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Doctor Who

Doctor Who – 7.05 The angels take Manhattan

Che dire!? Recensire un episodio dopo un gran pianto è sempre un po’ difficoltoso. Non so neanche da che parte cominciare… forse dalla fine.

Addio Ponds.

Lo sapevamo che sarebbe successo, ci avevano ampiamente preparato, annunciando addirittura che questo sarebbe stato l’episodio fatidico. Voi vi eravate messi il cuore in pace? Io un pochino sì… ma ho pianto lo stesso. Rory ed Amy erano preziosi: il mix creato dal bellissimo rapporto tra Amy e il Dottore (data anche dalla perfetta sintonia che si era creata tra Karen Gillan e Matt Smith) e dall’incognita Rory-marito sarà difficile da ricreare. C’è solo da augurarsi, per il proseguire della serie, che Moffat riesca a creare qualcosa di totalmente nuovo ma di altrettanto meraviglioso!

Ma non vado con ordine. L’episodio si apre a New York e come al solito, per un telefilm che è così meravigliosamente British, simili location lasciano totalmente spiazzati. Mentre Sting canta “I’m an alien, I’m a legal alien”, è impossibile non sorridere ritrovando Amy, Rory e il Dottore a Central Park, intenti a fare un pic-nic. I tre si godono l’aria frizzante della città che non dorme mai, mentre il Dottore legge ad alta voce un libro cui si è appassionato: un giallo che ha come protagonista la bella e misteriosa detective Melody Malone. L’atmosfera è serena e scanzonata ma non manca quella vaga malinconia che non ha lasciato mai gli ultimi episodi. Seguiamo divertiti i loro adorabili battibecchi, ma una parte di noi sa che saranno gli ultimi.

Nessuno sospetta che il Dottore non è l’unico alieno ad aggirarsi per New York… una vecchia conoscenza si muove in pieno giorno eppure non vista. Quello che il Dottore ancora non sa, infatti, è che gli Angeli hanno preso Manhattan e che Rory, andato a prendere un caffè, ne è caduto vittima.

A questo punto potrei sicuramente cercare di spiegarvi il come e perchè delle cose, cercando di fare un po’ d’ordine nei meccanismi e nelle regole dei viaggi temporali ma ho idea che mi sarebbe impossibile. Moffat in più non si è mai troppo preoccupato di seguirli con coerenza e ha più volte piegato il tutto a suo piacimento e bisogno. E in fondo io credo che faccia anche bene se poi l’effetto finale è ben equilibrato ed emotivamente soddisfacente.
Il libro che il dottore sta leggendo non è un semplice romanzo ma narra di fatti realmente accaduti negli anni ’30 e la detective protagonista altri non è che la nostra amatissima River Song. Lei ha scritto il libro e lei lo ha fatto avere al dottore (forse?). Tutti loro sono nel libro, compreso Rory, che spedito negli anni ’30 dagli angeli, si ritrova intrappolato in una specie di fattoria, dove gli angeli allevano umani per nutrirsi delle loro energie.

Il Dottore e Amy, guidati da River, raggiungono gli anni ’30 e si riuniscono a Rory, giusto in tempo per vedere una sua versione molto vecchia  morire proprio sotto ai loro occhi. Quello è il futuro di Rory; è quello che inevitabilmente accadrà. Lui vivrà per sempre in quella stanza e morirà da solo vittima degli angeli senza via di scampo. Neppure il commovente sacrificio di Rory ed Amy, che si suicidano buttandosi dal tetto del palazzo per creare un paradosso, serve a molto. L’allegria dell’insperato successo è brevissima e totalmente irreale (della serie: “non ci crede nessuno che ce la siamo sfangata così facilmente e senza drammi!”) e infatti un angelo spunta fuori dal nulla e riacciuffa Rory riportandolo indietro.

Vengono tirate fuori teorie più o meno convincenti sul perché non si possa tornare indietro a cercare di salvarlo nuovamente o sul perché in questo caso il passato non possa essere riscritto. Fatto sta che l’angelo che ha preso Rory è ancora lì ed Amy non vede altra soluzione che farsi prendere a sua volta e raggiungere suo marito ovunque lui sia. Il Dottore si ribella, per quanto ami anche Rory, è Amy a cui è indelebilmente legato e  non vorrebbe mai lasciarla andare; ma questa volta è River ad aiutarlo. Lei capisce chiaramente, dopo tutto quello che è successo, che tenere i suoi genitori separati equivarrebbe ad ucciderli entrambi. E così, dopo uno straziante addio, Amy svanisce nel nulla. A noi resta la certezza che Rory ed Amy, ovunque siano, forse soffriranno ma sicuramente lotteranno e vivranno insieme.

E poi nel Tardis, con River e il Dottore entrambi devastati dalla perdita e noi che crediamo di aver pianto abbastanza, parte quella musica meravigliosa di cui non so il nome, ma che è una coltellata al cuore… e via che le cascate si riaprono. L’episodio si conclude con una dolce lettera di Amy (scritta come prologo al libro di River) che con serenità e affetto saluta il Dottore, ricordandogli quello che è stato e noi torniamo indietro, anche con le immagini, a quella bambina con la valigia che in un piccolo giardino aveva a lungo aspettato il suo Dottore. E la storia si chiude esattamente come era iniziata.

Passatemi i fazzoletti che piango di nuovo.

Che episodio difficile da recensire. E’ intricato e a volte un po’ confuso e forse troppo per soli 45 minuti. Ma le emozioni sono forti e io credo che un telefilm o un episodio in grado di suscitarne così tante e diverse possa concedersi qualche imperfezione o incertezza. Avrei preferito un addio diverso ai Pond? Non lo so… da qualsiasi lato la si guardi trovarne uno soddisfacente sarebbe stato impossibile. Io semplicemente ringrazio che non siano morti! 😛
I Weeping Angels sono stati un’ottima cornice. Serviva un cattivo di grande impatto per supportare un episodio così importante e io sarò pure grande e grossa ma loro mi fanno venire ancora una fifa blu! Altro elemento che non poteva mancare è River Song. Splendida come al solito.
Inutile, in questa serie ogni membro del cast si incastra perfettamente con gli altri. E Matt Smith e Alex Kingston sono una delizia. Il rapporto tra i due è totalmente diverso da quello con Amy… è assurdo e incerto e complicato. E i due ci giocano intorno flirtando e scherzando a meraviglia. Vedere il Dottore sulle spine è uno spettacolo. Stupenda la scena in cui lui usa un po’ della sua energia per aggiustarle il polso e la reazione di lei. Speriamo che non debba passare troppo tempo per risentire il suo “Ehi sweetie!”

Sia River che Amy lasciano una raccomandazione al Dottore: che non viaggi solo. Per sapere se lui seguirà o no il loro consiglio ci toccherà aspettare fino a Natale. Armiamoci di pazienza infinita.

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