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Dopesick: 5 motivi per recuperare la miniserie con Michael Keaton

In una annata seriale che ha confermato quanto i network stiano puntando sempre più sul formato compatto delle miniserie, era difficile svettare con tanta unanime consenso come ha fatto Dopesick.

Soprattutto, perché la qualità media della ricca offerta è ormai sempre più alta rendendo la competizione tanto difficile per chi cerca la vittoria quanto stimolante per gli spettatori in cerca di storie da cui farsi coinvolgere. Le dieci nomination agli Emmy sono un ottimo biglietto da visita per Dopesick. L’aver dovuto cedere il passo a The White Lotus non va a detrimento della serie di Disney+ che ha probabilmente pagato la drammaticità della sua storia paragonata alla freschezza irriverente della rivale.

La verità è che a vincere, in ogni caso, è chi ha visto la serie. Per chi non l’avesse fatto, ecco cinque motivi per recuperare quanto prima gli otto episodi di Dopesick.

Dopesick: cinque motivi per recuperare la serie
Dopesick: cinque motivi per recuperare la serie – Credits: Disney+

1. Una storia vera per capire il capitalismo

Danny Strong e Benjamin Rubin hanno scritto la sceneggiatura di Dopesick adattando il quasi omonimo libro inchiesta Dopesick: Dealers, Doctors and the Drug Company that Addicted America di Beth Macy.

Serie e libro raccontano la vicenda vera di come la dipendenza da oppioidi falcidiò intere comunità negli Stati Uniti agli inizi degli anni novanta concentrandosi, in particolare, sul caso dell’Ossicodone prodotto dalla Purdue Pharma della famiglia Sackler. Le illegalità commesse nella fase di test e nella successiva diffusione. Il conflitto di interesse con le agenzie federali che avrebbero dovuto vigilare. Le tecniche di marketing truffaldine degli pseudo informatori scientifici. Ma anche la caparbietà di tanti piccoli Davide che non si fecero intimidire dal Golia che avevano davanti.

Dopesick mostra in maniera estremamente chiara, a tratti persino volutamente didascalica, i modi in cui tutto ciò fu possibile. Un illuminante trattato su come funzioni il capitalismo delle grandi aziende. Attenzione, di tutte le grandi aziende e non solo di Big Pharma come sarebbe facile pensare. La strategia adottata da Richard Sackler per conquistare il mercato sarebbe stata diversa nei dettagli se il prodotto da vendere non fosse stato un medicinale. Ma non sarebbe cambiata la filosofia che ne è la motivazione. L’unica cosa che conta è il numero che si ottiene sottraendo le spese dagli incassi. Tutto è lecito per far diventare quel numero sempre più grande e sempre con il segno positivo.

Perché, come ossessivamente ripete la cinica Amber al dubbioso Billy, la Purdue non deve migliorare la vita della gente, ma solo il proprio profitto. Ed è questa la sola regola per giudicare chi vince e chi perde.

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Dopesick: cinque motivi per recuperare la serie
Dopesick: cinque motivi per recuperare la serie – Credits: Disney+

2. La dipendenza come cancro sociale

Pure essendo un racconto corale che si svolge tra gli uffici lindi della Purdue, le scrivanie ingombre di carte degli investigatori, le aule di tribunale, le sale d’attesa dei medici, le camere d’ospedale dei malati, Dopesick dedica molto del suo tempo ad una tranquilla comunità dei Monti Appalachi. Uno di quei tanti paesi dell’America meno nota dove tutti si conoscono e si affidano l’uno all’altro condividendo spesso anche lo stesso lavoro in miniera. Quelle isole sperdute tra boschi sempreverdi e cieli azzurri dove ancora alcuni ruoli sono visti come punti di riferimento imprescindibili: lo sceriffo, il dottore, il pastore. Un idillio apparentemente immutabile e una comunione di intenti che niente può spezzare.

Almeno finché non arriva la dipendenza da ossicodone. Dopesick mostra con ansiogena precisione il modo in cui questa malattia da problema individuale diventa crisi collettiva. All’inizio, possono sembrare solo piccole cellule tumorali isolate. Una ragazza infortunata che mente al proprio medico per tornare prima al lavoro mentre di nascoso prende farmaci acquistati da spacciatori. Un dottore che si lascia convincere a provare anche lui la nuova pillola miracolosa. Un adolescente maldestro sorpreso a rubare e lasciato andare perché è la prima volta. Nessuno è in grado di capire come queste non siano altro che i focolai che, se non curati in tempo, diventano i punti di partenza di metastasi che si diffondono in tutto il corpo ammazzandolo.

Dopesick ci ricorda con drammatica evidenza che la tossicodipendenza non è mai un problema del singolo individuo, ma un cancro che colpisce l’intera comunità distruggendola nelle sue fondamenta.

Dopesick: cinque motivi per recuperare la serie
Dopesick: cinque motivi per recuperare la serie – Credits: Disney+

3. La discesa negli inferi di un uomo perbene

Tumore collettivo, ma anche ovviamente problema personale. Le conseguenze della dipendenza dagli oppioidi in Dopesick viene mostrato anche attraverso tanti casi singoli che insieme costruiscono un mosaico di dolore e disperazione che è impossibile non guardare scioccati. Su tutti emerge il caso del dottor Samuel Finnix interpretato da Michael Keaton. Punto di riferimento per la propria comunità, il dottore è vittima tre volte di ciò che la Purdue Pharma ha messo in piedi per vendere l’ossicodone. Dapprima, perché complice involontario della diffusione del farmaco ingannato dai modi gentili e dalle finte evidenze dell’inizialmente solerte Billy. Poi perché vittima egli stesso della dipendenza in cui precipita in modo inarrestabile nonostante sia consapevole che ogni pillola in più è un passo su una strada che non ha quasi mai ritorno. Infine, perché da dispensatore di vita si abbassa fino a diventare spacciatore di morte pur di non rinunciare alla dose quotidiana.

