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Doctor Who e la deriva della tecnologia. Recensione episodio 10.02

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Nella sua lunga vita televisiva, Doctor Who ci ha spesso mostrato il futuro. Il futuro dell’universo, quello del pianeta Terra oppure il destino che attenderà gli esseri umani e quelle che saranno le loro scelte per garantirsi una sopravvivenza, anche se tutto ciò prospetterà una vita diversa da quella che si è sempre portata avanti. Ed in questa seconda puntata della tanto attesa decima stagione, ci viene mostrato un futuro in cui lo sviluppo della tecnologia mette in pericolo gli ultimi uomini e l’ultima speranza di preservare la razza umana.

Doctor Who e la riflessione sulla tecnologia

Sono molte le serie tv che trattano il tema dello sviluppo della tecnologia ed i modi in cui la cosa viene trattata sono molti e diversi. Andiamo da telefilm come Person of Interest che ci spiega come una intelligenza artificiale possa spiarci e decidere della nostra vita senza che noi ce ne rendiamo conto, a Westworld dove dei robot non (ancora del tutto) consapevoli d’esserlo sono creati per il puro divertimento umano; da Battlestar Galactica in cui i cylon, creati dagli uomini, si ribellano a loro per distruggere la razza umana, a Black Mirror in cui ogni episodio ci fa ragionare su quelli che potrebbero essere gli effetti estremi di un mondo in cui la tecnologia la fa da padrone.

In questo tipo di prodotti il tono è sempre serio e cupo e c’è davvero poco da scherzare. Ovviamente Doctor Who è una serie diversa da queste appena citate e quindi non poteva trattare la stessa tematica nel medesimo modo, perciò lo fa con toni più leggeri, ma portandoci comunque ad una riflessione.

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L’uso eccessivo delle emoticon

L’umanità stava per finire e così, per salvarsi, gli ultimi uomini mandano una navicella su un pianeta in cui alcuni robottini e pochi umani avrebbero dovuto porre le basi per la vita. Queste piccole e all’apparenza simpatiche macchine non sono come i classici robot che sono entrati nel nostro immaginario, ma sono piccoli robot stilizzati che comunicano attraverso emoticon. Ma che di emotion capiscono bene poco. Mentre il Dottore è giustamente perplesso, Bill, giovane e fresca nuova companion, è entusiasta della cosa perchè essi rispecchiano proprio il mondo di oggi: la comunicazione passa attraverso una quasi assenza di parole e vicinanza fisica in favore di molte faccine a cui è lasciato il compito di esprimere il nostro stato d’animo.

Ma quanto si può capire realmente delle nostre emozioni da questo modo semplice e sbrigativo di esprimere noi stessi? Davvero poco ed anche in modo falsato visto che ci nascondiamo dietro le famose faccine: quello che proviamo non è spesso corrispondente alla emoti(c)on che inviamo, come ci dimostra anche questo episodio. Senza le parole, gli sguardi, i gesti ed una profonda lettura di quello che proviamo non potremmo mai davvero far capire i nostri sentimenti. In questa puntata, infatti, i dispositivi attaccati sulla schiena delle persone, si trasformano in sorriso se la persona stessa sorride, anche se in realtà è triste o preoccupata.

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Inoltre, questi robot sono stati creati per rendere l’uomo felice nei suoi bisogni fondamentali, come avere cibo ed ossigeno, quindi per rendere tutto positivo, eliminando ciò che rende l’uomo infelice. Una tecnologia senza i sentimenti umani, non può distinguere tra l’essere felice per la presenza di questi bisogni basilari e l’essere emotivamente felice e così si crea il problema che il Dottore deve affrontare.

Di fronte ad un lutto e quindi ad una infelicità che i pochi umani hanno sperimentato, i robot hanno eliminato questi uomini perchè hanno riconosciuto la tristezza che tutti provavano come ostacolo alla felicità che sono stati progettati per difendere. In questo caso l’infelicità era talmente profonda che gli uomini non sono riusciti a nasconderla neanche con un finto sorriso. È questo che ci ha insegnato Doctor Who questa settimana: non fingere e non nascondersi dietro una faccina.

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Bill e il nuovo contesto

Oltre alle riflessioni sull’episodio in questione, ce ne sono altre che si possono fare su questa decima stagione appena iniziata. È il secondo episodio in cui vediamo Bill e la buona impressione che mi aveva fatto nella prima puntata è confermata anche qui. È fresca e nuova, diversa da altre companion. Sta notando elementi che altre non avevano notato e pone domande curiose e logiche sul Tardis, sul Dottore e sulla voglia di vedere il futuro. Domande su questioni anche semplici, ma a cui nessuno aveva posto attenzione.

Inoltre, Doctor Who continua a porci interrogativi su un caveau e su un giuramento che il Dottore avrebbe fatto: quello di non lasciare la Terra. Nardole sta per lui fungendo un po’ da “mamma”, come ricorda scherzandoci il Dottore stesso, riportandolo all’ordine sui suoi doveri e sulle sue promesse. A cosa ci porterà questo mistero? Siamo molto curiosi di scoprirlo!

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10.02 - Smile
  • Deriva tecnologica
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