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Docuseries: cinque (+1) titoli da recuperare su Netflix (e non solo)

Il successo mediatico di Tiger King è solo il più recente esempio di una tendenza iniziata già da qualche anno. Una conseguenza, forse, inevitabile della sovrabbondante offerta di prodotti di fantasia che porta a chiedersi, anche solo per mera curiosità, se quanto c’è nel mondo reale sia altrettanto fantasioso e attraente. Risposta: lo è. E, a volte, anche di più. Perché la realtà non ha niente da invidiare ai più abili sceneggiatori. E le docuseries, documentari a puntate, ne sono la dimostrazione. Come lo sono i titoli che vi proponiamo di seguito tutti disponibili su Netflix che in questo genere ha creduto molto.

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Cinque (+1) docu serie da vedere Tiger King
Cinque (+1) docu serie da vedere: Tiger King – Credits: Netflix

Tiger King

Impossibile non iniziare da quella che è non la docuserie del momento. Ma la serie del momento. Con la s e tutte le altre lettere scritte a caratteri cubitali. Capace di sbaragliare anche la concorrenza delle serie tv tradizionali, Tiger King è diventata quasi un fenomeno di costume. Al punto che persino Trump si è visto rivolgere una domanda sul caso di Joe Exotic durante una conferenza sul Covid-19 (tralasciando l’inopportuna discrasia tra l’argomento e il luogo). Merito di uno zoo di personaggi talmente deliranti che nessuno sceneggiatore ha mai pensato possibile metterli insieme in una stessa storia. A meno di non essere accusato di voler stupire tanto a buon mercato e con tale sprezzo della logica da finire con il generare un prodotto assolutamente trash.

Ad osare tanto è, invece, la realtà stessa che ne fa il segreto del successo di una serie che in superficie è il racconto della annosa rivalità tra Joe Exotic, eccentrico proprietario di uno zoo privato, e Carole Baskin, ereditiera animalista. A far da contorno risaltando, però, spesso in primo piano anche un direttore di zoo con le protesi alle gambe, un capo guardiano ex tossico e forse ancora alcoolizzato, un ex marito con più tatuaggi che denti, un truffatore fiero di non essere mai stato beccato, un altro proprietario di zoo che si atteggia a santone di una pseudo setta che rende le donne schiave sessuali.

E così via in una carrellata trash che è però anche, se non forse soprattutto, il ritratto sincero e acritico di una America diversa. Quella degli altri novecentonovantanove che tutti dimenticano perché intenti a guardare quell’uno su mille che ce l’ha fatta. I 999 che sono i protagonisti di Tiger King.

Se vuoi saperne di più, leggi: Tiger King: la recensione della docuserie di Netflix

Cinque (+1) docu serie da vedere Making a Murderer
Cinque (+1) docu serie da vedere: Making a Murderer – Credits: Netflix

Making a Murderer

Se Tiger King è la serie del momento, quella che più di tutte ha mostrato le potenzialità del genere è, tuttavia, Making a Murderer. Che, non a caso, ha al suo attivo due stagioni, entrambe osannate da un vasto pubblico e premiate dalle lodi della critica più esigente. La storia di Steven Avery e Brendan Dassey condannati all’ergastolo per l’omicidio di Teresa Halbach è raccontata con abbondanza di dettagli evidenziandone soprattutto i punti deboli. Tanto numerosi da fare sospettare che i due siano innocenti incastrati perché così conveniva a molti.

Alla polizia locale che poteva liberarsi di una causa milionaria intentata contro di essa da Steven in seguito ad una condanna precedente per stupro da cui è stato assolto dopo anni di carcere ingiusto. Al procuratore che poteva così guadagnarsi facilmente il plauso della stampa mettendo presto dietro le sbarre un colpevole quale che sia. A certa politica che cercava un esempio per criticare alcune leggi, a suo dire, troppo garantiste.

Making a Murderer ha spesso i toni e i modi di un crime appassionante con indagini alla CSI e avvocati degni dei migliori legal drama. Complice una regia che si affida completamente a materiali di repertorio (spezzoni di telegiornali ma anche video della polizia) e a interviste ai protagonisti, la serie diventa un racconto appassionante perché vero. Ma soprattutto Making a Murderer sa anche allargare il suo sguardo oltre la nuda cronaca per mostrare il non detto. L’intimità quotidiana di chi si trova travolto da una tempesta perfetta mentre vede la sua fragile barca lottare per non affondare tra i marosi di un dolore inenarrabile. Il tormento di chi aveva sognato mille futuri diversi e si trova a non sapere come vivere neanche il qui ed ora, figurarsi immaginare il domani.

