sfida, dove benché sembrano essere state deposte almeno per il momento le armi e firmato l’armistizio, i due troveranno il modo di guerrigliarsi in maniera sottile. Da alleato, Sher diventa una nuova nemesi da aggirare. Beh, quanto ad innovativa e a sorpresa, tanto di cappello, Elementary non cadrà mai nella monotonia di un telefilm che, dopo la seconda serie, estingue completamente tutte le possibili story-line e ritorna a ripercorrere strade fortemente già battute. Ma, se posso permettermi di dire la mia, da fedele amante del personaggio originale e da spettatrice dello Sherlock di Cumberbatch, questa separazione mi infastidisce. Insomma, da che mondo e mondo ci sono dei team che NON POSSONO ESSERE ASSOLUTAMENTE SEPARATI. E, ad allargare la crepa, ecco una nuova infiltrazione dal nome Kitty, la nuova allieva di Sherlock.

Durante una folgorante rivelazione Sherlock dichiara, infatti di non aver mai avuto paura di perdere Joan, bensì quello che con lei è stato capace di costruire, il rapporto di “dare e avere”, da lui stesso così definito. Insomma, Sherlock si dichiara bisognoso di interagire col mondo per trasmettergli il suo intero sapere, ha bisogno di intessere rapporti umani, dove la partnership lavorativa sembra la cosa più vicina a quella spiacevole parolina di nome…amicizia.

Quanta contesa crescerà tra Joan e Kitty?

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