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Doc – Nelle tue mani, le ragioni del successo. Recensione della prima stagione

Esiste una seconda chance?
Per otto milioni di persone sì, ed ha il volto del dott. Andrea Fanti, protagonista del sorprendente medical drama di Rai 1 che ha appena concluso le 16 puntate della prima stagione.

Tratto dalla storia vera del medico Pierdante Piccioni che, risvegliatosi dal coma dopo un incidente stradale, perse la memoria degli ultimi dodici anni. Doc – Nelle tue mani è stato sicuramente il fenomeno della tv italiana del 2020.

Difficile poter individuare quale sia stata la chiave vincente di questa serie appena conclusasi. In un periodo di piena pandemia è stata una scommessa azzeccata, quella fatta da Rai 1, di mandare in onda la prima parte della serie: sullo sfondo delle pareti bianche di un ospedale milanese, si sono intrecciate le storie di medici e pazienti. E se dentro il piccolo schermo la morte sembrava inarrestabile, la situazione fuori non era da meno.

Allora come ha fatto Doc ad entrare nelle case degli italiani, così sconvolti dalla vita reale? Come può un medical drama, dove ad ogni puntata spuntava la lacrimuccia, essere diventato un appuntamento imperdibile a cena?

Non credo ci sia una spiegazione univoca!

Doc – Nelle tue mani – Recensione della prima stagione

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Partiamo dalla storyline: di cosa parla Doc – Nelle tue mani?

Ispirato al libro “Meno dodici” scritto dal medico vero, la storia si mostra subito accattivante ed avvincente. Una persona che perde gli ultimi dodici anni della sua vita certo, ha subito una tragedia, ma se fosse pure l’occasione (che molti di noi vorrebbero) per ricominciare, per sistemare le cose?

Alla ricerca della sua identità l’ex primario Fanti tenta di rimettere insieme i cocci della sua vita, aiutato dal fidato amico Enrico, neuropsichiatra, e dalla sua squadra di giovani specializzandi. Ed in questo cammino, non dovrà solo confrontarsi con i colleghi ma anche con la sua indole, rinnegando ciò che era diventato negli ultimi anni e che il colpo di pistola ha spazzato via. Così facendo ridefinisce il concetto che lui e gli altri hanno di se stesso: al primario impettito e serioso, si sostituisce Doc che forse sorride un po’ troppo (?), intento a dispensare abbracci e a parlare con i pazienti, bugiardi seriali, ma occupato pure a fare i conti con demoni interiori, che neanche l’amnesia può cancellare. In questo almeno è in ottima compagnia visto che i suoi colleghi nascondono inconfessabili segreti, destinati però a riemergere nel corso delle puntate.

Le ispirazioni d’oltreoceano

Un medico con una lesione invalidante a capo di un gruppo di specializzandi, a cui fa scrivere sintomi e possibili diagnosi su una lavagna e che spedisce come segugi nelle case dei pazienti, salvo poi arrivare alla soluzione grazie al potente tocco delle sue mani o al suo intuito geniale, vi ricorda qualcuno?

Il richiamo, neanche tanto celato, a Dott. House è una trovata geniale, perché serve a stemperare la drammaticità delle storie con il taglio investigativo grazie al quale si mantiene sempre alta l’attenzione del telespettatore.

Un faro nella tempesta durante la pandemia

Accanto al mix di dramma e giallo, che teneva sulle spine i fan in attesa che fosse svelato l’inganno architettato dall’antagonista del dott. Fanti, c’è un elemento che ha contribuito al successo di questa serie da non sottovalutare: never give up.

Nel momento in cui il telespettatore italiano si è sentito solo, confinato in casa (N.D.R la prima stagione è andata in onda in pieno lockdown) sempre alla ricerca di compagnia, di un faro nella tempesta che gli permettesse di distogliere la mente dalle angosce giornaliere, è arrivato l’Eroe imperfetto che tutti noi aspettavamo.

Un medico che salvasse vite, che si opponesse alla morte, proprio quello di cui avevamo (e abbiamo) di bisogno.

Ed anche se può sembrare un controsenso, in realtà è l’esatto opposto. Lo prova il discorso di Doc nel dodicesimo episodio in cui lodava la categoria, celebrata proprio durante il lockdown, del personale ospedaliero sempre in prima linea per fronteggiare le emergenze. Ed in quel momento noi eravamo tutti compartecipi, tutti uniti e Doc ha cementato questa unione, ci ha permesso di attraversare e superare la tempesta, rendendo persino più tollerabili le scene drammatiche.

Doc – Nelle tue mani – Recensione della prima stagione

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Le note stonate

Pur riconoscendo il fenomeno di questo medical drama, non possiamo negare la presenza di qualche nota stonata: fa strano vedere una trentaseienne direttrice sanitaria. Peccato avere speso puntate ad approfondire il travaglio interiore del dott. Sardoni arrivando ad un climax drammatico nella scena in cui si strugge sul proprio divano di casa, e vederlo svanire in meno di un secondo all’idea di trovare una persona corruttibile che rovini il suo (ex) amico e collega.

Sembra oramai una tassa fissa quella che i medical drama devono pagare nel costruire inciuci amorosi tra i camici bianchi, c’è il playboy redento per un amore impossibile, si sprecano i triangoli, tutto già visto. E’ stato fatto un abuso delle risate di Doc forse per volerlo marcatamente contrapporre al suo alter ego passato, ma così sembrano forzate, magari un dosaggio più parsimonioso per il secondo ciclo sarebbe più proficuo.

Doc – Nelle tue mani – Recensione della prima stagione

Le stelle vincenti

Tante le cose che hanno funzionato, la più ovvia un buon cast! Tutti da Luca Argentero, ai comprimari, al “cattivo”, alle guest star, fanno buon uso di una tecnica recitativa sempre sobria e mai leziosa, che li rende abbastanza convincenti. La musica è di forte impatto, pochi brani che sono riproposti per permettere al telespettatore di associarli ai momenti più intensi o drammatici. 

La trama è volutamente circolare: inizia e finisce con l’abbraccio tra i due ex coniugi ma invertendo il soggetto paziente, allo stesso modo si apre con il senso di colpa del dott. Fanti per la morte del figlio e si chiude con l’assoluzione concessagli dalla moglie malata. La scrittura della serie e il montaggio delle scene, che alterna lentezza a velocità, conferiscono al prodotto italiano il sapore di una regia internazionale. 

Un successo da oltre 8 milioni di telespettatori: il genere autobiografico unito ad un cast giovane capitanato da Luca Argentero ha premiato la Rai che ha visto abbassarsi l’età media del pubblico. Ed i fan possono tirare un sospiro di sollievo, Doc tornerà con una seconda stagione anche se ancora non c’è una data , ma sono sicura che tutti noi lo aspetteremo fedeli. Pronti a farci catturare dalle sue avventure, certi che saprà rispondere alle aspettative ora altissime!

Una ventata di aria fresca approda su Rai 1 con Luca Argentero e una squadra di giovani attori. Premiata la loro genuinità. Poche le sbavature. Attendiamo la seconda stagione.
3.5
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