Una serie che è il ritratto di quella sofferenza che al telegiornale non trova mai spazio, ma che esiste e dura molto più del tempo di una notizia in prima pagina.

Se vuoi saperne di più, leggi: Making a Murderer: Recensione della docu-serie.

Cinque (+1) docu serie da vedere: The Keepers
Cinque (+1) docu serie da vedere : The Keepers – Credits: Netflix

The Keepers

Arrivata sulla scia di Making a Murderer per provare a cavalcarne l’onda lunga, The Keepers non è tuttavia solo un altro riuscito esempio di true crime. C’è ancora un caso su cui indagare anche se l’omicidio di suor Cathy Cesnik è tuttora irrisolto. Nonostante siano trascorsi oltre quarant’anni da quel 1969 in cui la giovane suora scomparve per essere ritrovata cadavere dopo due mesi. Ma c’è anche che, a provare a non far cadere tutto nel dimenticatoio, non sono due cocciuti detective di una qualche polizia. Né due giornalisti alla ricerca dello scoop che dia una svolta alla loro carriera imponendoli all’attenzione del grande pubblico. Abbie Schaub e Gemma Hoskins sono solo due anziane signore che di suor Cathy sono state alunne. Che perciò non possono rassegnarsi all’idea che una persona tanto amata sia morta senza un perché o un colpevole.

La loro caparbia tenacia non ha ancora portato alla scoperta dell’assassino, ma ha contribuito a portare alla luce una drammatica storia fatta di abusi sessuali sulle alunne adolescenti di un collegio religioso ad opera di preti pedofili e autorità conniventi. Una storia fatta di insabbiamenti, ipocrisie, verità taciute, bugie raccontate. Il dipinto della provincia americana che preferisce salvare le apparenze immacolate piuttosto che spazzare il marcio incancrenito pur di non macchiare la propria linda reputazione. The Keepers è anche pervaso dalla malinconica consapevolezza che gli anni passati sono ormai troppi. E, quindi, tanti tra i buoni e i cattivi sono ormai morti e non possono più rispondere. Una serie che è, quindi, anche un testamento in immagini perché questa storia non muoia quando l’ultimo dei suoi narratori non ci sarà più.

Se vuoi saperne di più, leggi: The Keepers: Recensione del primo episodio.

Cinque (+1) docuseries da recuperare: The Movies That Made Us
Cinque (+1) docu serie da vedere : The Movies That Made Us – Credits: Netflix

The Movies That Made Us

Il crime (vero come quello di Making a Murderer e The Keepers o in salsa trash come in Tiger King) non è l’unico modo di rendere interessante una docuserie. C’è anche quello più ovvio e forse più fedele allo spirito stesso di un documentario. Raccontare quello che lo spettatore medio non sa di cose che invece conosce benissimo. Come i film che ha visto quando era adolescente (o poco più o poco meno) e che non ha dimenticato. Sta in questo il maggior motivo di interesse di The Movies That Made Us, docuserie in quattro soli episodi che raccontano la ricca aneddotica dietro altrettanti film indimenticabili degli anni ottanta. Spinoff dell’ugualmente meritevole The Toys That Made Us, la serie è una miniera di informazioni sul dietro le quinte di quattro titoli epocali: Dirty Dancing, Ghostbusters, Mamma ho perso l’aereo, Die Hard.

In fondo, The Movies That Made Us fa quello che tanti siti di appassionati fanno da tempo. Riscuotere successo scrivendo articoli sulle tot cose che non sapete di. Senza nulla togliere alle nostre Katia e Mara che sono bravissime in questo genere (leggere sul sito per credere), inevitabile che a Netflix questo gioco riesca ancora meglio. Perché gli autori della serie non le devono scovare in rete, ma possono andarle a chiedere ai diretti interessati. La scelta vincente è, tuttavia, il portare davanti alla camera non i volti più noti, ma quelli che nessuno conosce e che tuttavia sono alla base del successo di una pellicola. Gli autori dello script di partenza. I produttori che si sono dovuti barcamenare tra mille difficoltà e litigi. Gli assistenti alla regia che dovevano gestire attori esordienti o alla loro prima prova in ruoli diversi o già troppo famosi.