Michael Keaton è superbo nel dipingere il crollo di un uomo che ha intuito la profondità dell’abisso e previsto i mostri che sarebbero sorti da quella oscurità, ma non ce l’ha fatta a tirarsi indietro prima che lo rendessero loro schiavo. Un personaggio che al dolore delle crisi di astinenza deve aggiungere il rimorso di essere colpevole non solo nei confronti di sé stesso, ma di tutte quelle persone che di lui si erano fidate mentre le spingeva nelle fiamme di un inferno in pillole. Un’anima spezzata che, toccato il fondo, inizierà a scavare prima di rendersi conto che anche laggiù arriva la luce della rinascita.

Delle dieci nominations ricevute da Dopesick, solo una si è trasformata in premio. E non poteva che essere quella a Michael Keaton come migliore attore protagonista.

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Dopesick: cinque motivi per recuperare la serie
Dopesick: cinque motivi per recuperare la serie – Credits: Disney+

4. Un coro di dolore intonato da un cast ottimo

Michael Keaton è il diamante più luminoso di Dopesick, ma è l’intera corona che la serie indossa a essere composta da gemme preziose. Basta scorrere la lista delle candidature nelle categorie attoriali per trovare ben cinque volte il nome della miniserie. Will Poulter, Peter Sarsgaard e Michael Stuhlbarg come migliore attore non protagonista. Kaitlyn Dever e Mare Winningham come migliori attrici non protagoniste. Da lodare sono anche le performance di Rosario Dawson e Philippa Soo. Ma, in generale, è l’intero cast a comporre un coro armonioso dove nessuna voce (neanche quelle a cui toccano meno note) stona e tutte si amalgamano in un unico canto di dolore e pietà.

Merito anche di una scrittura che va oltre il mero dato biografico (trattandosi in buona parte di personaggi reali) per dare ad ognuno uno spessore caratteriale che li fa andare oltre la fredda cronaca. Lo si vede bene nel caso del Richard Sackler interpretato da Michael Stuhlbarg. Responsabile della creazione dell’ossicodone e ideatore della strategia per imporlo sul mercato tacendo dei problemi di assuefazione, è indubbiamente il villain della serie. Ma la sua caratterizzazione è distante da questa descrizione monodimensionale. Richard è, infatti, prima di tutto una vittima di una famiglia che lo ha sempre visto come l’anello debole da lasciare da parte. L’ossicodone diventa, quindi, la sua rivincita. Il modo in cui l’eterno perdente può finalmente essere visto come un vincitore. Che il costo di questa vittoria sia la distruzione di vite e comunità è la tragedia che Richard non riesce a vedere.

Dopesick è un racconto fatto di numeri e fatti, ma anche di persone. Ed è merito di un ottimo cast se la serie si trasforma da asettica inchiesta a pulsante collezione di storie vere.

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Dopesick: cinque motivi per recuperare la serie
Dopesick: cinque motivi per recuperare la serie – Credits: Disney+

5. La forza e il coraggio di non arrendersi

Come ogni miniserie, Dopesick non è destinata ad avere un seguito. La storia che voleva raccontare è racchiusa nelle otto puntate in maniera impeccabile. Ma il soggetto della serie non finisce dopo la sigla dell’ultimo episodio. Perché il problema della dipendenza dagli oppioidi è oggi riconosciuto, ma non risolto. La vicenda narrata dal libro e dalla serie ha avuto il merito inestimabile di mostrare che il vaso di Pandora era stato aperto e i mostri ne erano usciti. Ma quei mostri sono ancora in giro a fare danni. Soprattutto, Dopesick suggerisce che altri mostri potrebbero essere messi dentro altri vasi e ci sarà sempre qualcuno pronto a togliere il coperchio in nome di un profitto più alto.

Tuttavia, Dopesick ricorda bene tutto il mito del vaso di Pandora. Sul fondo qualcosa era rimasto ad aspettare che qualcuno lo tirasse fuori: la speranza. Anche questo la serie riesce a insegnare. Che si può affondare negli abissi più oscuri, ma risalirne come Samuel. Si può andare a braccetto col diavolo ed aiutarlo a realizzare i suoi progetti, ma accorgersene e dire no come fa infine Billy. Arrampicarsi sulle mura invalicabili di un castello nemico, scivolare, ricominciare daccapo, ma alla fine farcela ad entrare per abbatterlo come riesce al procuratore Rick Mountcastle. Sfidare Golia e perdere perché quella di Davide è solo una storia inventata, ma trovare infine il giusto colpo di fionda per farla diventare realtà come mostra il personaggio (inventato ma ispirato a vari alter ego reali) di Bridget Meyer.

Dopesick è una serie che dice solo la verità. I mostri sono là fuori, ma c’è anche la speranza. E, alle volte, è proprio quella l’unica arma per sconfiggerli.

Winny Enodrac

Vorrei vedere voi a viaggiare ogni giorno per almeno tre ore al giorno o a restare da soli causa impegni di lavoro ! Che altro puoi fare se non diventare un fan delle serie tv ? E chest' è !

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