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Einstein e l’uomo dietro il genio: la recensione del primo episodio di Genius

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National Geographic Channel

Mancava solo il National Geographic Channel all’appello delle reti tv che provano a sfuggire alla propria vocazione originaria per lanciarsi nella produzione di una serie tv. Timorosi, forse, di fare il proverbiale passo più lungo della gamba, i tipi della rete divulgativa per antonomasia avevano già compiuto un primo tentativo con il pregevole Mars che era tuttavia un insolito e riuscito mash up tra un appassionante racconto di fantascienza e un accurato documentario scientifico. Affidandosi ancora una volta all’esperta consulenza di Ron Howard e Brian Grazer, National Geographic Channel smette di restare a metà del guado ed entra decisamente nell’agone telefilmico con Genius.

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Se non Einstein chi?

Come esplicitamente evocato dal titolo della serie, Genius intende essere un biopic dedicato a colui il cui nome è spesso il primo che viene in mente quando alla astratta parola genio si intende associare un volto concreto. Non poteva che essere, infatti, Albert Einstein il protagonista di questo racconto per immagini che intende attenersi alla realtà storica prendendosi la libertà di riempire gli spazi bianchi tra le righe della biografia di Walter Isaacson con alcune licenze creative che disegnino il carattere del grande fisico tedesco che seppe essere in vita una inusuale icona pop oltre che riferimento per generazione di cosmologi che ancora oggi provano a confrontarsi con il frutto del suo ingegno.

Se, seguendo la definizione data dal vocabolario Treccani, si considera un genio colui che per mezzo del proprio talento raggiunge straordinarie altezze nell’ambito dell’arte o delle scienze, non si può che vedere in Albert Einstein il ritratto più aderente di questa figura spesso mitizzata. Più che i suoi comunque fondamentali lavori sull’effetto fotoelettrico e la natura della luce (che mettevano a frutto la nascente teoria dei quanti elaborata da Planck) e che gli valsero il premio Nobel nel 1921, Einstein si guadagnò l’appellativo di genio grazie alla capacità di vedere oltre, di sovvertire i radicati concetti di spazio e tempo della meccanica classica per proporre una rivoluzionaria unificazione in un unicum quadridimensionale. Idee così felicemente innovative da essere inizialmente accolte con lo scetticismo infastidito da una comunità accademica che, in parte, rimase ostile anche dopo le evidenze incontrovertibili che confermarono la correttezza della rivoluzione einsteiniana. Un eco di questo atteggiamento lo si vede anche in questo primo capitolo nella figura di Philip von Lenard (premio Nobel per la fisica nel 1905) che arringa i suoi studenti contro le teorie di Einstein, facendo leva sul nascente nazionalismo di stampo nazista.

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Dalla realtà alla finzione senza scossoni

La conferma osservativa della teoria della Relatività rese, tuttavia, Einstein tanto famoso da essere una vera e propria star la cui popolarità travalicava le seriose università tedesche, tanto da fare di lui un modello per bambini a caccia di autografi e un personaggio intorno a cui la gente si accalcava come oggi farebbe intorno ad un attore hollywoodiano. Aspetti che la serie si premura di mostrare con le scene al funerale di Walter Rathenau e l’inseguimento frainteso dell’inconsapevole bimbo in uniforme nazista.

Ad aumentare questa sua fama contribuì sicuramente anche il carattere anticonformista di un Einstein che per tutta la vita amò sottrarsi ad ogni convenzione accademica e sociale vestendo provocatoriamente in maniera dimessa, usando paragoni tratti dalla vita quotidiani, rilasciando aforismi caustici ed ironici, rinnegando la propria cittadinanza per potersi ritenere cittadino del mondo, professando idee alquanto discutibili sul matrimonio e la fedeltà coniugale. L’Einstein adulto interpretato in maniera convincente da Geoffrey Rush è il professore tanto sicuro di sé stesso e della sua posizione sociale da potersi permettere di essere una sorta di personaggio televisivo ante litteram, al punto che trasporre in una fiction la sua realtà diventa un lavoro semplice e immediato.

Prima che gli autori di Genius, è stato lo stesso Einstein a scrivere un protagonista interessante che sa coniugare un intelletto raffinato con una simpatia innata, permettendo quindi di approcciare concetti difficili (come la natura della luce e il problema della concezione di spazio e tempo come assoluti) senza annoiare lo spettatore a digiuno di fisica e matematica. Perché, alla fine, quel professore dai capelli ingestibili è dopotutto anche un uomo come tanti, con le sue debolezze (la tresca con la segretaria, i pavidi tentativi di sfuggire alle chiamate della prima moglie) e i suoi errori di valutazione (su tutti, l’aver sottostimato Hitler e l’ascesa del nazismo).

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Einstein prima di Einstein

Dove la serie cerca di aggiungere del suo è nella figura di Einstein giovane (interpretato da un ancora acerbo Johnny Flynn) che potrebbe offrire l’opportunità di vedere il processo di formazione di un genio in potenza. E tuttavia, proprio questa parte risulta poco credibile. Ne esce, infatti, una figura piuttosto stereotipata di un ragazzo tutto genio e sregolatezza, sicuro delle proprie capacità e insofferente di ogni autorità costituita (che sia un padre pedante o un professore ottusamente rigido), con una intelligenza viva e irrequieta di cui fa spontaneamente sfoggio quando è nel suo ambiente e al tempo stesso timoroso e quasi impacciato quando deve confrontarsi con il mondo fuori dalle rassicuranti aule universitarie. Un Einstein la cui strabordante irrequietezza sembra contagiare anche la regia che si affanna ad inseguire il giovane scienziato privilegiando inquadrature ravvicinate o sghembe, quasi che la camera non riuscisse a tenere il passo di una mente troppo veloce. E, in realtà, troppo rapida sembra anche la stessa intelligenza dell’Albert giovane che quasi arriva a presagire i fondamenti di teorie che elaborerà dieci anni dopo.

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Già rinnovata per una seconda stagione, Genius è una serie antologica che racconterà di volta in volta la vita di un diverso protagonista. Il rischio di una simile operazione è ben evidenziato proprio da questo pilot che risulta interessante più per il personaggio scelto che per la realizzazione, a causa anche di una narrazione che salta tra due linee temporali in maniera a volte troppo discontinua. Quest’anno potrebbe bastare Einstein a salvare la serie, ma dopo?

Genius: 1.01 - Chapter One
  • Albert, pensaci tu!
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