Tutti accomunati dall’essere stati capaci di realizzare un unicum che è andato oltre le loro più rosee aspettative. A dimostrazione che quel che ricordiamo per sempre è spesso figlio di chi neanche sapeva di star scrivendo un piccolo pezzo di storia del cinema.

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Cinque (+1) docu serie da vedere: Drive to Survive – Credits: Netflix

Drive to Survive

Se è il dietro le quinte ad interessare, allora niente di meglio che affacciarsi dietro il sipario di uno degli sport più ricchi e al tempo stesso ermetici al pubblico come la Formula 1. Un circus che attira milioni di fan in tutto il mondo, ma che si è sempre lasciato guardare dal di fuori chiudendo le porte ai non addetti ai lavori. Almeno finché non è arrivato Drive to Survive. Aldilà del titolo forse un po’ troppo altisonante, la docuserie, giunta alla sua seconda stagione, è il modo migliore per comprendere uno sport tanto sfaccettato come la Formula 1. Che non è solo un gioco di denaro, potere e privilegi. Che non è solo il desiderio di vincere di un pilota, una competizione a chi ha la macchina migliore o il budget più alto.

Ma anche e soprattutto un calembour di emozioni, frustrazioni, vittorie, incidenti, delusioni, attimi che fanno la differenza, volontà di ferro ed eventi casuali che possono determinare il destino di una intera stagione. Un mondo dove a dettare legge sono le grandi scuderie come Ferrari e Mercedes (che avevano snobbato la prima stagione solo per accorgersi in fretta del clamoroso autogol e fare marcia indietro quest’anno). Ma dove tutti sono allo stesso modo protagonisti e comparse perché può bastare un errore infinitesimo in un pit stop a cambiare il nome del vincitore di una corsa. O la strategia giusta affidata al pilota migliore che in quel giorno però non sta rendendo al meglio. Un mare dove, come dice Chris Horner, dominus della Red Bull, “se sono abbastanza in gamba, imparano a nuotare, altrimenti …”

Drive to Survive è il mondo di chi ha imparato a nuotare e di chi ancora non lo è abbastanza. Un ritratto sincero di una realtà che corre sempre al massimo, ma che si lascia guardare prima e dopo che i motori si sono spenti.

Se vuoi saperne di più, ti consigliamo di leggere: Formula 1 – Drive to Survive: Recensione della docu-serie Netflix

Cinque (+1) docuseries da recuperare: The World according to Jeff Goldblum
Cinque (+1) docu serie da vedere : The World according to Jeff Goldblum – Credits: Disney+

The World according to Jeff Goldblum

Il titolo di questo articolo prometteva cinque docuseries da recuperare e tutte su Netflix. Ma anche una bonus track per la quale ci concediamo di tradire il colosso di Richmond per dare uno sguardo a cosa propone l’ultima ma già agguerrita concorrente. Ed è un guanto di sfida davvero pericoloso perché Disney+ arricchisce il suo catalogo al debutto con la sua prima docuserie: The World according to Jeff Goldblum. Dodici episodi della durata media di venticinque minuti per girare il mondo guidati dal più istrionico degli anfitrioni. Dodici avventure a perdifiato tra gli aspetti più pop della società moderna analizzati senza alcuna pretesa seriosa, ma anche senza una facile superficialità Che si tratti di sneakers o gelato, barbecue o biciclette, tatuaggi o gioielli, l’approccio sarà sempre lo stesso.

Perché, quale che sia l’argomento della sua indagine, ciò che muove Jeff Goldblum è il desiderio irrefrenabile di capire il perché di un fenomeno. Come mai il gelato piace a tutti? Perché tante persone trasformano il proprio corpo in una tela ambulante? Cosa spinge gente comune a spendere uno stipendio intero e anche di più per un paio di scarpe? Qual è il segreto che ha reso i jeans un abito universale? Domande alle quali Jeff cerca una risposta seguendo le ispirazioni improvvise del momento e finendo per dare lezioni di filosofia anche spicciola, ma soprattutto mostrare la ricchezza che si cela dietro ogni quesito.

Sopratutto, The World according to Jeff Goldblum conquista grazie alla personalità irresistibile del suo protagonista. Al suo atteggiamento da ragazzino che mille ne fa e mille ne pensa e che tutto vuole sapere e tutto provare. Una serie che è una bibita rinfrescante da bere tutta d’un sorso.

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