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Dollhouse

Dollhouse – 2.01 Vows

Dollhouse season two – here we are! Ce l’abbiamo fatta, nonostante gli ascolti non da record, nonostante un network da cancellazione troppo facile (la FOX); un pò grazie a noi fan, ma soprattutto grazie alla qualità della serie. Insomma, Dollhouse è tornato per un secondo anno, e personalmente non vedevo l’ora. E’ il caso di fare una ripassatina? La scorsa stagione di è conclusa con il tanto atteso confronto tra Alpha, active andato a male e Echo, active assolutamente speciale. Qualcosa, però, è andato storto: tutti gli “imprints” impiantati da Alpha nella bellissima Echo, hanno definitivamente cambiato le carte in tavola: hanno reso la nostra doll preferita sempre più consapevole della sua “essenza”, complici sporadici flashback delle varie identità assunte per conto della Dollhouse. Poichè sono più che sicuro che, se state leggendo queste righe, siete tra i più accaniti followers del cult Joss-Whedon-iano, eviterei una panoramica generale sulla serie e passerei direttamente all’episodio in questione.
( Tutte le foto dall’episodio nella nostra Gallery )
La seconda stagione di Dollhouse si apre con l’episodio Vows, scritto e diretto da Joss Whedon, il che – già su carta – promette veramente, ma veramente bene. Siamo alla Dollhouse, e Topher sta effettuando un nuovo imprint su Echo. Il cliente, questa volta, è niente di meno che l'(ex) agente Paul Ballard, il quale ha richiesto una partner che lo aiuti a chiudere un suo caso dell’FBI che non era riuscito a portare a termine, e che coinvolge il trafficante d’armi Martin Klar (interpretato da Jamie Bamber, nome che ai fan dello sci-fi dirà sicuramente qualcosa: l’attore era il capitano Lee ‘Apollo’ Adams in Battlestar Galactica). Il ruolo di Echo, ora versione Roma (si, nome alquanto bizzarro, lo so), è quello di agire dall’interno. Quale migliore modo che fare innamorare di se Martin e addirittura portarlo all’altare? Perchè si, una delle prime scene di questo episodio, vede Eliza Dushku in abito da sposa.. e posso dire, che è una visione celestiale? Se il giorno delle mie nozze, mi vedessi arrivare una ragazza così all’altare, probabilmente ci lascerei le penne, e diventerebbe un funerale. Ma torniamo a noi: a quanto pare Roma è riuscita a scalfire l’aura di security che accerchia, ovviamente, il suddetto criminale-businessman, ed è riuscita quindi ad acquistare la sua piena fiducia entrando nella sua vita. Peccato, però, che di fatto non sia riuscita a raccogliere alcuna informazione rilevante. Il giorno seguente la notte di nozze (che Paul, versione pervert, ha ascoltato struggendosi) infatti Echo incontra Ballard, e i due si rendono conto di aver fatto pochi passi in avanti nel caso. La piacevole chiaccherata dei due, con tanto di massaggino ai piedi gentilmente offerto da Paul a Echo, viene interrotta dall’addestratore di quest’ultima che porta la doll a fare la sua seduta.

Proprio in seguito alla seduta, quando Echo viene sottoposta ai controlli medici del caso da parte della Dr. Saunders, ci viene evidenziato qualcosa d’importante. Echo ha sempre dimostrato di essere una doll atipica, speciale. Ha dimostrato, nel corso della prima stagione, di avere delle reminiscenze di vecchi incarichi, anche in seguito alle sedute e quindi alla cancellazione di ogni ricordo. Dopo gli avvenimenti del finale di stagione, e quindi dopo i vari imprints impiantati da Alpha, Echo si è “evoluta”, dalla nostra visuale, ed è come se si fosse “rotta”, invece, nell’ottica della Dollhouse. Sporadicamente, infatti, Echo ricorda frammenti delle sue vecchie identità: ad esempio, riconosce la Saunders come Whiskey, e quando dice “Nessuno cerca di fare del suo meglio qui” è chiaro che mette in questione l’intera organizzazione, una sorta di piccola ribellione che ad una doll normale, privata di ogni “personalità”, non sarebbe permessa.

Nel frattempo, si configura prepotentemente una nuova minaccia per la Dollhouse: il senatore Perrin (la guest star Alexis Denisof – notissimo ai fan di Joss, visto che era Weasley in Buffy e Angel), infatti, tiene una conferenza stampa denunciando i soprusi della Rossum Corporation, rei di aver dato adito ad una vera e propria “cospirazione”, tenendo nascosti al mondo risultati avanzati nel campo della medicina e dello studio sulla mente umana. Che sia una minaccia seria, ce ne rendiamo conto nel momento in cui la DeWitt si dimostra seriamente preoccupata. Come mai, ad ogni modo, il Senatore è arrivato a queste conclusioni proprio ora? Secondo Boyd, Ballard ha parlato. Quest’ultimo smentisce, e chiarisce il motivo per cui si trovi ancora alla Dollhouse: chiaramente non può combatterli, l’FBI lo ha cacciato, e non può che aggrapparsi, quindi, alla possibilità di usare le risorse della suddetta per chiudere una serie di casi che all’FBI non era riuscito a portare a termine. Soprendentemente, però, Adelle ha altri piani per lui: gli propone, infatti, di diventare addestratore di Echo (ruolo che poi accetterà). Chiaramente c’è un forte legame tra di loro, la DeWitt se n’è accorta, noi ce ne siamo accorti (personalmente, però, non mi convince appieno).. e of course l’adorabile donnina dall’accento inglese (me ama) pensa a sfruttarlo.

