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Doctor Who

Doctor Who – 7.01 Asylum of the Daleks

Avvertenza: ci sono più spoiler qui che Daleks nell’episodio. E ce ne vuole.

Dopo lunghissimi mesi di attesa, è tornato il Dottore, con i campi di Tranzalore che lo (ci) attendono ed una domanda a cui deve rispondere. E torna con il primo episodio sui Daleks scritto da Moffat in persona. Ecco con i nemici per eccellenza del Dottore chi scrive ha un rapporto di amore-odio. Sarà che la qualità degli episodi che li riguardano è altamente altalenante (dall’ottimo “Dalek” della prima stagione a quello scempio presente nella terza stagione). Per fortuna, questo è tra gli episodi migliori delle creature di Skaro. Essenzialmente per due twist notevoli, l’uno inaspettato, l’altro della tipica crudeltà moffattiana.

Andiamo con ordine. I Daleks catturano e portano il Dottore e i Pond nel loro Parlamento. Per essere salvati. Ebbene sì, i Daleks intimoriti reclutano il Dottore affinchè distrugga il manicomio dei Daleks (un intero pianeta), distruggendo dall’interno il campo di forza impenetrabile e rendendolo, così, vulnerabile. Il loro “Save us” è inaspettato e coraggioso. Tutto abbastanza semplice se non fosse che una nave, l’Alaska, si è schiantata sul pianeta e occorre salvare l’unica superstite, Oswin, interpretata dalla new entry Jenna-Louise Coleman. Sì, esatto, proprio lei: la futura nuova companion. Intelligente, ironica, quasi distaccata dalla realtà, con quel pizzico sexy di riveriana memoria, gioca col Dottore, lo stuzzica e lo aiuta nell’Asylum, dato che ha hackerato l’intero sistema. Ma è un Dalek. O meglio, è stata trasformata dopo l’impatto in una di loro. La proverbiale crudeltà moffattiana esplode così nel finale e non solo perché in poco tempo ci ha fatto amare Oswin. No. Ora l’intero fanbase si scatenerà con le teorie più folli per riuscire a capire come lei possa diventare la nuova companion, dato che a fine episodio esplode con l’intero pianeta. Per una risposta, o l’ombra di essa, dovremmo aspettare fino all’episodio di Natale, quando, si dice, riapparirà. E la prima domanda che mi viene in mente è: perché proprio lei? Avrebbe potuto prendere un’altra attrice e creare comunque una storia strappalacrime. Moffat ne è capace (si veda il bellissimo “The Girl in the Fireplace”). Invece, con questa scelta genale, sembra quasi volerci suggerire che vi è tutta una storia dietro il personaggio di Oswin, di cui questo è solo un breve, amaro assaggio.

Ma non è stato l’unico colpo al cuore dell’episodio. Ci sono anche i Pond, Amy e Rory, che stanno per divorziare (e qui è fondamentale vedere la mini webserie “Pond Life”, per non rimanere del tutto straniati). Amy ha cacciato di casa Rory e, in una scena a dir poco emozionante (l’alchimia e la bravura di Karen ed Arthur contribuisce enormemente), scopriamo che lei ha dovuto rinuciare a Rory perché, dopo gli eventi di Demons Run, non può più avere figli e sa benissimo quanto lui li desideri. Il fiato rimane sospeso e il cuore scricchiola sul toccante “I gave you up” di Amy. I Pond sono meravigliosi e so già che saranno una grande perdita per lo show.

Tirando le somme, un ottimo inizio, inferiore alle straordinarie e brillanti premiere precedenti scritte da Moffat, forse perché più lineare del solito.

L’attesa comunque è stata ripagata, l’anniversario è alle porte e la domanda è ancora lì in piena vista e senza risposta. Doctor Who?

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