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Cinema

Dragon Trainer 2: la recensione

Usciti dalla sala dopo aver visto Dragon Trainer 2 sia che ci siate andati per accompagnare vostro figlio o perché il cartellone non offriva niente di più allettante, non avrete la sensazione di aver visto un semplice “cartone”, ma qualcosa di più. Tornando a casa in macchina continueranno a tornare alla vostra mente immagini, suoni, colori del film come se il vostro cervello dragon-trainer-2-valkastesse cercando di elaborare tutte le cose che ha visto; potrebbe accadere che i significati più profondi riusciate a capirli solo dopo svariate ore, potrebbe accadere che solo con il passare dei minuti riconosciate alcune citazioni visive ad altre opere cardine della storia dell’animazione. Questo processo così insolito per un prodotto di questo genere (almeno per chi non ne è conoscitore) è assimilabile a quello che avviene per film importanti e considerati dalla critica “capolavori”, evitando di tirare in ballo questo termine che porta con sé più problemi che cose positive, è necessario affermare che il secondo capitolo di Dragon Trainer lascia attoniti gli spettatori di qualsiasi età per bellezza estetica e originalità narrativa.

Non mi lancerò nella crociata dell’animazione contro il cinema tradizionale, ma lasciatemi dire che sono contenta che i th (1)bambini che vivono la loro infanzia adesso possano godere di questo film, e possano farne propri i suoi insegnamenti come dovremmo fare noi, che all’anagrafe abbiamo più di diciotto anni. Dragon Trainer 2 è un seguito, un secondo capitolo, e come tale ha l’arduo compito di confermare l’alto livello del film precedente e di soddisfarne le attese, tutto questo senza rinunciare a discostarsi dal primo e a rendersi originale e quindi memorabile. Se i posteri lo ricorderanno non possiamo saperlo, ma sicuramente tutte gli altri scopi sono stati raggiunti in modo preciso e accurato a tratti quasi maniacale.

Graficamente l’impatto di questi 105 minuti è disarmante, i colori delle centinaia di specie di drago diverse che fluttuano e giocano e si arrampicano e lottano toglie il fiato, ci sono scene in cui a tratti sembrano farfalle rare che volano su prati di nuvole. La telecamera si muove sinuosa nelle scene di volo e d’azione riuscendo a seguire la narrazione senza l’effetto “mal di mare” che spesso capita, non ci sono scene in cui non è possibile capire cosa accade, e la minuzia con cui alcuni particolari sono delineati rende il tutto ancora più emozionante: dalla pelle di Sdentato, ai particolari della tuta di Hiccup passando per le ombre dei draghi sul pelo dell’acqua, arrivando alle cicatrici di Drago Bludvist, fino ai singoli peli della barba di grande babbo Stoick.

th (3)Dal punto di vista narrativo, l’assenza di Chris Sanders compagno di DeBlois da Lilo&Stich un po’ si sente, soprattutto in alcune scene comiche troppo forzate che in casi fermavano la tensione solo per strappare una risata non proprio necessaria e in certa atmosfera “classica” che ricorda molto opere come Il Re Leone o Mulan. Ma se del primo capitolo avevamo apprezzato l’originalità del finale, più che della storia, qui è proprio la trama complessa fatta da ben due storyline parallele a rendere il film intrattenimento di altissimo livello. Non solo Hiccup deve affrontare nuovamente le sue insicurezze e la sua voglia di scoperta e conoscenza, ma dovrà affrontare il rapporto con la neo ritrovata madre (come visto dal trailer) e sconfiggere il villian Drago Bludvist che riesce come lui a controllare i draghi. Abbiamo però situazioni nuove in ogni singola parte di trama, Hiccup riesce a diventare un leder non grazie alla sua forza, o al suo coraggio ma grazie alla sua capacità di vedere le cose diversamente e di perseguire un obiettivo di pace tra universi opposti a cui nessuno sembra voler credere. DeBlois scommette sull‘amore tra due genitori separati che si ritrovano dopo tanti anni, e non sul romanticismo facile di Hiccup e Astrid rendendo così tremendamente vera la storia di una moglie e un marito riavvicinati da loro figlio ormai ventenne. Viene inoltre introdotto il concetto di sottomissione e la differenza tra questo e quello di addestramento (training), se Hiccup tende sempre la mano destra per far capire ad un drago che lui è suo amico il cattivo Drago schiaccia il muso delle creature alate con il piede, non solo quindi il tema dell’accettazione e integrazione del diverso ma anche quello della capacità di alcuni “leader” o “Alpha” di controllare i sottomessi in maniera sbagliata, portando la guerra dove c’era la pace e ditemi se questo non attuale.

Citazioni numerose a opere d’animazione famose: Il primo drago alpha che vediamo assomiglia moltissimo al Dio della forestath (2) della “Principessa Mononoke” dello studio Ghibli, la scena in cui la mamma mostra ad Hiccup l’interno della grande struttura di ghiaccio dove vivono i draghi, ricorda un po’ la scena dove Rafiki ,nel Re Leone, guidava Simba al lago in cui appariva il riflesso di Mufasa, e queste sono solo alcune che ho notato.

La colonna sonora di John Powell è come nel primo superlativa, e spicca in particola modo la canzone delle promesse nuziali tra Stoick e Valka che è per Dreamworks una cosa rara in quanto è difficile vedere film di questa casa produttrice in cui compaiano canzoni interpretate dai protagonisti, ma a differenza della rivale Disney in questo caso, la canzone non serve per raccontare o far parlare il personaggio ma rimane una semplice “canzone” cantata da un uomo e una donna il giorno delle loro nozze, e niente di più.
Dragon Trainer 2 regala sorrisi, pianti e molte idee e spunti di riflessione che pochi altri film in questi anni hanno dato, non c’è paragone con il natalizio Frozen o Monster University o Ribelle, il livello è più alto in tutto e sarà difficile non notarlo.

Portate i vostri figli, nipoti, cugini, fidanzati/e , nonne e zie a vedere Dragon Trainer 2 uscirete dalla sala sentendovi come quando da piccoli, dopo la la storia della buona notte, le parole dalla uscivano dalla carta e allietavano i vostri sogni di bambino.

Good Luck!

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