Tornando al caso della settimana, purtroppo per Echo/Roma, Karl riceve una serie di scatti che immortalano la sua bella mogliettina con Ballard e ovviamente l’affronta (aka gliele suona di santa ragione). Echo quasi riesce a convincere Karl della sua innocenza e quindi a non mandare l’intero caso all’aria ma, purtroppo, i vari imprints rimasti nella memoria di Echo iniziano a riaffiorare e la ragazza non sa più quale identità ha assunto. Ballard si accorge che c’è qualcosa che non va, e per fortuna interviene prima che Karl lasci il paese e che Echo faccia una brutta fine. Attraverso un piano last minute – per così dire – Ballard riesce a trasformare Echo da vittima (la quale, non avendo nessuna particolare personalità impiantata, è confusa e infelice per dirla alla Consoli) a eroina. In poche parole, Echo – che in questi momenti mi ricorda terribilmente Faith – prende a calci e pugni tutti e riesce a salvare la situazione. Nel frattempo io pericolosamente rischiavo di annegare nella mia bava.

Concluso questo aspetto, vorrei fare qualche passo indietro e dedicarmi agli altri personaggi, o meglio, dedicarmi alla Dottoressa Claire Saunders aka Whiskey, la protagonista “non protagonista” di questa puntata. Allora: Amy Acker è semplicemente fantastica, non si può non amarla, ed è innegabile che abbia conferito al suo personaggio una caratterizzazione a tutto tondo, e una profondità “toccante”. Alla fine della prima stagione, la Dottoressa Saunders scopre di essere in realtà una Active: il suo nome è Whiskey e – prima che Alpha la sfigurasse in favore di Echo – era la doll numero uno della Dollhouse. Ovviamente, scoprire di essere qualcuno di diverso da quello che effettivamente sei, è un trauma inimmaginabile, e Claire lo affronta a modo suo, incanalando la sua rabbia e la sua frustrazione in quello che considera il principale colpevole: Topher. Il tutto che inizialmente sembra un pò un gioco (Claire mette dei topi nel laboratorio – la più grande fobia di Topher, per esempio), acquista una profondità oserei dire quasi poetica, in quelle che è una delle scene più belle dell’episodio, e in cui si sente notevolmente la mano di Joss, autore dell’episodio. Claire decide di confrontare faccia a faccia Topher e il tutto è come se acquistasse un sapore mistico: quando Claire parla con Topher, è come se parlasse con Dio, in quanto – di fatto – lei è una sua creatura.

“Ti amo.. Perchè non dovrei amarti? Non sei forse amabile? Non sei forse il Grande Fratello? Non sei forse il Signore mio Dio? Perchè contrastare il tuo piano divino?”
“Perche’ tu sei migliore di questo! Perchè sei meglio di me..”

Topher ha plasmato Claire in modo che contrastasse, in qualche modo, tutto quello che la Dollhouse e Topher rappresentano; segnale del conflitto interiore del primo che non riesce più a disegnare una linea che divida cosa è giusto da quello che è sbagliato.

“Ti ho creata con degli interrogativi. Ti ho creata in modo che combattessi per ciò in cui credi.. Non ti ho creata in modo che mi odiassi, sei stata tu a sceglierlo..”
“Come faccio a vivere? Come vado avanti ogni giorno sapendo che tutto ciò che penso deriva da qualcosa che non posso tollerare?”

Alla fine fine, quello che arriva al pubblico (ma anche a loro), è che Claire e Topher sono più simili di quanto potessimo immaginare. Sono entrambi delle vittime, e allo stesso tempo dei colpevoli.

“Perche’ non hai scoperto chi eri veramente? Ne hai avuto l’occasione..”
“Perche’ non voglio morire. Sono nel corpo di qualcun altro e ho paura.. di lasciarlo. Non sono migliore di te. Sono solo una serie di giustificazioni..”
“Sei un essere umano.”
“Non essere presuntuoso..”

Personalmente, capisco che una serie è un’ottima serie nel momento in cui i personaggi secondari, che magari restano sullo sfondo, hanno da dire quanto e più di quelli principali. E questo aspetto è decisamente soddisfatto in Dollhouse, come in tutti i serial di Joss Whedon in generale.

Ho scritto tanto, forse anche troppo, senza neanche riuscire a catturare un pò della magia di questa puntata. Un’ottima partenza: dal punto di vista del puro intrattenimento, c’è tutto. C’è un caso interessante, ci sono scene d’azione, sparatorie, fuoco e quant’altro. Ma la cosa più bella dell’episodio è quella sorta di nebbiolina che si nasconde sullo sfondo, che avvolge tutti i personaggi, quella nebbiolina che altro non è che una filosofia relativistica, una discussione etico-moralistica irrisolvibile che sfocia in mille interrogativi la cui risposta è solamente nelle nostre menti.

Dicevo, una partenza ottima che, visto il dialogo finale in bocca ad Echo, preannuncia una stagione esplosiva. E’ con questo che vi lascio.

“Ricordo tutto. A volte sono altre persone, e poi torno me stessa.. ma posso ancora percepirle. Tutte loro. Sono stata molte persone. Posso sentirle. A volte.. accade improvvisamente. Sono ognuna di loro.. ma nessuna di loro è me? Voglio trovarla (“quella autentica”). Voglio trovarle tutte, intendo quelle autentiche. Possono essere ritrovate. Siamo perse.. ma non siamo scomparse. “

Voto: 9

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